LUIGI #STURZO: FEDELE SERVITORE DEI VALORI MORALI DELLA CULTURA CATTOLICA


sturzo3Per il grande valore storico del libro e come auspicio per la costruzione di una società più giusta, pubblichiamo la parte finale della “Introduzione” del Magistrato Gaspare Sturzo al suo libro “MAFIA E QUESTIONE MERIDIONALE NELLE ANALISI DI LUIGI STURZO” con la presentazione del Prof. Eugenio Guccione, edito nel 2006 da Rubbettino e dall’Istituto Luigi Sturzo, con il sostegno del Sanpaolo Banco di Napoli e del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo.

LUIGI STURZO: FEDELE SERVITORE DEI VALORI MORALI DELLA CULTURA CATTOLICA

di Gaspare Sturzo
“…le battaglie per la libertà che, pur all’estremo margine della mia vita vado combattendo, interessano anche la Sicilia e tutta la nazione, che ha bisogno della rivalutazione della moralità nella vita pubblica”. (Luigi Sturzo, 12 aprile 1958) Bisogna precisare che quando parliamo del pensiero di Luigi Sturzo troviamo sempre, da parte degli addetti ai lavori, una molteplicità di riferimenti all’attualità, alla sua riscoperta, al valore del suo pensiero, delle battaglie politiche e dei suoi studi sociologici. Molto spesso il riferimento è ancora più forte, perché si parla di profezia. Questi giudizi sono tutti importanti e tendono a risarcire un uomo che ha sofferto in vita per le sue idee. Perché è un fatto noto, credo a tutti, che il pensiero politico e sociale di Luigi Sturzo sia stato oggetto di un embargo culturale per molti anni, forse troppi. Sono gli anni in cui in Italia s’è sviluppata la tendenza politica allo statalismo e alla partitocrazia, al più bieco clientelismo. Sono gli anni della mancata attuazione della Costituzione e del suo progressivo degrado, dove, come sostiene Ugo De Siervo, c’è stato “un anomalo primato della politica contingente sulla dimensione istituzionale (il male inteso ‘tutto è politica’) che poi ha prodotto nei primi decenni dell’esperienza repubblicana l’immobilismo eccessivo, il diffuso degrado della legalità e partiti che hanno preteso perfino di ‘colonizzare’ il sociale”. Gli anni in cui la voce moralizzatrice e fustigatrice di Sturzo contro la corruzione della politica era, evidentemente, fuori dal coro, non coincideva con gli interessi delle forze sociali, imprenditoriali e politiche. Giulio Andreotti, nel suo diario 1949, l’anno del Patto Atlantico, ci dà una chiave di lettura sul ruolo che si riconosceva a Sturzo nella DC del dopo guerra quale quello di “un santo sacerdote”(1).

Tutto ciò, d’altronde, era già noto allo stesso don Luigi. Ricorda Gabriele De Rosa, nel suo libro Sturzo mi disse, come il sacerdote calatino fosse consapevole di essere una voce scomoda, talché, nel maggio del 1957, gli confidava: La Democrazia Cristiana di oggi si è posta, in quanto Partito, il problema dell’unità politica dei cattolici. Ma così essa è diventata debitrice dell’Azione Cattolica. Con questa premessa ha dovuto accettare di non essere un Partito, ma un coacervo di partiti: c’è la consorteria di Fanfani, quella di Enrico Mattei, quella della Base, ecc. Con queste consorterie mi stanno anche rovinando il Mezzogiorno. Per combattere il comunismo di Mosca è stata creata la DC con la premessa dell’unità politica dei cattolici, che è quella che vediamo oggi. Il Partito Popolare non si fece, né fu concepito con questi presupposti. Pazienza, non mi hanno letto, non mi leggono, né mi leggeranno! Mito dello Stato collettivo, mito del proletariato innocente, portatore della verità, mito del benessere a basso prezzo; sono tutte bende, tutte bende pesanti; quando cadranno, sarà un tonfo. Le bende, via via nel tempo, sono cadute mostrando il corpo devastato di una democrazia malata di tutte le perversioni denunciate da Sturzo, che potevano essere sanate, se i rappresentanti delle istituzioni, dei partiti, del mondo dell’impresa e dei lavoratori avessero letto Sturzo, o studiosi del suo pari. In tale ottica non può dimenticarsi la dolorosa fine della Prima Repubblica, la cui decadenza è figlia delle “tre male bestie” della democrazia denunciate da Sturzo: “lo statalismo, la partitocrazia e l’abuso del denaro pubblico; il primo va contro la libertà; la seconda contro l’uguaglianza; il terzo contro la giustizia. Ebbene, senza libertà, eguaglianza e giustizia non esiste democrazia; la lotta principale è perciò da incentrarsi contro le tre bestie per impedirne il malfare ai seguaci e sostenitori”. Tuttavia, vi sono stati uomini che non si sono arresi e hanno condotto una battaglia culturale che ha avuto il merito di non far spegnere la luce sul pensiero sturziano. Oggi con sapienti e lodevoli sforzi culturali ed editoriali si cerca, con successo, di recuperare i valori espressi da Luigi Sturzo al patrimonio culturale italiano ed europeo. I motivi di questo embargo non sono più oscuri a nessuno. Potrebbero essere oggetto di una valutazione sociologica e politica soprattutto da parte di chi quei tempi li ha vissuti nell’agone politico, o di chi oggi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica, con la difficoltà di dover rimediare ai guasti della partitocrazia, del clientelismo, dello statalismo e dell’abuso di denaro pubblico che si trasformano rapidamente in corruzione. Sono queste le tre male bestie contro cui si è battuto Sturzo. Nascoste tra queste, in realtà, c’è un’altra mala bestia che don Luigi ha sempre avuto presente: un ulteriore nemico dello sviluppo culturale, morale ed economico della sua Sicilia e dell’Italia tutta: la mafia.

Anche in questo caso, la scarsa conoscenza del pensiero e delle opere di Sturzo ha fatto sì che qualche sprovveduto lo accusasse di un colpevole silenzio. Ma la letteratura avversa al sacerdote siciliano tenta oggi di spingersi molto più in là, cercando di allungare l’ombra delle responsabilità mafiose addossate alla DC, fino a giungere alla delegittimazione di Luigi Sturzo, evidentemente per rendere pariglia al fallimento della teoria marxista. C’è, in questo, un evidente progetto laicista che mira a demolire ogni possibilità di una presenza forte ed unitaria dei cattolici in politica, togliendo di mezzo uno dei maggiori esponenti del pensiero cattolico liberale. Papa Giovanni Paolo II nel suo discorso all’Università, durante la sua prima visita a Palermo, disse che don Luigi Sturzo “nella piena fedeltà al suo carisma sacerdotale e nell’obbedienza costante alla Chiesa seppe infondere nei cattolici italiani il senso del diritto-dovere alla partecipazione alla cosa pubblica, al servizio della verità e dei più deboli, mediante l’applicazione dei principi della dottrina sociale della Chiesa”. Credo che proprio l’affermazione dei valori morali della cultura cattolica, di cui Luigi Sturzo è stato fedele servitore, possa essere la chiave di volta per contrastare e sconfiggere la mafia con un metodo organico che non sia soltanto quello della repressione giudiziaria, ma anche della costruzione di una società più giusta, dove la politica sia ricondotta alla sua finalità di servizio per il bene comune del popolo.

_________

(1) “Bordate di Sturzo contro presunte manovre di democristiani per impadronirsi della Federconsorzi. De Gasperi dice che don Luigi va visto specialmente come un santo sacerdote, obbedientissimo alla Chiesa. Per il resto…”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...