GLI #STATIUNITI TRA SCILLA E CARIDDI


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Il prossimo 8 novembre gli elettori statunitensi dovranno scegliere tra Scilla-Clinton e Cariddi-Trump, ossia tra due candidati ugualmente pericolosi per il Paese e per il resto del mondo. Hillary Clinton è nota per i suoi “due volti”. Quando parla alla folla si dichiara paladina del ceto medio e dei poveri (ben 48 milioni di americani oggi ricevono i “food stamps”, un sussidio di 130 dollari al mese per l’acquisto di generi alimentari, perché altrimenti sarebbero sottonutriti). Ma quando parla in privato (molto ben remunerata) con i banchieri di Wall Street afferma di sentirsi “molto lontana dalla classe media e vicina ai problemi dei banchieri”, come risulta dalla registrazione di un suo discorso a porte chiuse fatto ai dirigenti della Goldman Sachs. Per non parlare del suo pessimo lavoro come Segretario di Stato (cioè Ministro degli Esteri) nei primi 4 anni di Obama alla Casa Bianca, nonché delle imbarazzanti verità emerse dalle sue e-mail rese pubbliche dai “wikileaks” di Assange. Nonostante ciò è riuscita a candidarsi alla guida del più importante Paese del mondo, perché sostenuta e finanziata dai 4 poteri forti che in realtà governano negli Stati Uniti: le “lobbies” delle armi, delle assicurazioni, delle banche d’affari e dei farmaci. Se eletta, vedremo un altro fallimento dinastico: dopo il passaggio del bastone di comando da Bush padre a Bush figlio, la “democrazia” Usa dovrà subire anche il passaggio da Clinton marito a Clinton moglie. Contro questa continuità “monarchica” o per lo meno “aristocratica” si pone il miliardario (fallito ben tre volte) Donald Trump, che di recente ha dichiarato: “Per tutta la vita sono stato avido, avido, avido. Ho afferrato tutto il denaro che potevo. Ma ora voglio essere avido in favore degli Stati Uniti”. Da notare che in ogni suo comizio dice peste e corna della Clinton (“una donna profondamente corrotta”), pur avendola finanziata generosamente nel corso delle primarie del 2008 da lei perse contro Obama e pur avendola avuta come ospite d’onore al suo terzo matrimonio. Se l’8 novembre dovesse vincere Trump, il giorno dopo i mercati finanziari di mezzo mondo crollerebbero sotto il peso della grande incertezza che una simile “sorpresa” creerebbe ovunque. Lo slogan di Trump “AMERICA FIRST” è una minaccia per tutti per il suo contenuto aggressivo e isolazionista, anche se poi dovrà forse essere abbandonato e rinnegato dallo stesso Trump per i disastri che produrrebbe. La verità è che a furia di voler essere a tutti i costi “FIRST”, gli Stati Uniti sono arrivati a mostrare Scilla-Clinton e Cariddi-Trump nella più vergognosa campagna elettorale per la conquista della Casa Bianca e in presenza di una congiuntura economico-sociale esplosiva, con entrambi i candidati favorevoli alla libera vendita in tutto il Paese della marijuana, sicura ricetta per rincretinirlo definitivamente. Nel frattempo Russia e Cina sono ai bordi del fiume in attesa di vedere il passaggio del cadavere, mentre l’Europa non sa che pesci prendere, ma è sempre propensa a inchinarsi allo zio Sam, come dimostrato da Renzi e Benigni tre settimane fa. Mala tempora currunt, ma Sturzo sosteneva giustamente che “la speranza è un dovere”.

Giovanni Palladino

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