CI HA FREGATO LA #POLITICA, NON IL #MERCATO


Sul nuovo giornale LA VERITÀ dell’8 novembre Mario Giordano, uno dei migliori giornalisti italiani, ha scritto una lettera aperta a Paolo Del Debbio, autore dell’interessante libro PIÙ ETICA NEL MERCATO? (Ed. Marsilio), nella quale manifestava la propria delusione per lo stato in cui oggi versa il liberalismo. “La libera circolazione delle merci – affermava Giordano – ha prodotto miserie enormi, quella della moneta ha creato solenni ingiustizie, quella degli uomini ha prodotto vergognosi sfruttamenti”. Il 9 novembre sullo stesso quotidiano gli ha risposto Del Debbio, con un ragionamento che sottoscriviamo in pieno, ricordando quanto sosteneva Luigi Sturzo in base all’esperienza della sua lunga vita a diretto contatto con il mondo della politica in piena coerenza con la sua veste di sacerdote:

“La missione del cattolico in ogni attività umana, politica, economica, scientifica, artistica, tecnica deve essere tutta impregnata di ideali superiori, perché in tutto ci si riflette il divino. Se questo senso del divino manca, tutto si deturpa: la politica diviene mezzo di arricchimento, l’economia arriva al furto e alla truffa, la scienza si applica ai forni di Dachau, la filosofia al materialismo e al marxismo, l’arte decade nel meretricio. C’è chi pensa che la politica sia un’arte che si apprende senza preparazione, si esercita senza competenza, si attua con furberia. È anche opinione diffusa che alla politica non si applichi la morale comune, e si parla spesso di due morali, quella dei rapporti privati, e l’altra (che non sarebbe morale né moralizzabile) della vita pubblica. Ma la mia esperienza lunga e penosa mi fa concepire la politica come satura di eticità, ispirata all’amore del prossimo, resa nobile dalla finalità del bene comune. In Dio trova il punto stabile ogni autorità. Trova la sua ragione d’essere la libertà, che è principio di autonomia responsabile personale. Trova la sua base la morale, che è la razionalità dell’agire. Trova appoggio il diritto, che è giustizia nella eguaglianza. Tutto il mondo del condizionamento umano (fisico e storico) prende un altro significato, se viene visto attraverso l’alleanza dell’uomo con Dio”.
CI HA FREGATO LA POLITICA, NON IL MERCATO

di Paolo Del Debbio
Caro Giordano, mi chiedi se non ci abbiano un po’ fregato con il libero mercato. Chi ci avrebbe fregato? Quelli che, ad esempio, sostenevano che ci voleva meno Stato e più mercato, e poi non hanno calato le tasse? Sì, caro Giordano, ci hanno fregato. Ma non era sbagliata la ricetta. È che il medico (la politica) ha fatto la diagnosi, poi ha detto anche quale sarebbe stata la terapia e, infine, quando si è trovato il malato per le mani (l’Italia), non ha fatto quello che aveva scritto sulla ricetta. Questo è successo qui da noi. Fuori è successo pure di peggio. Quando è scoppiata la crisi finanziaria nel 2008, in molti hanno gridato contro il mercato, che avrebbe illuso i risparmiatori promettendo guadagni facili e mettendo, invece, nelle loro mani delle schifezze che non valevano nulla.
Roba che per capirle non occorre leggere Stiglitz o Krugman, basta andare a rileggere la storia di Pinocchio e delle cinque monete d’oro che gli aveva dato Mangiafuoco per portarle a Geppetto, il su’ babbo, e che lui, invece, lasciandosi abbindolare, sotterrò nel Campo dei Miracoli, seguendo il consiglio del Gatto e della Volpe, e aspettando che nascesse un albero colmo di zecchini d’oro. I derivati finanziari si sono rivelati peggiori dell’albero di zecchini del povero Pinocchio. Qui siamo nella favola, là nella realtà. La domanda da farsi, caro Giordano, non è se il mercato ci abbia fregato, ma chi doveva fare cosa affinché ciò non accadesse. E la risposta è semplice: lo dovevano fare i pubblici poteri, che nei confronti del mercato hanno tre obblighi sociali: fare le buone regole, farle rispettare, sanzionare chi non le rispetta. Altrimenti finisce che ci fregano. Del resto se in ogni società o comunità umana non ci fossero delle regole, sarebbe difficile pensare che ognuno si comporti bene nei confronti dei suoi simili. Le leggi ci sono per questo. Il mio libro ha per titolo una domanda: PIÙ ETICA NEL MERCATO? Ha anche un sottotitolo: L’INGANNO DI UN LUOGO COMUNE E LE RESPONSABILITÀ DELLA POLITICA. Penso che sia andata così: in presenza di una politica che non ha saputo creare le regole giuste, senza le quali il mercato non vive, esattamente come non si può giocare a pallone senza arbitro e regole, in molti – tra i quali i politici stessi – hanno pensato bene di sostenere che era il mercato ad avere bisogno di etica. Ma di etica e di buona cultura ne ha bisogno innanzitutto la politica, che altrimenti finisce per non svolgere il proprio dovere sociale di regolamentazione e di controllo. Poni poi la domanda di fondo: in questo mondo disorientato su quale carta riscriviamo le fondamenta? Sono già scritte: sono i diritti. Mi ricordi che sono stato responsabile del programma di Forza Italia nel 1994. Anche allora io mi riferii ai diritti. Non provenivo da una tradizione politica precisa: avevo una cultura cattolica ed ero affascinato dal pensiero liberale. In essi il diritto prevale sulla legge, la persona e la società sullo Stato. Non il contrario. Poi ho fatto un lavoro diverso e ho raccontato – e continuo a farlo, come del resto fai tu – i diritti negati alla gente comune che sono: poter disporre dei beni essenziali, poter costruire un’attività economica senza essere ostacolato dallo Stato, non vedersi tradita la buona fede e fregati i soldi da qualche banca, potersi curare anche non disponendo dei soldi necessari per farlo velocemente in una struttura privata, vivere liberi dalla paura, pagare le tasse in ragione della propria capacità contributiva e non in relazione solo ai bisogni finanziari dello Stato. Penso che bisogna ripartire da lì e passare al vaglio di essi qualsiasi proposta politica e culturale. Io mi iscrivo al Pdd, al Partito dei diritti. È lo stesso partito al quale sei iscritto da tempo, a tua insaputa.

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