SOLO UNITI SI VINCE MA CON LA STESSA IDENTITÀ CULTURALE ALTRIMENTI SI FINISCE NELLA TORRE DI BABELE


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Ho assistito alla due giorni milanese di Stefano Parisi (“Energie PER l’Italia”) e ne ho tratto un giudizio positivo. I numerosi interventi sono stati molto interessanti, chiari e costruttivi (in sintonia con il PER voluto da Parisi). Il discorso di chiusura del “nuovo leader” (come già molti analisti politici lo definiscono) è stato – a mio parere – eccellente. L’obiettivo è tanto ambizioso quanto necessario: dare serietà, sostenibilità, concretezza e quindi credibilità a un programma di governo che possa far “riaccendere” l’Italia dopo il lungo “buio” causato non solo dal governo Renzi, ma da una lunga serie di governi precedenti, compresi quelli di centro-destra. Ritengo che la vera “rivoluzione liberale” tradita non sia stata quella di Berlusconi del 1994, ma quella di Sturzo, Einaudi e De Gasperi negli anni 50, che si conclusero con il premio internazionale dato alla lira (nel 1959 l’Italia vinse l’Oscar delle monete assegnato dall’autorevole quotidiano inglese Financial Times). Ma già nella seconda parte degli anni 50 (con De Gasperi, purtroppo, già scomparso) Einaudi iniziò a scrivere, con un certo pessimismo, le sue “prediche inutili” sul Corriere della Sera e Sturzo sentiva fra i democristiani il desiderio di aprire a sinistra. “Se doveste farlo – disse loro – attenti ai ‘mali passi’, perché aprireste le porte alle tre malebestie: lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico”. Auguro a Stefano Parisi tanti “buoni passi”, ma deve iniziare con la seguente convinzione: uniti non si vince, se la squadra di governo è formata da tante diversità culturali, perché si finisce nella Torre di Babele, come ci finì la DC a partire dagli anni 60 e Berlusconi a partire dal 1994. L’Italia si trova da tempo in una drammatica crisi morale, economica e politica proprio perché – unica fra i paesi sviluppati – ha lasciato campo libero alle tre malebestie, portate da una giurassica cultura di sinistra, del tutto opposta a quella liberalpopolare di Sturzo, Einaudi e De Gasperi, cultura che solo per un breve periodo ha prevalso nel Paese. Il sociologo Francesco Alberoni su Il Giornale di ieri ha scritto in prima pagina un articolo dal titolo “Se la politica precipita nel burrone dell’ignoranza”. Ecco l’inizio: “La vita politica italiana, fino a pochi decenni fa, si svolgeva attraverso partiti politici che avevano una solida tradizione culturale e una concezione completa della vita economica, sociale, politica, nazionale e internazionale. Il gruppo dirigente della DC era formato dall’incontro tra la cultura cattolica elaborata da numerosi pensatori europei, dal contributo dei papi, come Pio IX e Leone XIII, e da politici di grande statura come don Sturzo e De Gasperi”. Segue l’elogio di altre culture, fra le quali – bontà sua – anche quella del PCI, poi bocciata inevitabilmente dalla storia. Alberoni così prosegue: “Queste strutture politico-culturali si sono dissolte con Mani pulite e i partiti che le hanno sostituite non nascono più da una riflessione filosofica e storica, non si sono formati attorno a grandi intellettuali e studiosi di valore. (…) La politica italiana rischia di affondare nell’abisso dell’ignoranza, del provincialismo e della improvvisazione”. Sorprende che un sociologo come Alberoni non si renda conto che “la solida tradizione culturale” della DC ha funzionato solo per pochi anni e che la sua dissoluzione non inizia con Mani pulite, ma ben prima, con l’apertura alle tre malebestie profetizzate e temute da Sturzo. È stato un tragico errore pensare che potesse funzionare il “matrimonio” fra due culture non solo diverse, ma del tutto opposte: quella liberalpopolare e quella socialista. Ora Parisi dice: “Noi siamo il futuro della politica e vinceremo se sapremo stare tutti insieme, coagulando tutto il centrodestra, pur con le differenze che ci sono tra noi”, e precisando che “siamo alternativi alla sinistra, ma dobbiamo essere credibili”. È difficile esserlo, se poi le differenze sono di ostacolo allo stare insieme. Inoltre questa sua convinzione è in contrasto con un’altra affermazione fatta nel discorso di chiusura: “Noi ci rivolgiamo non solo alle persone come individui, ma anche e soprattutto alle persone che vivono in comunità, nel mondo delle associazioni e del volontariato”. Il concetto di comunità va inteso come un gruppo sociale i cui componenti condividono tradizioni, idee o interessi comuni e che agiscono come un tutto organico. Se manca questa condivisione, se cioè manca una identità culturale comune, dalla “comunione” di obiettivi si passa facilmente alla divisione e alla conseguente paralisi dell’azione di governo. Berlusconi non è stato ostacolato solo dalla sinistra, ma anche da suoi alleati proprio per la mancanza di un “idem sentire”. Di qui la grande importanza della buona formazione culturale, una qualità e un obiettivo da perseguire e sui quali i relatori (tutti ottimi) e lo stesso Parisi hanno richiamato l’attenzione nel corso della due giorni milanese. Quindi uniti sì, ma con radici culturali comuni, non conflittuali. Infine è da condividere il NO di Parisi al prossimo referendum, non solo perché si può scrivere una riforma della Costituzione molto migliore di quella proposta da Renzi, ma anche e soprattutto perché, prima di riformarla, la nostra Costituzione va ATTUATA. Ad esempio, se avessimo attuato gli articoli 30 e 33, avremmo già da tempo piena libertà di scelta educativa (fra scuola statale e paritaria) con una scuola nettamente migliore dell’attuale; se avessimo attuato l’art. 47, avremmo un sistema economico liberale e non statalista; se avessimo attuato l’art. 49, avremmo evitato che una devastante e corrotta oligarchia politica impedisse ai cittadini di esercitare effettivamente il diritto di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica della Nazione” tramite partiti aventi struttura giuridica e non di semplici associazioni private; se avessimo attuato l’art. 118, vivremmo in un Paese dove il principio di sussidiarietà avrebbe portato lo Stato e gli enti locali al servizio del cittadino e non il cittadino-suddito al loro servizio, con un enorme spazio di libertà, di creatività e di autonomia responsabile per tutti. Come dire che non si è attuato un principio fondamentale della dottrina sociale della Chiesa né molti articoli “liberali” della Costituzione. Noi sturziani e autentici popolari liberali ci auguriamo che Parisi abbia successo.

Giovanni Palladino

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