LA PREOCCUPANTE SITUAZIONE POLITICA IN #LIBIA E LE DIFFICILI VIE PER AVERE LA PACE


L’uccisione del dittatore Muammar Gheddafi, che aveva detronizzato con un complotto militare il re Idris di Libia nel 1969, instaurato un regime tirannico per quarantadue anni, impedito lo sviluppo della democrazia e della libertà, governato, arricchendo i suoi figli, appoggiato movimenti rivoluzionari, finanziato attività contro i Paesi occidentali, non è stata apportatrice di pace in Libia e fra i libici. Egli allontanò nel 1970 arbitrariamente dalla Libia gli italiani, togliendo loro i beni mobili e immobili, frutto di decenni di duro lavoro e di investimenti pubblici e di privati per fini puramente demagogici e propagandistici. Una nazionalizzazione ingiusta, errata anche dal punto di vista politico, immorale, effettuata senza pagare alcun indennizzo per i beni materiali, per le attività commerciali o agrarie in atto, arrecando grave danno oltre che agli interessati, all’economia agricola e commerciale del Paese. Allontanò la laboriosa popolazione ebrea che da molti decenni era presente in Libia, dedita ad attività commerciali. Si trattò di gravi errori poiché gli italiani avevano svolto bonifiche agrarie di grandissimo valore, messo a cultura terreni desertici e inospitali, scavato pozzi, costruito strade, case, ospedali, città; gli ebrei aveva attivato e svolgevano attività commerciali utili allo sviluppo del Paese. Muammar Gheddafi avrebbe dovuto continuare la loro opera e sviluppare la loro collaborazione per imprimere un indirizzo tale da dare benessere, lavoro e un avvenire migliore al suo popolo. Ghedafi era consapevole, a dispetto dei discorsi altisonanti, della retorica rivoluzionaria e della richiesta all’Italia di indennizzi di guerra, che la nazione libica era sostanzialmente una costruzione artificiale nata solo nel 1934. Vi erano infatti tribù della Tripolitania, della Cirenaica e del Fezzan che avevano e conservavano una forza fondamentale e tenevano legate saldamente le persone del proprio gruppo etnico. Gheddafi, durante la sua dittatura, cercò di tenersi amiche alcune tribù, mentre altre gli divennero sempre più ostili. Non esisteva il nome di Libia né prima dell’Impero Ottomano, né durante il suo dominio. La Tripolitania, come ha ricordato lo storico Sergio Romano sul “Corriere della Sera del 9 marzo 2016 «era una vilayet, vale a dire una circoscrizione amministrativa, mentre la Cirenaica era una specie di sottoprefettura. La distinzione rifletteva i diversi caratteri delle due regioni (una terza il Fezzan, era molto meno abitata). In Tripolitania la capitale era una città mediterranea, centro commerciale per le merci provenienti dal sud, abitati da arabi della costa, da una antica comunità ebraica e da qualche mercante greco, mentre il resto del vilayet era una costellazione di tribù, la cui importanza dipendeva dal numero dei membri e delle capacità dell’azione notabile di chi ne era il capo. In Cirenaica una congregazione religiosa, la Senussia, aveva creato un piccolo Stato confessionale punteggiato da monasteri (zauia) che davano un letto ai viaggiatori e da anacoreti (marabut) che erano vivi o morti meta di pellegrinaggi e oggetto di culto.

Questo piccolo regno aveva una famiglia regnante i Senussi, e un capo a cui gli italiani, dopo la conquista, conferirono il titolo di emiro». Si trattava di territori poveri, che non interessavano il governo ottomano e quindi non vi effettuava alcun investimento al fine del potenziamento delle infrastrutture (strade, porte, ospedali, etc.) e dello sviluppo sociale delle popolazioni, la quale generalmente vivevano in povertà. L’ONU, alla fine della “Seconda guerra mondiale”, dovendo decidere sul futuro della Libia, convocò un Comitato preparatorio composto per la Cirenaica da esponenti della Senussia e per la Tripolitania e il Fezzan da capi tribali e da notabili designati dal Gran Mufti di Tripoli. Il Comitato propose la convocazione di una Assemblea costituente e questa nel 1950 decise la creazione di un regno federale. La corona andò a Idris, capo della Senussia (promosso con forza dall’intervento diplomatico e dal peso della Gran Bretagna). Le rivalità interne tra tribù della Tripolitania e quelle della Cirenaica non si attenuarono, ma inizialmente rimasero sempre presenti. Questa situazione di differenze regionali ed economiche non colmate; di tribù in rivolta per ottenere redditi e benefici finanziari dal petrolio e supremazia politica, continua a permanere ancora oggi con conseguenti gravi incognite sul futuro della Libia. Non può dimenticarsi che già dal 2012 la Libia era scivolata nell’anarchia, nelle lotte tribali, nelle rivalità intestine tra gruppi e sottogruppi alla ricerca di dominio su parti di territori e la attiva presenza dell’ISIS in una parte del territorio(Sirte). Molte le divisioni attuali tra le tribù della Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, e quelle esistenti tra l’attuale leader riconosciuto dall’ONU e l’ex leader libico aspirante al governo della Libia; molte le divisioni tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli. Una situazione indubbiamente complessa che obiettivamente il governo italiano guarda con attenzione, proteso a far avanzare una politica di pace e di stabilità nelle istituzioni statali e nel Paese. Non si scorgono prospettive di seri controlli nei riguardi dei migranti, malgrado la recente visita del ministro dell’Interno Onle Minniti, malgrado le assicurazioni ricevute sul problema della sorveglianza dei migranti dalla Libia verso l’Italia e l’Europa e malgrado l’apertura dell’ambasciata italiana a Tripoli. Continuano, da parte di motovedette della Guardia costiera italiane, i soccorsi per naufragio di migranti stremati che, a mezzo inidonei barconi partono dalle coste vicino a Tripoli e, pur in presenza di condizioni meteo sconsigliate, affrontano tale viaggi verso l’Italia e la Grecia, i quali si trasformano talora in incontri con la morte. Si cerca di razionalizzare gli interventi di soccorso. In base alla convenzione di Amburgo, ogni Stato aderente allorché riceve una notizia di una unità navale in pericolo è obbligato ad intervenire direttamente o a indirizzarvi un mezzo in grado di operare. L’attuale governo di Tobruk è appoggiato dall’Egitto mentre quello di Tripoli è appoggiato dall’ONU. Ancora oggi la Libia si presenta: divisa da due Parlamenti (Tripoli e Tobruk); una parte del territorio(Sirte) ancora in mano all’ISIS; un esercito del governo centrale e uno del governo di Tobruk che ubbidisce al gen. Khalifa Haftar.

Vi sono uomini politici favorevoli all’unità del Paese e altri che, constatata la storia dei singoli territori, le difficoltà esistenti all’unità e al raggiungimento di una pace stabile tra Tripoli e Bengasi si augurano la creazione di tre Stati indipendenti: Tripolitania, Cirenaica, Fezzan, anche se la spartizione del petrolio, molto richiesta da tutti, è molto più difficile della spartizione del territorio. L’Italia ha scelto di riconoscere, unitamente all’ONU, il governo di Fayez Al Serraj. L’ex ministro degli Esteri Paolo Gentiloni (oggi presidente del Consiglio) il 12 aprile 2016 si era recato a Tripoli, aveva avuto un colloquio con il primo ministro e si era espresso: «Il messaggio principale che l’Italia ha voluto dare è appoggio sul piano politico, umanitario ed economico». Egli aveva incoraggiato la comunità internazionale ad aver fiducia nel governo libico: «Può sembrare un guardare troppo avanti, ma come Serraj ha avuto il coraggio di insediarsi a Tripoli, la comunità internazionale deve avere il coraggio di guardare il futuro». Riteneva di trattarsi di una visita, che costituiva un precedente, cui sarebbero seguite quelle di altri paesi europei; assicurato che sarebbe stata riaperta l’ambasciata italiana; ricominciati i voli Roma – Tripoli; sviluppata la collaborazione su autostrade e sanità; consegnato cibo, medicinali e un milione di euro. L’Italia, su richiesta del premier libico Fayez Serrai e soprattutto del vice premier Ahmad Maitig ha già realizzato e reso operativo un ospedale di campo a Misurata. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti nell’ottobre 2016 ha riferito alle Camere che l’ospedale ha già fornito: 65 consulenze mediche,13 consulenze infermieristiche, 29 medicazioni chirurgiche, 40 interventi chirurgici. L’opera dei medici italiani è molto apprezzata per l’aiuto concreto che hanno messo e continuano a mettere in atto. La presenza dell’Isis nel territorio di Sirte ha allarmato e preoccupa ancora sia il governo libico sia i governi dei Paesi dell’Occidente. Il Presidente Obama aveva annunciato nel luglio 2016 un mese di raid aerei in Libia per combattere l’Isis, ma giunti ad ottobre si è constatato che le incursioni non si sono fermati poiché le difficoltà nella riconquista del territorio sono notevoli. La lotta contro l’Isis a Sirte si va facendo intensa, ottenendo risultati positivi. Gli attacchi degli “Harrier” dei Marines, della Uss Wasp, degli aerei e dei droni che decollano da Sigonella e da altre basi del Mediterraneo non solo si sono intensificati, ma sono diventati più immediati e precisi. “Bunian al Marsus” è il nome dell’operazione militare lanciata da maggio dalle milizie di Tripoli e Misurata. I piloti americani ormai volano in zona molto ristretta; non vi sono più grandi bersagli, ma obiettivi significativi per eliminare i miliziani Isis. Occorre sperare che le incomprensioni fra il governo di Tripoli/Misurata e Tobruk possano aver termine. Certamente senza una forte pressione dell’Egitto su Tobruk e della Russia sul gen. Kalifa Hafar, la pace interna non può decollare. La diplomazia italiana e quella americana possono e debbono continuare a svolgere una intensa e utile azione in favore della pace interna della Libia al fine da evitare la guerra civile, cointeressando l’Europa, l’Egitto, la Russia e gli Stati arabi. L’Italia ha interesse che: le migrazioni incontrollate dalla Libia verso l’Europa abbiano termine; la ripresa delle attività petrolifere e dello sviluppo delle attività economico – commerciali; la fine dell’occupazione di territorio libico da parte dell’ISIS e delle sue pericolose azioni terroristiche. Solo in questo modo questo Paese Mediterraneo potrà far decollare l’economia e accrescere il benessere della popolazione, vivere in pace, non essere in pericolo per la sua unità e indipendenza.

Remo Roncati

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...