LA GRANDEZZA MORALE E POLITICA DI #STURZO


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Luigi Sturzo continua a essere fonte di studi che mettono in evidenza la sua poliedrica figura, la sua personalità, la sua azione politica e sociale, la sua missione di cattolico e di prete per risolvere il problema della convivenza ed efficienza delle masse cattoliche nella vita unitaria italiana, il suo impegno nelle lotte in favore dei deboli e dei poveri, la stima con cui era tenuto dagli avversari politici, l’essere divenuto per liberali e socialisti un pericolo temibile per le sue capacità di essere ascoltato da grandi masse popolari. Il “Centro Studi Cammarata” di San Cataldo ha avuto l’ottima idea di ripubblicare, per le “Edizioni Lussografica” di Caltanissetta, lo studio: “LUIGI STURZO” di Mario Ferrara, commissionato dall’editore A. F. Formaggini e pubblicato nel 1925 dalla “Tipografia Poliglotta l’Universale” di Roma. Il testo attuale è curato molto bene da Emanuele Bruzzone ed arricchito da una chiara nota biografica e politica di Walter E. Crivellin. L’interessante lavoro di Mario Ferrara era noto a Sturzo quando fu pubblicato. Il testo gli fu inviato da Mario Scelba a Londra nell’aprile del 1925 e fu da lui lodato. Il 14 luglio gli scrisse dicendo: «Avrei qualcosa da dire sull’opuscolo del Ferrara, ma per mille ragioni mi sto zitto, grato a lui di aver cercato di indagare qualche linea del mio pensiero e del mio lavoro. Forse appresso avrò occasione a scrivere e a parlare». Va ad onore di Mario Ferrara, dalle idealità politiche opposte a quelle di Luigi Sturzo essere riuscito a fare penetranti analisi e saper cogliere aspetti utili per dare conoscenza della lotta di Sturzo per la giustizia sociale, per il problema del Mezzogiorno d’Italia, per la piccola proprietà contadina, per la libertà della scuola, per l’autonomia politica dei Comuni. Ferrara seppe notare le convulse e dolorose giornate politiche di quegli anni, l’esilio imposto a Sturzo da parte delle gerarchie vaticane e osservava: «la battaglia combattuta con tanto accanimento intorno a lui sembra si impicciolita innanzi ad altra battaglia più ampia e solenne che incalza e travolge, nelle alterne vicende or questo or quel gruppo di concorrenti; ma la presenza di Luigi Sturzo si avverte ancora». Ne riconosce la grandezza morale e politica: «Dicono, cioè, che il suo posto va collocato in una sfera distinta da quella nella quale ogni partitante politico viene naturalmente a trovarsi». Ferrara dice che Luigi Sturzo è essenzialmente un uomo della Chiesa, a lui tocca più la sorte degli uomini della Chiesa che non dei capi di una democrazia. Ritiene che per comprendere la sua personalità e i principali punti di partenza della sua futura e ampia azione politica vada approfondito lo studio dello Sturzo che per quindici anni dal 1905 al 1920 svolgeva l’incarico di Sindaco di Caltagirone e delle dure lotte amministrative svoltesi sotto la sua guida.

Constata che non molto tempo Luigi Sturzo pronunciò discorsi aspri contro vari politici quali Vittorio Emanuele Orlando, poiché riteneva che la vecchia classe politica non aveva svolto in modo adeguato la gestione dello Stato ed aveva abbandonato tanta parte della popolazione in situazione di grave disagio e povertà. Mario Ferrara fa notare che Sturzo, come pochi altri, aveva avvertito che il problema del Mezzogiorno era politico; le riforme non sarebbero state mai riforme vere, se non si cominciava con il dare a chi ne abbisognava, l’arma propriamente politica per conquistarle e per difenderle. Ricordava la chiara impostazione del problema dello “spezzet-tamento del latifondo” data nel suo discorso al secondo congresso del Partito Popolare a Napoli nell’aprile 1920: «Il Cristianesimo ha sempre seguito tutte le forme di economia, attenuandone le asperità e determinandone la trasformazione; così anche oggi lo spirito vivo del Cristianesimo, come ha potuto benedire a tutte le tendenze di rinnovamento sociale e di compartecipazione ad una vita migliore, anche sulla terra, lo vuole fare oggi e lo fa nell’imponenza del suo magistero, della sua vita feconda, attraverso tutti gli egoismi del campo proprietario e del campo proletario. […] i contadini hanno sete della terra e quindi anelano alla sostituzione di tutti gli organi inutili per la produzione perché sentono che il disagio del troppo costringe economicamente il poco nell’attrito difficile dell’economia presente. È per questo che noi siamo contrari ad ogni forma collettiva vera o larvata; è per questo noi vogliamo ridare l’uomo alla terra e vogliamo più la piccola proprietà che la grande, là dove si può veramente affrontare e vogliamo trasformati i nostri istituti giuridici. […] O facciamo l’economia collettiva o facciamo l’economia individuale; ma non possiamo fare una economia di equivoco». Le sue idealità e le impostazioni che intendeva dare alla riforma agraria comportò che gli agrari della valle padana si unissero con quelli del tavoliere della Puglia e con quelli della piana di Catania. Essi si trovarono d’accordo e coalizzati «per combattere il prete di Sicilia e il suo partito». Ferrara ha ricordato la linea democratica di sviluppo delle autonomie politiche comunali svolta da Sturzo in seno all’Associazione del Comuni italiani accanto a personalità politiche diverse quali Ernest Nathan ed Emilio Caldara e il suo appello affinché i consiglieri comunali cattolici aderissero all’Associazione dei Comuni per costituire un fermento alle autonomie politiche. Nel discorso pronunciato a Treviso nel 1921, Sturzo, di fronte ai moti sociali, alle rivendicazioni di classe, al concetto socialista delle demolizioni o della riforma sociale dello Stato, ed alla pratica dell’accentramento burocratico e amministrativo, opponeva il concetto di libero “Comune Politico”. Ferrara faceva notare che con le sue battaglie i moderati, i feudatari, i professori universitari vedevano Don Sturzo come un duro avversario che lavorava seriamente per la giustizia sociale, voleva riformare le istituzioni e dare concreto aiuto alle classi povere. Mario Ferrara chiude il suo lavoro ponendo un quesito assai importante: «Vi sono battaglie troppo feconde nella storia dei partiti nutriti di fede religiosa. Quella che il partito popolare ha impegnato per volontà di Luigi Sturzo contro il Fascismo, è con ogni probabilità, una di queste. Essa potrebbe concludersi con la vittoria del partito ed un secondo definitivo esilio di Don Sturzo». Di grande interesse appare l’analisi storica complessiva del testo, quasi sconosciuto, di Mario Ferrara. Essa consente di fare una ampia riflessione sulla storia d’Italia del Novecento e di ritenere valide le indicazioni, gli indirizzi, le battaglie portate avanti da Luigi Sturzo.

Remo Roncati

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