IL VERO PROBLEMA È CHE “#AMERICA FIRST” VUOL DIRE “#DOLLARO FIRST”


gallery_hero_il_fullxfull-719985478_obxbTrump è stato abile: politicamente SCORRETTO nel corso della campagna elettorale per guadagnare il voto dei tanti elettori arrabbiati e politicamente CORRETTO nel breve discorso dopo la vittoria e nell’incontro con Obama alla Casa Bianca. Wall Street, che tifava per Clinton, ha creduto a questa diplomatica “conversione” (dalla scorrettezza urlata alla correttezza educata dell’elefante che sembra rinunciare a invadere il negozio di cristalleria) e ha reagito con forti rialzi. Ma è poco probabile che l’euforia da scampato pericolo possa durare a lungo, perché l’elefante entrerà presto nel negozio di cristalleria, dove i problemi da affrontare sono enormi e le soluzioni proposte dall’elefante non sono credibili. Purtroppo il primo problema – causato da tutti gli altri – è la “feroce” divisione del Paese, evento drammatico e del tutto nuovo per lo zio Sam. Infatti nel passato nessuna elezione presidenziale ha visto i perdenti scendere in strada con tanto furore. Anzi i perdenti non hanno proprio sentito mai il bisogno di scendere in strada per contestare il verdetto delle urne. Questa volta è invece successo, tanto che già si parla con preoccupazione di Stati DISUNITI d’America. Ma c’è chi tenta di ridurne l’impressione negativa, dicendo che anche con l’elezione di Reagan ci furono malumori e che poi tutto si sistemò. Tuttavia i problemi di Trump sono molto più complicati di quelli di Reagan, anche se questi dovette rivitalizzare un Paese indebolito dalla disastrosa guerra in Vietnam e dalla crisi petrolifera. È bene ricordare le due date, che hanno dato origine agli attuali seri problemi non solo negli Stati Uniti, ma nel mondo intero: 27 dicembre 1945 e 15 agosto 1971. Il 27 dicembre 1945 entrò in funzione la riforma del sistema monetario internazionale decisa nel luglio del 1944 a Bretton Woods dai paesi aderenti alle Nazioni Unite. La riforma mirava a eliminare le cause che portarono alla seconda guerra mondiale: un diffuso nazionalismo, che impose pratiche protezionistiche, svalutazione dei tassi di cambio per ragioni competitive e conseguenti forti squilibri nel sistema dei pagamenti internazionali (grandi disavanzi e debiti non pagati). Pertanto i due principali obiettivi della riforma furono:  la stabilizzazione dei tassi di cambio rispetto al dollaro, eletto a valuta principale del sistema e unica moneta convertibile in oro al cambio fisso di $35 per oncia del metallo prezioso;  il severo controllo degli eventuali squilibri, che si sarebbero potuti creare di nuovo nella bilancia dei pagamenti dei paesi aderenti al sistema.

Per tale controllo fu creato il Fondo Monetario Internazionale, con gli Stati Uniti nel ruolo di principale controllore in quanto vero vincitore della guerra e quindi maggior contribuente del Fondo stesso. Fu così creato lo scorretto ruolo del controllato/controllore, ossia fu dato a uno dei giocatori anche il ruolo di arbitro. Contrario a questa riforma si dichiarò subito Luigi Sturzo, in quanto riteneva pericoloso affidare a una moneta nazionale anche il ruolo di moneta internazionale per i gravi danni che questo privilegio – se gestito male dal Paese giocatore/arbitro – poteva causare a se stesso e al resto del mondo. La gestione del sistema doveva invece essere assegnata al Fondo Monetario Internazionale con l’emissione di una moneta sovranazionale, i Diritti Speciali di Prelievo (DSP), oggi esistenti, ma nel ruolo di semplici “comparse” per la loro ridotta quantità in circolazione. Infatti i DSP sono stati sempre boicottati dagli Stati Uniti, interessati a conservare in pieno la sovranità del re dollaro senza preoccuparsi di mantenere la forza e quindi la stabilità di questo con l’accumulo di riserve valutarie e di oro. Il che avrebbe comportato una maggiore disciplina nel gestire l’economia americana senza ricorrere a un utilizzo “imperiale” del dollaro e a un eccessivo indebitamento interno ed esterno del Paese. Ma secondo Washington per la forza del dollaro bastava il ruolo degli Stati Uniti come leader politico, economico e soprattutto militare a livello mondiale. Tuttavia la guerra del Vietnam, il forte aumento della spesa pubblica e del debito americano, causato anche dalla forte espansione delle imprese Usa all’estero, causarono presto la fine del sistema istituito a Bretton Woods. Il 15 agosto 1971 Nixon fu costretto a dichiarare l’inconvertibilità del dollaro in oro al prezzo di $35 per oncia, in quanto – con le crescenti richieste dei creditori esteri di essere pagati in oro anziché in dollari (ritenuti svalutabili per la loro eccessiva emissione da parte di Washington) – le riserve Usa in oro si stavano fortemente riducendo. Il giocatore/arbitro (Nixon) così decretò che per proteggere il re dollaro dai suoi nemici (gli avidi speculatori, che invece ben capivano – se mal gestito – la non sostenibilità finanziaria del sistema criticato da Sturzo) era necessario liberare il re dall’ancoraggio all’oro per garantirne la salute, ossia la stabilità del suo tasso di cambio, come dovrebbe essere richiesto alla moneta leader in quanto “pivot” del sistema. Una moneta instabile e fluttuante non può dare alcuna garanzia. Ebbene dal 1971 il mondo sviluppato e in via di sviluppo ha accettato di vivere in un sistema monetario senza garanzie, perché il re dollaro ha sempre fluttuato (per lo più al ribasso), ma consentendo agli Stati Uniti di invadere i mercati esteri con le sue imprese (giustamente chiamate “multinazionali”) e con l’accumulo di un disavanzo della sua bilancia dei pagamenti che in 45 anni ha raggiunto i 10.500 miliardi di dollari (è dal 1975 che lo zio Sam non ha più avuto un surplus annuale della bilancia dei pagamenti). Ed è bene ricordare (perché molti neppure lo sanno) che fu proprio quel “disancoraggio” a causare il progressivo forte aumento dei prezzi del petrolio, essendo venuta a mancare la garanzia del dollaro stabile, aumento che ha poi causato una valanga di altri guai a livello internazionale. Il tutto per servire il re dollaro.

Gran parte ($7.500 miliardi) dei suddetti dollari usciti dagli Stati Uniti ($10.500 miliardi) è stato utilizzato dai creditori stranieri (famiglie, imprese ed enti pubblici) per finanziare il debito pubblico Usa con l’acquisto di “Treasury Bonds”, facilitandone così l’assorbimento e aiutando le politiche “lassiste” dello zio Sam. Se il “pivot” del sistema monetario internazionale fossero stati i DSP, quelle politiche “lassiste” sarebbero forse state meno frequenti per la maggiore difficoltà di finanziarle. Ora la domanda è: un Paese talmente indebitato con l’estero può permettersi che l’elefante possa entrare nel negozio di cristalleria con i suoi bellicosi propositi? Può permettersi una politica isolazionista? Il re dollaro è ben “vestito” o è “nudo”? Sono più pericolose le difese o le manipolazioni monetarie di Washington o quelle di Pechino? E cosa succederebbe se i creditori degli Stati Uniti (da oggi Disuniti, tanto che già in California si parla di CALEXIT e in Texas di TEXEXIT) si convincessero che il re dollaro è effettivamente “nudo”? Con così tante spade di Damocle sulle nostre teste, è giustificata l’attuale euforia di Wall Street, dove per anni si sono consumate grandi “manipolazioni” a vantaggio di pochi e a danno di molti? Purtroppo il mondo non gode di buona salute per i tanti errori fatti nel passato, errori dovuti ad avidità di guadagno e di potere dei più forti, incapaci di vedere quali conseguenze tali errori avrebbero causato ai più deboli. La colpa non è da imputare alla globalizzazione, ma alla cattiva gestione di un fenomeno che può offrire grandi opportunità di sviluppo, purché si abbia l’intelligenza di ben gestirlo in armonia con tutti e non con la prepotenza e l’arroganza dei più forti, spesso divenuti tali per avere stritolato la vita di molti. Se la libertà di fare non è rivolta a vantaggio di tutti, si trasforma inevitabilmente in licenza di fare a vantaggio di pochi. E licenza, si sa, non è sinonimo di libertà. Sturzo aggiungeva che “LA LIBERTÀ ESIGE VERITÀ”. Di solito non c’è discorso di un politico negli Stati Uniti che non finisca con la famosa frase “God bless America”. E sulle banconote del dollaro c’è scritto “In God we trust”. È scandaloso dire che si tratta per lo più di un uso abusivo del nome di Dio? Soprattutto se si pensa alla parabola del buon uso dei talenti (che non riguarda tanto il buon uso delle monete quanto il buon uso della nostra intelligenza) e al significato della parola VERITÀ così come spiegato da Gesù a Pilato e a Maria Valtorta nel 10° volume de L’EVANGELO COME MI È STATO RIVELATO (edito dal Centro Editoriale Valtortiano). A pag. 57, nel colloquio tra Pilato e Gesù, si legge: “Tu non neghi di essere re”. “Tu lo dici, io sono Re. Per questo sono venuto al mondo, per rendere testimonianza alla Verità. Chi è amico della Verità ascolta la mia voce”. “E che cosa è la Verità? Sei filosofo? Non serve di fronte alla morte. Socrate morì lo stesso”. “Ma gli servì di fronte alla vita, a ben vivere. E anche a ben morire. E ad andare nella seconda vita senza nome di traditore delle virtù civiche”. “Per Giove!”. E Pilato lo guarda ammirato per qualche momento.

Quante virtù civiche, ossia quanta VERITÀ è testimoniata nel mondo politico? E a pag. 69, sempre del 10° volume, Gesù precisa a Maria Valtorta: “Anche voi, come Ponzio Pilato, lasciate cadere con una alzata di spalle le questioni più vitali. Vi sembrano cose inutili, sorpassate. Cosa è la Verità? Denaro? No. Donne? No. Potere? No. Salute fisica? No. Gloria umana? No. E allora si lasci perdere. Non merita che si corra dietro a una chimera. Ma denaro, donne, potere, buona salute, comodi, onori, queste sono cose concrete, utili, da amarsi e raggiungersi a qualunque costo. Purtroppo voi ragionate così. E peggio di Esaù, barattate i beni eterni per un cibo grossolano che vi nuoce nella salute fisica e che vi nuoce per la salute eterna. Perché non persistete a chiedere: ‘Cosa è la Verità?’. Essa, la Verità, non chiede che di farsi conoscere, per istruirvi su di essa. Vi sta davanti come a Pilato e vi guarda con occhi di amore supplicante, implorandovi: ‘Interrogami, ti istruirò’. Non vedi come guardo Pilato? Ugualmente guardo voi tutti così. E se ho sguardo di sereno amore per chi mi ama e chiede le mie parole, ho sguardi di accorato amore per chi non mi ama, non mi cerca, non mi ascolta. Ma amore, sempre amore, perché l’Amore è la mia natura”. Quanto Amore, ossia quanta testimonianza di Verità c’è nelle nostre azioni? Non molta. Quanto sarebbe migliore il mondo della politica e dell’economia se si testimoniasse questa Verità, fondamentale per raggiungere la vera Libertà. Nel Vangelo di ieri si leggeva: “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”, ossia con la perseveranza nel seguire la Verità. Purtroppo negli Stati Uniti si crede che la perseveranza, sulla strada della salvezza, stia nell’adorazione del dio dollaro. Tutto lascia ritenere che per Trump e per i poteri forti, che anche lui deve rispettare e obbedire, “AMERICA FIRST” significhi innanzitutto “DOLLARO FIRST”, per la cui difesa e per il mantenimento della sua supremazia tutto è lecito. Ma l’enorme debito pubblico degli Stati Uniti, forse destinato a crescere molto con Trump, e il consistente debito verso l’estero causato dai forti disavanzi della bilancia dei pagamenti ci dicono che ormai il troppo stroppia. Con l’arrivo dell’elefante (ma lo stesso sarebbe avvenuto con l’arrivo di Hillary) lo zio Sam è forse vicino a una salutare resa dei conti. Dubito che Trump sia oggi cosciente di trovarsi davanti a questa resa. Dalla inevitabile “tempesta perfetta”, che tutto ciò comporterà, si potrà uscire solo con una profonda riforma del sistema monetario internazionale non più dominato da un solo Paese e da una sola moneta nazionale. Utopia? Certo, se continueremo a vivere calpestando la Verità. Ma allora non lamentiamoci se…

Giovanni Palladino

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