LASCIAR FARE, LASCIAR PASSARE?


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La nascita della famosa espressione “laissez faire, laissez passer” è attribuita al Ministro del Commercio francese Vincent de Gournay (1712-1759), che criticava l’eccessivo potere accentratore e regolamentare dello Stato sotto Luigi XV. Il suo era soprattutto un “grido” contro gli ostacoli burocratici che la politica imponeva all’economia. Nacque così il liberalismo economico, che nel XIX secolo si trasformò velocemente in un liberismo talmente selvaggio da scatenare un altro “urlo” di segno opposto, quello di Marx. Fu poi Leone XIII nel 1891 con la “Rerum novarum” a ristabilire l’equilibrio con la critica sia del liberismo selvaggio sia del comunismo, seguendo il pensiero di Antonio Rosmini e aprendo la strada al cattolicesimo liberale di Luigi Sturzo. “Lasciar fare, lasciar passare” sembra che sia anche il credo di Trump in reazione alla politica regolatrice di Obama, soprattutto nel settore ambientale e in minima parte nel settore industriale e finanziario. “Liberi tutti!” dice Trump agli americani, tranne agli stranieri e soprattutto ai messicani, che per entrare senza passaporto negli Stati Uniti dovrebbero domani scavalcare un muro lungo 1.900 miglia (di cui per 700 miglia già in essere) e il cui costo dovrebbe essere pagato dal Messico, che ha risposto picche. L’immediata risposta di Trump è stata quella di applicare una tariffa del 20% sulle importazioni provenienti dal Messico, balzello estensibile a tutti i numerosi paesi con surplus commerciale nei confronti degli Usa. Siamo quindi alla vigilia di una guerra commerciale. Il pericolo è che questa politica in favore della libertà di fare all’interno del Paese per rilanciare l’occupazione e la produzione manifatturiera Usa finisca per creare i soliti eccessi della “libera uscita” senza i necessari controlli. Gli oppositori di Trump già parlano di rinascita della politica del Far West, che creò tanto sviluppo, ma anche tante vittime. Questo ritorno al passato viene riecheggiato dal Premier inglese Theresa May, che oggi alla Casa Bianca parlerà con nostalgia dei tempi in cui il mondo anglo-sassone dominava il mondo. Ma dimenticherà di dire che questo dominio non fu mai fatto in coppia, perché quando la Gran Bretagna era potente, gli Stati Uniti erano ancora piccoli ma in crescita. E quando lo zio Sam divenne potente, l’ex perfida Albione si avviava sulla strada del tramonto. In tema di “lasciar fare, lasciar passare” la stessa Theresa May ci ha ricordato di recente un suo sogno-obiettivo: fare della Gran Bretagna un paradiso fiscale per i paesi europei. Questa follia deve far riflettere tutti coloro che si sono opposti ad una politica fiscale comune nell’Unione Europea, magari per favorire “pigmei” come Lussemburgo e Dublino. L’arrivo di queste nuove politiche difensive (all’interno) e offensive (all’esterno) nel mondo anglo-sassone deve portare i paesi europei non sulla stessa strada conflittuale con il resto del mondo, ma su quella di una più completa unione, anche con la Russia. Dividersi, in un mondo dei potenti che sembra impazzire, non è saggio.

Giovanni Palladino

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