DALL’INSANA UNIONE ALLA SANA DISUNIONE?


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Aumenta il pessimismo sul futuro dell’Unione Europea e dell’euro, che molti criticano per come è nato, in presenza di troppe differenze tra i paesi forti (Nord Europa) e i paesi deboli (Sud Europa). L’UE è quindi nata “insana”, secondo questi critici, mentre una eventuale rottura dell’Unione porterebbe a rendere “sana” la disunione. È il ragionamento di chi ritiene che una bella svalutazione all’italiana e il ritorno alla lira (o a un euro di serie B) ci farebbe bene per la probabile forte ripresa delle esportazioni e con il conseguente ritorno della fiducia sulle prospettive della nostra economia. Ma l’esperienza storica dimostra che le svalutazioni funzionano sempre come una “droga” di breve termine e non servono a rimettere in salute il paziente ammalato, se la politica economica non riesce a ridurre la spesa pubblica improduttiva e non riesce a creare le condizioni per lo sviluppo degli investimenti privati produttivi. Dagli anni 50 in poi la politica economica della Germania ha puntato con successo a questo doppio obiettivo virtuoso e come conseguenza il marco tedesco si è sempre rivalutato, senza dover mai ricorrere alla “droga” della svalutazione. Chi punta alla “sana disunione” non considera le conseguenze molto negative di tale rottura per l’Italia. Vi sarebbe certamente un forte aumento dei tassi d’interesse e del costo delle importazioni, miscela esplosiva per l’inflazione e per le quotazioni dei nostri titoli di Stato, che crollerebbero, rendendo più difficile il finanziamento del debito pubblico (rinnovo dei titoli in scadenza) e del disavanzo pubblico (acquisto delle nuove emissioni). Bisogna poi considerare la convenienza per l’Italia di restare dentro l’UE, protetta dall’euro, qualora dovesse arrivare un’altra crisi finanziaria, che anche questa volta partirebbe dagli Stati Uniti con il crollo di Wall Street, dove i prezzi delle azioni e delle obbligazioni sono stati “gonfiati” dalla politica monetaria molto espansiva della Banca Centrale. Infatti, l’enorme liquidità aggiuntiva fornita al sistema ha finanziato più gli acquisti speculativi a Wall Street che non l’economia reale, il cui modesto recupero è ora minacciato da una nuova recessione per il rallentamento del commercio mondiale in un clima dominato dall’incertezza politica in molti paesi. Inoltre Washington teme conseguenze negative per il dollaro e per il finanziamento del suo debito pubblico, che è di nuovo in sensibile crescita proprio quando la Cina non sta comprando più i titoli di Stato Usa ed anzi ha iniziato a venderli. Di qui il non piacevole (per noi) interesse degli Stati Uniti di vedere l’euro in crisi e l’Europa divisa, sperando in una fuga di risparmio europeo verso Wall Street. È un motivo in più per l’Italia di restare unita all’UE e all’euro per cercare di trovare “dentro la casa europea” una soluzione concordata con gli altri “inquilini” piuttosto che cercare “fuori casa” una cura di improbabile efficacia. Una sana disunione è una contraddizione in termini ed è la pericolosa illusione coltivata dai tanti populisti di casa nostra. Un motivo in più per lavorare al conseguimento di una sana UE in un mondo dove chi si isola è destinato al decadimento.

Giovanni Palladino

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