LA VIA DELLA VERITÀ PER UN NUOVO CORSO DELLA #STORIA


giuseppe_palladino

Il seguente articolo fu scritto dal Prof. Giuseppe Palladino, esecutore testamentario di don Luigi Sturzo, il 26 settembre 1959 per i quotidiani “La Gazzetta del Popolo” di Torino e “Il Mattino” di Napoli 18 giorni dopo la scomparsa del sacerdote di Caltagirone e nello spirito del pensiero di questi.

LA VIA DELLA VERITÀ PER UN NUOVO CORSO DELLA STORIA

Alla vigilia della nascita del capitalismo non mancarono coloro che seppero chiaramente prevedere i problemi e le giuste soluzioni che il nuovo corso della storia avrebbe comportato e richiesto. Uno fra i tanti fu Sant’Antonino da Firenze (1389-1459), il quale era solito chiudere le sue prediche con questo ammonimento: “Pochi uomini sono chiamati a contemplare Dio. Tutti gli altri nascono per essere operosi e attivi. Presto verrà il tempo in cui il tesoro inerte si trasformerà in ricchezza viva per accrescere la produzione di beni e servizi. Se tutti voi sarete operosi e probi, e se insieme contribuirete ad apprestare il risparmio richiesto dai nuovi modi di aumentare la ricchezza, tutto procederà bene e la prosperità si accompagnerà all’ordine e alla giustizia. Altrimenti i nuovi tempi incaricheranno pochi audaci di operare in vece vostra e saranno quelli a risparmiare per tutti. Ma quei pochi audaci prenderanno per sé i frutti dei vostri sacrifici”. La mancata consapevolezza dei più per i problemi che il nuovo corso della storia, aperto dal capitalismo, poneva alla nascente società moderna con l’indifferenza, l’apatia e lo stesso modo drammatico e disordinato con cui la vecchia struttura sociale crollava sotto l’assalto dell’audacia e dell’ingordigia dei pochi, rese impossibile di battere la prima via indicata da Sant’Antonino da Firenze. Era una via certamente conforme al disegno provvidenziale della storia. Purtroppo gli uomini si incamminarono sulla strada del capitalismo di sfruttamento, nonché delle guerre continue. Fu ritenuto più “utile” costruire navi da combattimento in numero di molto maggiore a quelle da trasporto commerciale, come avvenne anche con l’arrivo degli aerei, che nei primi decenni furono guidati più da piloti militari che non da piloti civili. Fu quindi solo un auspicio quanto scritto nel XVII secolo all’ingresso del porto di Amsterdam: “COMMERCIUM ET PAX”. Il corso della storia moderna porta l’impronta dell’intelligenza, ma anche i segni tragici dell’ingordigia, dell’avidità e della superbia degli uomini: quattro sanguinose rivoluzioni – la britannica, la francese, la tedesca e la russa – promosse nel nome del popolo si sono risolte con il trionfo dell’aristocrazia terriera inglese e tedesca, della borghesia francese e della burocrazia militare sovietica. Mille guerre coloniali hanno concorso a rendere squilibrato e ineguale lo sviluppo dell’economia mondiale. Mille e mille conflitti sociali hanno dilaniato nell’odio di classe l’unità organica delle società. Due guerre mondiali hanno straziato l’umanità con lutti e sofferenze atroci. E ora, da dieci anni, la guerra fredda minaccia la stessa esistenza del mondo.

Ma il corso della storia moderna, nato sotto il segno dell’ingordigia e della superbia dell’uomo, ha anche frutti copiosi e tali da facilitare il ritorno alla via maestra, alla via della verità per un nuovo corso della storia. Difatti nel frattempo è molto cresciuto il dominio dell’uomo sulla natura: mezzi di produzione potenti e sempre più perfetti sono al servizio dell’uomo; sono state scoperte abbondanti fonti di energia per alleviare la fatica fisica dell’uomo e questi si appresta già a conquistare lo spazio. Ma questa conquista richiede un mondo unito, che del resto è già di fatto unificato dalla celerità dei mezzi di trasporto e dalla simultaneità delle comunicazioni e delle informazioni. Ne consegue che per la stessa natura e portata del progresso scientifico e tecnico, l’universale prende il posto del particolare. Pertanto d’ora in poi le idee, i valori e i principi non potranno essere più di questo o di quel popolo, di questa o di quella razza, ma devono essere idee, valori e principi comuni, mondiali, perché continuare a dividersi e a odiarsi potrebbe portare il mondo all’estinzione. Le bombe atomiche non sono spade. Con questi e altri pensieri abbiamo seguito i colloqui di Camp David tra Eisenhower e Krusciov. Forse questi pensieri non saranno stati oggetto di quei colloqui, ma è certo che le preoccupazioni che hanno consigliato l’incontro fra i due statisti e le speranze dei popoli dei due blocchi in cui oggi il mondo è diviso, traggono origine dalla realtà storica che quei pensieri a ognuno suggeriscono. Se è vero che il passato è affidato alla misericordia di Dio e l’avvenire alla Divina Provvidenza, a noi tocca occuparci responsabilmente del presente. Ma non possiamo occuparcene in termini di paura, se davvero vogliamo veder chiaro e insieme scegliere la via della verità, su cui avviare il nuovo corso della storia, che non potrà più essere di questo o di quel popolo, ma del mondo intero. Il sistema economico è quello che tuttora divide il mondo. Tuttavia la forma economica non è tra le forme primarie della società. L’economia è una forma di socialità secondaria, perché per sua natura è non perfetta e quindi non stabile e permanente. La forma economica deve di necessità adattarsi ai grandi temi del corso storico e, se l’unità del mondo deve essere favorita, la materia su cui l’uomo ha di molto accresciuto il suo potere deve essere subordinata alle ragioni dello spirito, perché questo unisce e l’altra divide. Per questa subordinazione il mondo ha bisogno di sentire la presenza di Dio. Questa presenza è necessaria ai due blocchi per correggere i rispettivi errori e insieme cercare la via della verità per il nuovo corso della storia. Un nuovo corso che dovrebbe comporli in unione di fede, di speranza e di civile operare. Ciò significa che l’accordo non può essere cercato nella testarda difesa del capitalismo di sfruttamento o del comunismo, bensì nell’ordine naturale e nella bontà dei fini comuni, che solo possono dare un significato concreto e valore civile alla libertà degli uomini. Si potrà così attribuire a loro merito la generosità e l’amore con cui essi sapranno trarre dalla pluralità e varietà delle singole capacità, condizioni e vocazioni un massimo di efficienza economica, di armonia e di efficienza sociale. Proprio come auspicava nelle sue profetiche prediche Sant’Antonino da Firenze alla vigilia della nascita del capitalismo.

Giuseppe Palladino

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