RIPRENDERE IL NOME DEL PARTITO POPOLARE ITALIANO È UNA SCORRETTEZZA POLITICA E STORICA


berlusconiCorre voce che Berlusconi voglia resuscitare di nuovo il Partito Popolare Italiano, magari in compagnia di Renzi, se riuscirà a convincerlo di fare un’alleanza moderata e centrista per staccare i rispettivi partiti dalle ali di destra e di sinistra. Se la notizia fosse vera, si dovrebbe purtroppo dire che non ha fatto scuola il fallimento del primo tentativo di far rinascere dalle ceneri della DC il partito fondato nel 1919 da Luigi Sturzo e chiuso dal fascismo nel 1926 con un provvedimento liberticida. Nell’autunno del 1993 mio padre, esecutore testamentario di don Sturzo, venne a sapere che la DC aveva intenzione di cambiare nome per riprendere quello ideato dal sacerdote di Caltagirone. Sorpreso negativamente dalla notizia, il 23 novembre 1993 scrisse la seguente lettera all’ultimo Segretario della DC, Mino Martinazzoli:

“Caro On.le Martinazzoli, premetto che da molti anni seguo e ammiro il rigore e l’onestà con cui Lei svolge la Sua attività politica nell’area di sinistra della DC. Sin dai tempi di Roberto Ferrari – il cui villaggio è tuttora un monumento al più grande filantropo industriale bresciano – ho avuto molti amici tra i Suoi concittadini. Sono bene informato della stima di cui Lei gode per onestà e coerenza di condotta pubblica e privata. Devo tuttavia aggiungere che, conoscendo la Sua posizione politica in seno alla DC, non fui molto sorpreso di leggere su ‘Il Popolo’ del 27 ottobre scorso il Suo articolo di fondo in commemorazione del 30° anniversario della tragica morte di Enrico Mattei. Né mi meravigliò la frase, scritta a grandi caratteri, con cui veniva definito Mattei sotto la sua foto: ‘Ricordo di un vero democratico cristiano’.

Ma non fu Mattei ad affermare ripetutamente ‘uso gli uomini politici come i taxi: pago la corsa e scendo’? Non fu Mattei a comprare con il denaro pubblico i voti per l’elezione di Gronchi a Presidente della Repubblica? Non furono proprio Mattei e Gronchi ad avviare il processo di immiserimento morale della DC, di conversione strategica di questo partito in struttura organizzativa di stampo marxista, scimmiottante il PCI, con l’enfasi posta sull’intervento pubblico nell’economia? Don Sturzo previde sin dall’inizio la catastrofe cui sarebbe approdata questa DC. Don Sturzo fu eletto senatore a vita nel 1952 dal Presidente liberale Einaudi. Al ritorno dal lungo esilio egli si autodefinì ‘capo di un partito disciolto’ e molti dei suoi articoli furono severe e giuste critiche al Presidente dell’ENI. Come forse saprà, sono stato l’esecutore testamentario del Servo di Dio don Luigi Sturzo e, come tale, La prego vivamente di non mutare in Partito Popolare Italiano il nome del Suo partito.

A ulteriore motivazione delle ragioni di tale mia richiesta, allego diversi documenti, che La dovrebbero far riflettere e desistere dalla suddetta idea. Infine, per meglio documentarsi sulla scorrettezza politica e storica di usare il nome del Partito fondato da don Sturzo al posto di quello rifondato da De Gasperi, Le consiglio di leggere la biografia del fondatore della DC scritta recentemente da Giorgio Tupini. La saluto cordialmente formulando come cattolico l’augurio del migliore successo per la Sua attività a beneficio della Seconda Repubblica”.

Purtroppo questo “invito-appello” di mio padre non fu accolto da Martinazzoli e il secondo PPI, nato il 18 gennaio 1994, fu chiuso nel 2002 con la confluenza nella Margherita. Nell’autunno del 1994 Martinazzoli fu eletto Sindaco di Brescia e il Prof. Marco Vitale, suo amico ed estimatore, ricordò un episodio significativo all’inizio di una sua magistrale conferenza sul tema: “STURZO SINDACO: L’ESPERIENZA DI CALTAGIRONE, MODELLO DI COME SI AMMINISTRA UN COMUNE”.

“Il tema mi è molto caro e non da adesso, bensì dal tempo del liceo, perché è da quell’epoca che ho identificato in Luigi Sturzo uno dei miei più importanti referenti intellettuali. Forse può essere divertente incominciare da un piccolo episodio avvenuto qualche anno fa. Prima delle elezioni amministrative a Brescia, vado dal sindaco Martinazzoli per parlare di problemi legati all’azienda dei servizi municipalizzati, e Martinazzoli mi dice: ‘Parliamo di don Sturzo!’. E siamo rimasti lì a parlare a lungo di don Sturzo, quando avremmo dovuto parlare della nettezza urbana e di altre cose di questo genere! Perché è significativo questo episodio? Ma perché Martinazzoli e i suoi amici – io me li ricordo bene, negli anni ’60, quando ero un ragazzo – non volevano nemmeno sentir parlare di don Sturzo. L’avevano escluso, l’avevano rimosso: spiegavano, a me studente, che avevo appena finito l’università, che egli era un vecchio protagonista del passato. Io leggevo don Sturzo e invece mi sembrava che rappresentasse il futuro e quindi, dato che avevo una grande stima personale di queste persone (Martinazzoli, Rognoni e tutti gli altri esponenti di quella sinistra democristiana forte), mi sentivo un po’ in crisi, come ragazzo alle prime armi, perché mi trovavo davanti a un personaggio straordinario sul piano intellettuale e tutto proiettato sul futuro, e queste persone mi dicevano che era un personaggio del passato che non aveva niente da dire… Credo che sia interessante l’odierno recupero così ampio della figura di don Sturzo, perché vuol dire che il nostro Paese è ritornato a pensare, a cercare solidi punti di orientamento, validi punti di riflessione”.

Non vedo Berlusconi e Renzi alla ricerca di solidi punti di orientamento, né di validi punti di riflessione, come d’altronde dimostrano le loro esperienze politiche molto povere di risultati. La scorrettezza politica e storica compiuta nel 1994 ha punito i democristiani di sinistra che hanno finito per allearsi con molti reduci del PCI, poi minacciati di “rottamazione” da Renzi, che ora punta al Partito della Nazione più che al PPI di ormai vecchia memoria. Che Berlusconi punti a questa seconda resurrezione non è pertanto indice di lucidità politica. Né l’odierno recupero del pensiero sturziano può finire nelle mani di chi non lo ha mai studiato o capito.

Giovanni Palladino

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