LA FINE DELLA DC, DEL PCI, DEL PDS, DEI DS E DEL PD: È IN SOSTANZA MANCATA LA BUONA CULTURA DI GOVERNO


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Adriano Olivetti lo aveva già intuito nel 1949, quando scrisse che “molte coscienze sono oggi in crisi, in una crisi dolorosa, perché per esse i partiti non hanno rispettato la verità, non hanno avuto tolleranza e hanno tradito gli stessi ideali dai quali erano nati”. Teorizzò quindi una DEMOCRAZIA SENZA PARTITI e un sistema politico COMUNITARIO, dove le comunità locali – per loro natura le più vicine ai problemi e alle esigenze dei cittadini – avrebbero dovuto assumere ampi poteri amministrativi e di governo, senza cedere alle false illusioni delle ideologie di destra o di sinistra. Olivetti si riferiva soprattutto ai due partiti di massa, la DC e il PCI, che nel 1949 erano ancora ben lontani dalla loro fine, ma che stavano già incubando i virus della loro futura scomparsa anteponendo gli interessi di “bottega” agli interessi generali. Lo aveva capito anche Luigi Sturzo, che dopo avere profetizzato negli anni 20 l’inevitabile fine del fascismo per liberticidio, profetizzò l’altrettanta inevitabile fine del comunismo e anche quella della DC, se avesse tradito i valori e i principi della dottrina sociale della Chiesa con l’apertura delle porte alle tre famose “male bestie”: lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico. “Attenti ai mali passi!” egli ammonì. E i mali passi furono compiuti. Entrambi, Olivetti e Sturzo, si batterono invano per il primato della morale e della libertà responsabile in politica ed economia, nonché per il massimo decentramento dei poteri di governo nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà. È quindi mancato il supporto di un prezioso patrimonio culturale, senza del quale la storia ci ha sempre dimostrato che “invano edificano i costruttori”. C’è quindi bisogno di un “BACK TO BASICS”, cioè di un ritorno a quei valori e principi fondamentali, che la politica e l’economia hanno sempre colpevolmente trascurato o calpestato, tradendo sia gli ideali di giustizia sociale (monopolio della sinistra) sia gli ideali di libertà economica (monopolio della destra) senza mai giungere a quella stretta alleanza tra i due ideali suggerita dalla dottrina sociale della Chiesa e attuata con risultati positivi dal pro-sindaco Sturzo a Caltagirone e da Olivetti a Ivrea e Pozzuoli.

Invece il “BACK TO BASICS” di Renzi, proposto venerdì scorso al Lingotto di Torino, è quello di rifare una scuola di formazione politica per i giovani (“una nuova Frattocchie 2.0”), di recuperare l’identità di sinistra con la riabilitazione della parola “compagno” e di darsi coraggio (“basta aver paura del futuro!”) citando quanto disse Roosevelt nel 1933: “L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”. È paradossale che il figlio di un ex democristiano citi la famosa scuola comunista delle Frattocchie, che per decenni ha deformato culturalmente migliaia di giovani, fra i quali D’Alema, che all’inizio degli anni 70 imparò bene a gettare bombe molotov nelle manifestazioni in cui esplodeva l’odio contro i padroni. Quello stesso odio che nel 1980 portò Berlinguer a incoraggiare gli operai della Fiat – proprio di fronte ai cancelli del Lingotto – ad occupare la fabbrica. Con la deludente conseguenza per i “compagni” che pochi giorni dopo ci fu a Torino la storica “marcia dei 40.000”, che diede inizio alla graduale fine del durissimo conflitto tra capitale e lavoro nelle relazioni industriali. Peccato che poi il vertice della Fiat, dopo quella indubbia vittoria, non abbia saputo sfruttarla per creare le condizioni favorevoli allo sviluppo di un capitalismo moderno di tipo partecipativo. Purtroppo la grande industria privata preferì continuare ad “inquinarsi” con la politica, finanziandola e finanziandosi, in un intreccio perverso che portò alla fine della prima Repubblica, pochi anni dopo il crollo delle teorie che si insegnavano alle Frattocchie. “Dì qualcosa di sinistra!” avrebbe poi urlato Nanni Moretti a D’Alema. Ma cosa poteva dire se il suo vocabolario non poteva contenere alcuna risposta? E anche il vocabolario di Renzi è molto povero, se pensa che tornare a chiamarsi “compagni” possa contribuire a rendere più efficace la loro azione. Siamo ora vicini al fallimento della seconda Repubblica e, dopo due fallimenti della politica, in Italia regna la paura del lavoro che retrocede e la paura della criminalità che avanza. Una criminalità talmente potente che si permette di dare luce verde o luce rossa a chi vuole fare politica: tu puoi farla, perché sei un amico; tu non devi farla, perché sei un nemico. Tutto ciò è stato causato dalla pessima qualità della nostra classe politica negli ultimi decenni, con grandi responsabilità addebitabili anche al potere economico. Al punto in cui siamo arrivati è illusorio pensare che la soluzione stia nel creare una Frattocchie 2.0 o nel portare al governo gli allievi di un comico o nel riprendere la lira. L’Italia può essere salvata solo dalla serietà e competenza di coloro che – forti della loro buona cultura – avranno il coraggio di mettersi al servizio della buona politica e del buon governo. Sono persone che esistono, ma ci vorrà ancora del tempo prima di vederle all’opera nella ricostruzione dell’Italia.

Giovanni Palladino

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