SENTENZA AMBIVALENTE DELLA #CONSULTA SULLA LEGGE ELETTORALE


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Se la Corte costituzionale avesse voluto mettere un freno alla convinzione dei politici di essere onnipotenti, nel predisporre la sua sentenza sulla costituzionalità dell’Italicum, avrebbe dovuto eliminare la possibilità delle candidature multiple, ovvero la presenza dello stesso candidato (di solito un big) in più collegi. La soluzione trovata è comica: a sorte verrà estratto il collegio dove sarà assegnato il seggio dell’eletto. Di fatto non cambia niente: comunque il plurieletto avrebbe dovuto optare per un collegio, lasciando che in tutti gli altri subentrasse il candidato che lo seguiva in lista. Ma questo è un dettaglio. Veniamo alle due decisioni importanti: via il ballottaggio, resta il premio di maggioranza, che va alla lista (non alla coalizione) che raggiunga almeno il 40% dei voti. In pratica sono state accontentate un po’ tutte le forze politiche, seppure in modo diverso e sempre che si verifichino alcune circostanze. Voglio dire che una spinta netta in una direzione non è stata data dalla Consulta, che ha lasciato libere le varie forze politiche di trarre ciascuna il vantaggio che può dalla situazione. L’eliminazione del ballottaggio delude sia Renzi sia Grillo. Entrambi speravano di restare padroni del campo: il primo sperando che i dubbi di alcuni elettori sul M5S alla fine avrebbero premiato il Pd; il secondo, puntando ancora sul discredito della classe politica e la voglia di qualcosa di nuovo. Queste due posizioni si sono indebolite negli ultimi mesi, ma entrambe le parti punteranno al 40%. Quindi la decisione della Consulta “schiaccia” gli altri, cioè le varie formazioni di centrodestra. La prospettiva non è buona per Forza Italia. Invece la Lega, nel probabile disastro dell’area, pensa di restare egemone: per questo Salvini ha chiesto subito le elezioni e ha proposto il 23 aprile. Ma… c’è un ma. Se nessuna lista (partito) conquista il 40%, la legge elettorale diventa del tutto proporzionale seppure su 100 collegi più piccoli rispetto al passato. E questo rilancia il ruolo dei partiti (come Forza Italia, ecc.) che, con il proporzionale, possono sperare di avere un ruolo in una maggioranza di coalizione. Non sappiamo se questa prospettiva accentuerà il frazionismo o porterà a qualche spinta aggregatrice. Da ciò appare chiara l’ambiguità della sentenza. Circa poi la data delle elezioni, non è automatico che con questa legge, direttamente applicabile, si corra al voto. Chi teme il M5S ha interesse a demolirne l’immagine attraverso le inchieste giudiziarie, e quindi ha bisogno che abbiano risonanza, quindi ha bisogno di tempo. Chi non vuole ricadere sotto il protagonismo di Renzi, e non crede che si sia pentito e sia “maturato”, non ha interesse a consentirgli di riconquistare Palazzo Chigi con il voto: i movimenti di Bersani e di Prodi lo dimostrano. Non sarebbe poi male, per il governo italiano e le forze politiche italiane, stare a vedere che cosa succederà con le elezioni francesi (aprile-maggio) e le elezioni tedesche (settembre), nonché gli effetti della nuova politica americana. Trump fa sul serio, adesso ha l’appoggio dei sindacati (tradizionalmente democratici) e l’indice di Wall Street ha superato la cifra simbolica di 20mila punti. Mettere d’accordo sindacalisti e azionisti non è cosa da poco.

Alessandro Corneli

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