#AMERICAFIRST: UN INNO AL NAZIONALISMO


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Che guaio vedere il dio mammona entrare alla Casa Bianca… Entra promettendo al suo popolo di restituirgli (ovviamente a parole) il potere e con un governo formato da ministri milionari e miliardari (quasi tutti membri della casta tanto criticata da Trump), che hanno saputo navigare abilmente nell’economia più aperta del mondo. Gli Stati Uniti hanno saputo sfruttare bene questa apertura, approfittando anche dell’ingiusto privilegio di avere la moneta “regina” del mondo che ha permesso allo zio Sam di accumulare un deficit di oltre $10.000 miliardi nella bilancia dei pagamenti (deficit che solo gli Stati Uniti si possono permettere). Non vi è dubbio che la sovranità internazionale del dollaro ha contribuito a causare gli squilibri dell’economia Usa di cui Trump si lamenta e che ora egli vuole correggere al grido: “Compriamo solo prodotti americani, diamo lavoro solo agli americani!”. Ma è una cura che farebbe cadere lo zio Sam dalla padella nella brace. E se questa politica nazionalista fosse adottata da tutti i paesi del mondo, avremmo non solo una guerra commerciale, ma anche una guerra valutaria, con serie conseguenze per lo stesso dollaro, che prima o poi verrebbe costretto a perdere la sua corona su pressione del resto del mondo, non più disposto a essere danneggiato da un sistema monetario internazionale dominato da Washington. Il mondo è stato creato per diventare la casa di tutto il genere umano. Ma la storia ci dice che per millenni il mondo si è diviso tra popoli invasori e popoli invasi. I confini non venivano attraversati da merci e da strette di mano, ma da eserciti e guerre. Siamo stati colpiti da tsunami di odio anziché da tsunami di amore, come invece la stragrande maggioranza degli esseri umani preferirebbe senza dover ubbidire per forza ai governanti. Cioè a quelli che “si fanno chiamare benefattori”, come ci ricorda Gesù (Luca, 22 – 25), che ci ha messo in guardia contro coloro che in realtà si comportano spesso come dei malfattori, servendosi del potere contro il loro popolo, anziché mettersi al servizio del loro effettivo datore di lavoro. “Per voi però non sia così, ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve” (Luca, 22 – 26). Trump non ha capito che Dio ci ha fatto più desiderosi di amore che non di odio. Amiamo la concordia, odiamo la discordia. Il primo sentimento ci caratterizza come esseri razionali, mentre l’amore per la discordia ci porta verso comportamenti irrazionali. A Trump, nella famosa notte della sua clamorosa vittoria (8 novembre), gli è certamente sfuggita la lettura di un enorme cartello issato da una sua elettrice: “LOVE NOT HATE MAKES OUR COUNTRY GREAT”.
E nella stessa notte non ha capito un forte messaggio proveniente dai mercati finanziari asiatici, gli unici aperti a quell’ora: quando la sua vittoria, contro ogni pronostico, era ormai certa, i mercati sono crollati e il prezzo dell’oro è schizzato a $1.335 per oncia. Ma il pessimismo è durato poco più di un’ora. È scomparso davanti alle prime parole “generose” di Trump: “Ho vinto, ma ora voglio riunire e non dividere il Paese”. Concetto ripetuto due giorni dopo nel corso della visita di cortesia fatta ad Obama alla Casa Bianca. Risultato: nelle settimane successive all’8 novembre vi è stato un forte rialzo di Wall Street, che ovviamente preferisce la concordia alla discordia. Poi il clima è cambiato man mano che si conoscevano i nomi della sua squadra di governo (tutti nomi che amano lo “scontro”) e temo che peggiorerà dopo il discorso ultranazionalista di Trump di venerdì scorso. Un discorso rozzo e volgare, pronunciato da un gorilla che non ha capito l’importanza strategica e costruttiva della colomba. Noi rifiutiamo la disastrosa cultura dello scontro. Dobbiamo impegnarci a lottare con la corazza delle convinzioni di Luigi Sturzo (“LA POLITICA SENZA ETICA NON È POLITICA, L’ECONOMIA SENZA ETICA È DISECONOMIA”), di Adriano Olivetti:

“OGNUNO PUÒ SUONARE SENZA TIMORE E SENZA ESITAZIONE LA NOSTRA CAMPANA. ESSA HA VOCE SOLTANTO PER UN MONDO LIBERO, MATERIALMENTE PIÙ AFFASCINANTE E SPIRITUALMENTE PIÙ ELEVATO. SUONA SOLTANTO PER LA PARTE MIGLIORE DI NOI STESSI, VIBRA OGNI VOLTA CHE È IN GIOCO IL DIRITTO CONTRO LA VIOLENZA, IL DEBOLE CONTRO IL POTENTE, L’INTELLIGENZA CONTRO LA FORZA, IL CORAGGIO CONTRO LA RASSEGNAZIONE, LA POVERTÀ CONTRO L’EGOISMO, LA SAGGEZZA E LA SAPIENZA CONTRO LA FRETTA E L’IMPROVVISAZIONE, LA VERITÀ CONTRO L’ERRORE, L’AMORE CONTRO L’INDIFFERENZA”.

E di Papa Francesco con i quattro NO scolpiti nella “Evangelii Gaudium”:

NO A UNA ECONOMIA DELL’ESCLUSIONE

NO ALLA NUOVA IDOLATRIA DEL DIO DENARO

NO A UN DENARO CHE GOVERNA INVECE DI SERVIRE

NO ALL’INIQUITÀ CHE GENERA VIOLENZA

Nel giorno della sua “incoronazione” Trump ha perso un’ottima occasione per usare questo linguaggio e passare dalle belle parole alle azioni costruttive. Purtroppo non possiede ancora la cultura per farlo. Per il momento ha la cultura delle brutte parole e c’è il pericolo che passi ad azioni distruttive. L’augurio è che la realtà gli faccia aprire gli occhi e il cervello, nel ricordo di una convinzione di Albert Einstein: “IL CERVELLO È COME IL PARACADUTE, FUNZIONA SOLO SE SI APRE.

Giovanni Palladino

 

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