La catastrofe #grillina romana. Uno vale uno equivale allo sfascio. L’esempio di Don #Sturzo sindaco di #Caltagirone


“La catastrofe grillina romana. Uno vale uno equivale allo sfascio. L’esempio di Don Sturzo sindaco di Caltagirone”.

di Beniamino Piccone

Articolo originale: http://fausteilgovernatore.blogspot.it/2017/02/la-catastrofe-grillina-romana-uno-vale.html

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E’ incredibile assistere allo stillicidio degli scandali che stanno attraversando il Movimento 5 Stelle. Una volta che disgraziatamente nel giugno 2015 l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi decise di togliere la fiducia al sindaco Ignazio Marino (il quale a partealcune ingenuità colossali, stava migliorando la gestione del Comune), il Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto compiere delle serie riflessioni sul candidato sindaco e sul metodo per arrivare a tale scelta.

Nulla di tutto ciò. Tanto uno vale uno! Quindi Paolo Baffi vale Michele Sindona, Mario Sarcinelli vale Gianni Zonin, Peppin Meazza vale Egidio Calloni. Un manipolo di forsennati sul web ha deliberato che sarebbe stata Virginia Raggi la candidata ufficiale del Movimento.

Senza alcuna esperienza di gestione di grandi organizzazioni, con un passato presso lo studio Previti-Sammarco, il cui padre fu protagonista di alcune sentenze chiacchierate (fallimento Caltagirone in primis). L’imperturbabile Andreotti, specialist nella scelta del peggio (“Michele Sindona salvatore della lira”, “Giorgio Ambrosoli se l’andava cercando”) fece di tutto, senza riuscirci, per nominarlo presidente della Consob. Naturalmente lo studio Sammarco collabora vis a vis con lo studio Previti, il cui dominus Cesare Previti si distinse per saper pagare profumatamente i giudici romani (sentenza definitiva Imi-Sir e Lodo Mondadori, Previti condannato per corruzione in atti giudiziari a 6 anni di reclusione). Leggete qui Giuseppe D’Avanzo,  giornalista d’inchiesta formidabile “Le sentenze aggiustate della lobby di Previti”

Cosa si poteva sperare da Virginia Raggi? Nulla. Il M5s ha grossissime responsabilità. Lei così inadeguata al compito, che non si è resa conto che fosse meglio rinunciare alla candidatura. Ma tant’è.

Prima di essere eletta Virginia Raggi, in crisi con il marito, vive una relazione con Salvatore Romeo, già responsabile del patrimonio immobiliare della Capitale con l’amministrazione guidata da Gianni Alemanno. Romeo, racconta la sua ex fidanzata Alessandra Bonaccorsi, usa intestare delle polizze vite a coloro che si porta a letto. Poi cambia beneficiario. Tocca quindi anche a Virginia, che prima delle elezioni si trova – a sua insaputa!, come il già ministro dell’Interno Claudio Scajola, che si ritrovò acquirente di un appartamento al Colosseo, con somme pagate da altri – a beneficiare di una polizza. Casualmente, pochi mesi dopo, con Raggi sindaca, Romeo viene promosso con moltiplicazione dello stipendio (da dipendente a 39mila euro a capo della segreteria del sindaco a 110 mila euro, bella la vita, eh).
Se Romeo e Raggi fossero amanti non lo sappiamo. Certo è che la smentita per la Raggi è d’obbligo visto che l’abuso di ufficio sarebbe ancora dietro l’angolo con l’aggravante del conflitto di interesse per favorire il proprio compagno. L’assessore Paolo Berdini ha detto alla Stampa: “Sono proprio sprovveduti. Questi secondo me erano amanti. L’ho sospettato fin dai primi giorni, ma mi chiedevo: “com’è che c’è questo rapporto?”

Segnaliamo che il consulente assicurativo avrebbe degli obblighi particolari, stability dalla normativi anticiciclaggio. Quando il beneficiario è un soggetto terzo che non ha legami parentali, si possono ravvisare casi di anomalia. Massimo Cingolani su Movimenti Metropolitani scrive: “Ai fini della valutazione, vanno presi in considerazione vari elementi: ”Il profilo soggettivo del cliente, quali la sua capacità economica e l’attività svolta dal soggetto, ad esempio se risulta essere nella pubblica amministrazione, o in partecipate, oppure politicamente esposto, nonchè ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto”. Politicamente esposta la Raggi? Non sia mai. Cingolani prosegue: “La normativa specifica inoltre nel caso di polizze assicurative ramo vita di identificare il beneficiario della prestazione assicurativa al momento della liquidazione della stessa. Richiede inoltre di acquisire l’informazione sul tipo di legame che lega il beneficiario al contraente e se il beneficiario stesso sia una persona politicamente esposta. Legami al di fuori del nucleo famigliare del contraente o cariche politiche del beneficiario rendono il rapporto qualificabile ad “alto rischio” e pertanto impongono di applicare gli obblighi di adeguata verifica rafforzati“.

Marco Vitale – il cui sapere spazio da Ezio Vanoni ad Arturo Benedetti Michelangeli -, qualche giorno fa, mi ha fatto avere un suo scritto su Luigi Sturzo sindaco di Caltagirone, dove si analizza l’operato del primo cittadino (allora prosindaco, visto che con la toga non poteva essere sindaco) tra il 1905 e il 1920. Don Sturzo faceva politica facendo buona amministrazione. “Amministrare bene vuol dire già fare politica”, scrive Vitale, “perché vuol dire impegnarsi per certi rapporti fra i cittadini, per garantire equilibri, equità e per avere un disegno di sviluppo. E per fare le cose bene bisogna essere molto competenti”.

Appena insediatosi a Caltagirone Luigi Sturzo licenziò il capo dei vigili. Perché i vigili “approfittavano degli approfittatori”, erano diventati una forza autonoma che gestiva il proprio potere come voleva, “erano servi che si facevano pagare caro”.
Anche Virginia Raggi sostituì appena arrivata il capo dei vigili Raffaele Clemente. La differenza, enorme, è che questa persona, validissima, scelta da Ignazio Marino, stava finalmente facendo pulizia della corruzione del corpo, infestato da ruberie e nefandezze, frutto della gestione Alemanno.

Il Tempo di Roma scrisse a ottobre 2016: “Il 15 settembre scorso il Direttore delle Risorse umane, Raffaele Marra (ancora in galera, arrestato grazie al lavoro dell’Unità di Informazione Finanziaria guidata da Claudio Clemente, a supporto dei pm romani, ndr) ha dato il via a una consultazione interna per valutare i profili dei dirigenti con più di tre anni di anzianità di ruolo”. Che limpidezza, che classe, a parole. Poi si naviga nel torbido.

Don Sturzo iniziò nel 1905 la battaglia per la moralizzazione della macchina amministrativa. Era una precondizione. Non si può fare una politica seria avendo in mani degli strumenti corrotti, rilassati, irresponsabili.

Vitale scrive che Luigi Sturzo “studiava sempre, imparava sempre ed era un mostro di bravura”. Volevamo sapere quando Virginia Raggi studiasse i dossier, con chi si confrontasse, i suoi consiglieri. Ora abbiamo capito. Con Raffaele Marra, agli arresti, con Salvatore Romeo sul tetto del Campidoglio. A che livello siamo arrivati. Confidiamo nell’arrivo degli elicotteri del Fondo Monetario Internazionale, che ci commissarierà. Come nazione, incapace di governarsi.

Beniamino Piccone

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