NON È PIÙ TEMPO DI NAZIONI DISUNITE DEL MONDO


Negli Stati Uniti la schiavitù fu abolita nel 1865, con ritardo di circa un secolo rispetto alle belle e nobili parole della famosa “Dichiarazione” del 1776 (1), ma a distanza di ben 151 anni da quello storico evento la “questione razziale” è tuttora viva e preoccupante. Ed è paradossale (o forse… naturale?) che sia diventata molto “calda” proprio alla fine della presidenza Obama, che 8 anni fa apriva la speranza a un progressivo superamento di tanto odio razziale. Ormai c’è chi interpreta la vittoria di Trump anche come la conseguenza di tale odio. I “bianchi” hanno voluto la loro rivincita… Ma è un dato di fatto che i “neri” stanno peggio di 8 anni fa, perché la crisi del 2008 ha colpito di più i deboli. Tuttavia nel breve discorso della vittoria pronunciato la notte dell’8 novembre, Trump ha affermato di voler curare le divisioni sociali nel Paese e di eliminarle alla fine del suo mandato, come conseguenza del raggiungimento del suo principale obiettivo: “make America great again”. Ma nello stesso discorso ha ringraziato e “perdonato” Hillary Clinton. E tre giorni dopo alla Casa Bianca si è “inginocchiato” umilmente davanti a Obama dicendogli che ricorrerà spesso ai suoi consigli. Si è poi circondato di ministri e di consulenti lontani mille miglia da come la pensa Obama. Il tutto è indice di una lingua biforcuta che preoccupa una comunità nazionale e internazionale, che ha un gran bisogno di curarsi attraverso un sincero dialogo costruttivo e non attraverso un diabolico confronto-scontro, per il quale sembra propendere Trump. Purtroppo un Paese profondamente diviso non può candidarsi a riunire il mondo, soprattutto se fa il tifo per “AMERICA FIRST”. D’altronde la politica economica e monetaria degli Stati Uniti lo ha sempre fatto questo tifo, specialmente a partire dal 15 agosto 1971, giorno in cui Nixon dichiarò la fine della convertibilità del dollaro in oro al prezzo fisso di $35 per oncia. Da allora il mondo vive in regime monetario di “dollar-standard” e lo zio Sam ha acquisito uno scorretto privilegio a danno del resto del mondo, che ha accumulato crediti nei suoi confronti per oltre $10.000 miliardi (frutto dei continui disavanzi della bilancia dei pagamenti Usa) e che vede con timore la probabile forte crescita del debito pubblico americano causato dalla politica economica di Trump. Con questo doppio, pesante indebitamento il re dollaro minaccia di rivelarsi presto come un re nudo, soprattutto se la Cina non dovesse credere più nella solidità del dollaro per puntare a spodestarlo con la sua moneta. E se dovessimo passare a “CHINA FIRST”, cadremmo dalla padella nella brace… Di qui il bisogno di “colombe” e non di “aquile”, come invece vorrebbe atteggiarsi Trump.

Ma più che di Stati Uniti d’America c’è bisogno di Nazioni Unite del Mondo.

ONU dove sei? Reagisci all’esatta accusa di Trump di essere un Club inutile!

Giovanni Palladino
(1) Fra l’altro la Dichiarazione diceva: “Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità”.

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