UNA LETTERA DI DON #STURZO SULL’UNITÀ DELL’#EUROPA


europa_unita

Nel momento in cui la confusione e l’ipocrisia regnano sovrane (Renzi imposta il Congresso pregando i fuggitivi di ritornare per ripartire insieme, ma poi li attacca e quindi li respinge di nuovo nel discorso finale; Berlusconi cede a Salvini con l’idea assurda del ritorno della lira in Italia e del mantenimento dell’euro per gli scambi con l’estero; Gentiloni offre vantaggi fiscali ai super-ricchi stranieri per attrarli a risiedere in Italia, invece di puntare sulla UE per una politica economica e fiscale unica e competitiva per rendere l’Europa più forte e unita), pubblichiamo una lettera scritta 70 anni fa da Luigi Sturzo, che auspicò la nascita degli Stati Uniti d’Europa sin dal 1928. Da questa lettera si capisce la motivazione profondamente spirituale di questo auspicio, mentre oggi continuiamo a litigare come tanti galli in un pollaio senza capire la straordinaria importanza – per vivere bene e in pace – di arrivare quanto prima a considerarci tutti europei DALL’ATLANTICO AGLI URALI. Si annunciano tempi turbolenti, che potremo affrontare meglio nella concordia dell’unione cementata in un ampio continente europeo, che dispone di ogni ben di Dio e della forza delle radici cristiane.

UNA LETTERA DI DON STURZO SULL’UNITÀ DELL’EUROPA (1)
Illustre Presidente, mi duole non poter essere presente al Vostro incontro. Vi sarò con il pensiero e con il cuore. Europa oggi parola fatidica, parola di speranza, più di ieri. Anche nei secoli passati, l’Europa fu ideale e realtà: impero romano, impero di occidente, impero carolingio, sacro romano impero, cristianità. L’Europa fece fronte al pericolo islamico; con alterna fortuna creò regni, formò nazionalità, promosse leghe; penetrò ovunque, per il bene e per il male. La civiltà di oggi e di ieri è europea; dall’Europa si è affermata in tutte le parti del mondo. Varie e diverse sono state le civiltà umane. L’Asia mediterranea ne ha avute, come ne ha avute l’Asia centrale e orientale. La voce di Mosè e quella dei profeti, in preparazione dell’avvento di Gesù Cristo, ebbe risonanza nel Mediterraneo. Il centro, da dove partì l’umanesimo greco e romano cristianizzato, ha dato la fisionomia al mondo. Ciononostante, l’Europa ha una storia di sangue fraterno; l’Europa di diversa, divisa, individualista, irrequieta. Mai si è sentita veramente una e vitale, superando ambizioni di principi, ingordigie di profittatori, agitazioni di masse: mai l’Europa ha frenato l’ansia della conquista, ha estinto la sete di dominio. Assoggettare gli altri al proprio vantaggio, dominare popoli ed esigerne tributi, condurre imprese oltre i confini propri e oltre gli spazi marini, promuovere la parola di Dio e diffondere la parola dell’uomo; una storia piccola e grande, abusiva ed eroica, materiale e spirituale. In mezzo a tanti conflitti una voce è sempre echeggiata: siete tutti figli di Dio, amatevi come fratelli. La stessa voce profetizzava che nel mondo vi saranno contrasti, lotte e guerre; che i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce; che per andare a portare parole di speranza, di pace e di amore occorre farsi agnelli in mezzo ai lupi, perché solo il sacrificio per il bene porta alla resurrezione. Pur essendo l’oggi come il passato, il progresso scientifico, meccanico e materiale oggi è più rapido di ieri; incombe pertanto su di noi il pericolo di una catastrofe generale anche per fatti locali e per contrasti di interessi: la chiusura del Canale di Suez, la rivolta in Giordania, lo scatto di un punto nevralgico qualsiasi per un conflitto potenziale. Perciò l’Europa si è ridestata dalla crisi della seconda guerra mondiale; si va attrezzando economicamente; adegua il suo armamento a quello delle due potenze più forti. Ma la parola di vita ieri e oggi è sempre la stessa: amatevi come fratelli, voi che siete figli dello stesso Padre. Se oggi auspichiamo una Europa occidentale unita e salda, lo è anche per i fratelli d’Europa che sono sotto il giogo tiranno di governi senza religione e senza libertà. Pur non avendo noi delle serie possibilità immediate e pratiche per venire in aiuto dei nostri fratelli, c’è la solidarietà ideale ed affettiva per quei paesi al di là della cortina di ferro che soffrono e attendono. La preghiera a Dio è il rifugio del nostro cuore e la speranza vivificata dalla fede. L’avvenire? È nelle mani di Dio. Il presente ci è stato dato da Dio per poter compiere il nostro dovere. Speriamo che l’Europa unita, mezzo di difesa per i paesi liberi, possa essere mezzo di liberazione per i paesi oppressi. Non è la guerra nei nostri piani e nei nostri desideri. Noi vogliamo la pace, l’intesa, la libertà per tutti, anche per gli stessi russi e per i popoli di quell’immenso paese, che anch’essi soffrono per la dittatura e per la miseria. In alto i cuori: la fede in Dio sorreggerà quelli che soffrono e quelli che sperano. Sorregga le nostre attività e ci dia forza per compiere i nostri doveri.

I più fervidi auguri agli intervenuti e ai dirigenti nel fraterno e cristiano saluto:

Pax vobis.

____________

(1) Lettera inviata il 19 maggio 1957 al Prof. Danilo Angeletti, Presidente del Movimento “Incontri per la nuova Europa”, in occasione del secondo incontro internazionale a Fermo.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...