SERVIRE L’ITALIA PER UNA RIVOLUZIONE CULTURALE NEL MONDO POLITICO ED ECONOMICO


Il 18 gennaio 1919 Luigi Sturzo, fondatore e segretario politico del Partito Popolare Italiano (PPI), lanciò un Appello “a tutti gli italiani liberi e forti” per condurre l’Italia sulla via della modernizzazione e dello sviluppo. Era sostenuto dall’esperienza e dal successo con cui amministrò per ben 15 anni, come pro-sindaco, la sua città natale, Caltagirone. Riuscì a eliminare le “male bestie” della corruzione, dello sperpero del denaro pubblico e della pessima gestione dell’economia fatta dai potenti di turno. Fu un Appello che ha tuttora una straordinaria attualità, perché era basato su valori e principi di carattere universale, che si possono sintetizzare nella seguente verità: la ragione politica e la ragione economica hanno un loro fondamento di razionalità solo se guidate dalla ragione morale. Se invece questa viene calpestata, politica ed economia sono entrambe prive di ragione. Come naturale conseguenza di tale violazione, “invano edificano i costruttori” della politica e dell’economia, come la lunga storia dell’umanità ci insegna. All’inizio del secolo scorso Luigi Sturzo prevedeva la prossima fine delle monarchie, delle aristocrazie, delle oligarchie, degli imperi, delle dittature, ossia la fine del potere dei pochi (i veri “soggetti” della società) sui molti (veri “oggetti” nelle mani dei pochi potenti). Nel suo Appello ai “liberi e forti”:  auspicava la fine dello Stato accentratore;  dava largo spazio all’autonomia comunale;  favoriva la libertà di scelta educativa delle famiglie tra scuola pubblica e scuola privata per migliorare il sistema educativo in un clima competitivo;  esigeva grande attenzione della politica economica a non porre ostacoli e anzi a favorire lo sviluppo delle imprese private, le vere protagoniste nella creazione di posti di lavoro e nella produzione di beni e servizi;  riteneva fondamentale una stretta alleanza tra gli imprenditori e i lavoratori per cointeressare entrambi allo sviluppo delle imprese e quindi per favorire un clima di giustizia e di pace sociale. Ma il suo sogno riformatore e veramente popolare, perché favoriva la più ampia partecipazione del popolo allo sviluppo della democrazia (di qui il termine “popolarismo”), non poté essere realizzato per l’avvento del fascismo, che lo costrinse all’esilio per ben 22 anni (19241946).

Al suo ritorno in Italia, Sturzo trovò una DC piena di ex-deputati del suo PPI (compreso Alcide De Gasperi) e sperò che il popolarismo si potesse finalmente attuare nel nuovo clima democratico e liberale. Era incoraggiato anche dalla presenza attiva di un grande statista come Luigi Einaudi e di un grande imprenditore lungimirante come Adriano Olivetti, che teorizzava sin dal dopoguerra una democrazia senza partiti e un Paese dotato di migliaia di Comunità operative senza più divisioni “giurassiche” fra destra e sinistra. Ma quel clima positivo finì presto con l’ascesa nella DC dei “professorini” di sinistra e con l’esplosione del più duro conflitto tra capitale e lavoro mai avuto in un Paese del mondo occidentale. È ormai passato circa un secolo da quella “invenzione” sturziana, ma non dobbiamo considerarla superata e sconfitta dalla realtà odierna. Semmai è la drammatica realtà odierna, causata dai gravi errori compiuti da decine di governi di centro-sinistra e di centro-destra negli ultimi 50 anni, che si dimostra sconfitta per la mancata attuazione dei principi morali, democratici e liberali sostenuti da grandi uomini “liberi e forti” come Sturzo, Einaudi, De Gasperi e Olivetti, che credevano in un profondo convincimento di Quintino Sella, purtroppo ignorato troppo a lungo dai nostri “professionisti” della politica e dell’economia: “La grandezza e la prosperità di un Paese sono una conseguenza diretta delle capacità intellettuali e morali della sua classe dirigente”. Dobbiamo quindi ripartire da quelle sane “radici”, attualizzandole al mondo di oggi, per fare emergere una nuova generazione di politici e di amministratori locali onesti e competenti, nel pieno rispetto di una verità-base (“il buon governo esige buona cultura”) sempre sostenuta da Sturzo. E Olivetti ci ricordava: “Abbiamo portato in tutti i villaggi le nostre armi segrete: i libri, i corsi, le opere dell’ingegno e dell’arte. Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della cultura che dona all’uomo il suo vero potere”. SERVIRE L’ITALIA è un’Associazione di cultura politica che crede in queste verità “lapalissiane” e nella qualità “selettiva” del verbo SERVIRE, che deve rappresentare un efficace “filtro” all’ingresso di chi desidera unirsi a noi. Tutti devono capire che qui si serve e non ci si serve, nel pieno rispetto di una solida “pietra d’angolo” posta alla base del pensiero e dell’azione dei suddetti quattro italiani “liberi e forti”, che – come si legge nell’art. 2 del nostro Statuto – “concepirono l’attività politica e l’attività imprenditoriale come il più nobile impegno al servizio del bene comune per la realizzazione di una società equa e giusta”. Utopistico questo obiettivo? Sembra di sì nel vedere come nell’odierna società cosiddetta civile, non solo in Italia, vi sia ancora poca equità e poca giustizia. Ma non è da uomini “liberi e forti” alzare bandiera bianca su questo obiettivo. Olivetti diceva: “Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di molto più grande”.

Il nostro grande proposito è di sfruttare al meglio le tante “armi segrete” di cui è ricco il nostro patrimonio culturale, di far salire a bordo di SERVIRE L’ITALIA il maggior numero possibile di persone di grande qualità e di collaborare con altre Associazioni e Fondazioni aventi finalità convergenti con le nostre. Desideriamo “declinare” il verbo SERVIRE non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale per far sentire quanto più possibile “in loco” i benefici della nostra attività culturale e politica. Spetta all’iniziativa dei nostri soci sviluppare una vasta rete operativa, scovando e facendo emergere dalle “catacombe” in cui si sono rifugiati tanti italiani di valore sotto i colpi dei “professionisti”, che si sono serviti della politica per loro interessi personali, anziché servire la politica per l’interesse generale. Sturzo sosteneva che un uomo politico può avere quattro caratteristiche: o grande competenza e grandi doti morali; o grande competenza e scarse doti morali; o scarsa competenza e grandi doti morali; o scarsa competenza e scarse doti morali. È ovvio che solo la prima combinazione può fare di lui un vero uomo di servizio, utile al Paese. La seconda e la terza lo rendono “zoppo” e, prima o poi, ne causano la caduta, mentre la quarta – purtroppo molto diffusa – lo rende capace di tutto, nel peggior senso del termine. L’attuale rivolta populista scomparirà solo in un sistema politico “corazzato” da uomini di servizio capaci di coniugare la buona cultura con la concretezza dei progetti operativi più adatti al caso, qualità che di solito i populisti non hanno. L’obiettivo di SERVIRE L’ITALIA è di contribuire a fornire la “corazza” con la rivoluzione culturale di cui il Paese ha un gran bisogno.

Giovanni Palladino

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