IN MEMORIAM DI MONS. LUIGI GIULIANI


Ieri alle ore 7 ci ha lasciato, alla veneranda età di 95 anni, Mons. Luigi Giuliani, Postulatore della Causa di Beatificazione del Servo di Dio don Luigi Sturzo. Lo conobbi il 14 ottobre 1994 al funerale di mio padre, che pochi giorni prima lo aveva pregato di assumere il suddetto incarico, ben conoscendo le sue grandi qualità umane e professionali (fra le tante, aveva portato a termine con successo la difficile postulazione della Causa di Santa Faustina Kovalska lavorando a lungo in Polonia).

Da quel giorno non l’ho più perso di vista e abbiamo girato mezzo mondo, insieme al Giudice Istruttore Mons. Francesco Maria Tasciotti, per raccogliere circa 100 testimonianze “de visu” e “de auditu” sulla vita del grande sacerdote di Caltagirone. Dapprima in Sicilia, poi nel resto d’Italia e infine nei luoghi dell’esilio del Servo di Dio: Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Grazie al suo appassionato lavoro, Mons. Giuliani è diventato nel tempo uno dei più profondi conoscitori della vita e del pensiero di don Sturzo, tanto da scrivere due libri di grande interesse sulla figura spirituale di questi: “Don Luigi Sturzo uomo di Dio” e “Don Luigi Sturzo: testimonianze sull’uomo di Dio” entrambi pubblicati dalla casa editrice San Paolo.

All’inizio della Causa aveva profetizzato: “Non si prevedono tempi brevi per la durata dell’istruttoria e non sappiamo se potremo avere la gioia di vedere la fine con la glorificazione del Servo di Dio. A noi basti il merito di avere gettato il seme, anche se saranno altri a raccoglierne i frutti, della cui maturazione ho piena fiducia”. Alla soglia dei 90 anni, Mons. Giuliani dovette lasciare per motivi di età l’incarico di Postulatore, passato all’Avv. Carlo Fusco, il cui lavoro sta portando alla prossima chiusura della fase diocesana della Causa, essendo già terminato con successo l’esame dei Censori Teologhi e della Commissione Storica presieduta dall’Arcivescovo di Monreale, Mons. Michele Pennisi.

Il 26 novembre prossimo a Caltagirone, in occasione del 145° anniversario della nascita di don Sturzo e della chiusura delle celebrazioni per il bicentenario della Diocesi calatina, il Vescovo Mons. Calogero Peri organizzerà una “notte bianca” per ricordare la figura spirituale del Servo di Dio. Saranno presenti anche Mons. Slawomir Oder, Presidente del Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma, e Mons. Francesco Maria Tasciotti, che per 15 anni ha collaborato per la Causa con Mons. Giuliani. In quel giorno certamente lo ricorderemo con gratitudine in una città, Caltagirone, che amava e che ormai considerava “di casa” per le numerose volte che lo aveva visto al lavoro per “un processo quanto mai opportuno”, come volle intitolare l’editoriale che scrisse per Rinascimento Popolare all’indomani dell’apertura ufficiale della Causa avvenuta il 3 maggio 2002.

Giovanni Palladino

 

UN PROCESSO QUANTO MAI OPPORTUNO

di   Mons. Luigi Giuliani

Il 3 maggio 2002, presieduta dal Card. Camillo Ruini, ha avuto luogo la prima sessione pubblica per l’inizio del processo di canonizzazione del Servo di Dio don Luigi Sturzo. È la causa di beatificazione di un sacerdote, come egli ha tenuto sempre a essere considerato e come, di fatto, lo hanno sempre considerato tutti quelli che lo hanno conosciuto da vicino. È la causa del “sacerdote d’Italia”, come è stato chiamato dal giornale “Avvenire” quando ne diede l’annunzio della morte.

Benché fosse conosciuto comunemente come politico, egli tenne sempre a dire di se stesso: “Io sono un sacerdote, non un politico”, e a ragione. In realtà egli non fu mai candidato, non esercitò mai politica attiva di governo. Finalità specifica del suo lavoro in campo municipale, scolastico, sociale, economico e politico, fu di ricondurre tutto nel filone della carità, come ebbe a dire di se stesso: “Per me è stato ed è ancora esplicazione d’apostolato religioso e morale. Non avessi avuto questa convinzione e questa finalità, non avrei potuto conciliare le mie attività con il mio carattere sacerdotale e con la mia aspirazione unica di servire Dio”.

Cardine del suo insegnamento, in perfetta sintonia con quanto proclamato anche da Pio XI, dal Concilio Vaticano II, da Paolo VI e, in più riprese, anche da Giovanni Paolo II, è che “la politica è carità, ossia esigenza d’amore e di servizio del prossimo, è la ricerca e attuazione del bene comune” degli uomini nell’ordine temporale, che però dice rapporto anche al loro bene spirituale, alla vera vita, quella soprannaturale, e, pertanto, non è separata, tanto meno esente dalla morale. La politica “è un dovere civico, un atto di carità verso il prossimo”. Per questo si è battuto sempre, fino alla morte, per la moralizzazione della vita pubblica.

Ebbene, in tutta questa sua attività- e sta qui il motivo della causa per la sua beatificazione e relativa indagine istruttoria – don Sturzo ha rivelato una profonda spiritualità e vita interiore nell’esercizio costante ed eroico di una carità soprannaturale a favore di tutti gli uomini, specialmente dei più poveri e indifesi, affinché tutti, anche i politici, per mezzo dei beni terreni possano conseguire quelli spirituali e salvarsi l’anima, e lui stesso guadagnarsi meriti per il Paradiso.

Una carità esercitata fino al sacrificio di se stesso nell’amore della giustizia, nell’ubbidienza assoluta alla Chiesa, nell’umiltà, nella povertà, nella fortezza e nel perdono incondizionato. Una carità, dunque, nella quale ha operato la fede soprannaturale, di cui è stata espressione peculiare l’esercizio della continua presenza di Dio, dell’unione con Dio, della preghiera, soprattutto nella forma più sublime della celebrazione della Santa Messa, da molti chiamata, quella sua, la Messa di Sant’Alfonso. Alla sua morte i giornali, ricordando la sua assoluta integrità di vita, hanno evidenziato anche la sua fama di santità (“È morto un santo”) e le suore canossiane hanno testimoniato che “abbiamo ospitato un santo”. Una fama di santità mai venuta meno e che dura tuttora.

Una causa, questa, certamente quanto mai opportuna, come si è espressa anche la Conferenza Episcopale del Lazio nel parere previo per l’inizio del processo, specialmente per il messaggio di carità che deve muovere gli uomini politici nella amministrazione della cosa pubblica. Messaggio per il quale don Sturzo ha donato la sua vita, pregando Dio che “il mio grido possa sopravvivere alla mia tomba”. E voglia Dio che questo grido davvero cristiano non resti disatteso, che sia ascoltato soprattutto da chi è chiamato a servire il Paese.

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