#FOTOVOLTAICO: 200 MILIARDI DI INCENTIVI REGALATI


fotovoltaico_incentivi

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha ridotto il sistema di incentivazione del fotovoltaico e altre fonti energetiche rinnovabili. Con il DM 17/10 2014 ha fissato, tramite le istruzioni del GSM affinate recentemente, tre sistemi di rimodulazione (spalmatura su 24 anni, rimodulazione a doppio periodo, riduzione “secca” del 6/7/8%, a seconda della taglia). Troppo poco, troppo tardi. Non si può correggere il troppo tardi, ma si può correggere il troppo poco. Infatti il tetto fissato in 6,6 miliardi/anno, fa montare ancora la somma erogata per il periodo 2013-2032 a ben 200 miliardi di Euro, a favore, in gran parte, di fondi stranieri, puri speculatori finanziari, che non hanno inteso e non intenderanno utilizzare questa RENDITA per incentivare ricerca e produzioni di eccellenza nel delicato settore delle “rinnovabili”, settore tutto ancora da sviluppare per farlo giungere a maturità industriale (fonte: ENI). Non si tratta di benefattori dell’ambiente, ma di furbacchioni di ogni dove, che hanno profittato di una scellerata determinazione dello Stato Italiano. Profittando del fatto che proprio quest’anno si raggiungerà il picco di spesa di ben 12,5 miliardi (il valore equivalente a mezza manovra statale), si potrebbe condizionare al ribasso, ben più sostanzioso dell’odierno timido decremento, il proseguo delle erogazioni, imponendo anche un impegno, da accollare a chi oggi specula, per finanziare iniziative locali (cioè italiane) finalizzate a un vero e sostanziale progresso tecnico-scientifico-produttivo, effettivamente misurabile, nel settore delle “rinnovabili”. La direzione della ricerca applicata (quella sì da incentivare e sostenere) dovrebbe essere triplice: incrementare l’efficienza dei dispositivi tecnici e tecnologici di produzione, trasformazione, stoccaggio e distribuzione elettrica finale, ora assai insignificante; ridurre l’impronta carbonica nella costruzione (ora assai energivora, specialmente per i pannelli F.T.V., in gran parte di produzione cinese, che di inquinamento se ne intendono – si sappia che i primi quattro anni del loro effettivo funzionamento servono solo a compensare il carbonio emesso nella produzione – fonte MIT); impostare una rete di stoccaggio efficace per coprire i transitori di nessuna o scarsa produzione (assenza di luce, di vento). Se così non sarà, dei 12,5 miliardi di quest’anno, 4 miliardi andranno all’estero. In particolare dei 6,6 MLD per il solo fotovoltaico, 3,3 MLD andranno all’estero (fonte: Nomisma). Ogni famiglia italiana è oggi supertassata sulla bolletta elettrica per circa 100 Euro l’anno (spese generali-di cui ben 50 Euro destinati a rendite da fotovoltaico destinate a speculatori stranieri) per sostenere quest’assurdità. Cioè un quinto della spesa annua totale per famiglia per elettricità se ne va in rendite improprie da “rinnovabili”. Si capisce bene, così, quanto sia urgente porre mano a questa anomalia tutta e solamente italiana. Ma non è tutto. L’incentivo, incardinato nella tariffa elettrica, che si gonfia come un dirigibile impazzito, espunge sempre più dall’Italia qualunque produzione energivora, divorando sempre più patrimonio industriale e posti di lavoro. Diminuire il costo dell’energia è alla base della sempre invocata “crescita” (si rammenti la CECA, che ridusse di moltissimo i costi energetici, ponendo le basi nel dopoguerra per il “boom” economico italiano e non solo italiano. E non si dimentichi Mattei che spalleggiò opportunamente l’esigenza di una energia a basso costo per lo sviluppo dell’economia nazionale. Ora l’ENI è un’azienda che riserva solo il 15% della sua attività all’Italia). Con buona pace degli “ambientalisti”, questo scempio deve cessare. O almeno si deve giungere a un livello “svizzero” di incentivo, molto contenuto, riservato alle sole tecnologie veramente innovative, misurabili e sostenibili, con analisi corretta costi-benefici. I ragionamenti sulla “sostenibilità” devono essere indirizzati anzitutto alle famiglie italiane in crisi e al sistema industriale italiano oggi alla “canna del gas”.

E non mi si dica che gli svizzeri sono meno ambientalisti dei nostri campioni “verdi”! Bloccare questo scempio si può e si deve! Al più presto!

Giampiero Cardillo

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