#OLIVETTI. TUTTI PAZZI PER L’UOMO CHE INVENTÒ IL #FUTURO


olivetti_sorridente

TUTTI PAZZI PER L’UOMO CHE INVENTÒ IL FUTURO

di Gian Luca Veneziani

(Pubblicato su Libero del 25/03/2017)

Nonostante la sua figura sia stata spesso disconosciuta, le sue intuizioni sottovalutate e la sua eredità industriale indegnamente dismessa, il nome di Adriano Olivetti è ancora un brand che tira. Anzi, quel marchio oggi fa registrare un incredibile revival, attecchendo in due ambiti molto cari al grande Adriano, istruzione e impresa, come sinonimo di qualità e italianità positiva. Un fenomeno che si potrebbe definire “nostalgia olivettiana”, sebbene si tratti di qualcosa che ha a che fare col futuro, col destino del sistema Italia e non solo col ricordo dei tempi d’oro del boom. Colpisce, in primo luogo, che Olivetti rappresenti un modello attrattivo per le nuove generazioni, soprattutto studenti di scuole e università. “Con Edizioni di Comunità stiamo ripubblicando gli scritti di Adriano Olivetti, da Le fabbriche di bene a Città dell’uomo” avverte Beniamino de’ Liguori Carino, Segretario Generale della Fondazione e nipote di Adriano. “Portiamo quei testi nelle scuole, dove teniamo corsi intitolati Lezioni olivettiane, una sorta di evangelizzazione del verbo di mio nonno. E la reazione è entusiasmante: i giovani si appassionano alla grandezza di questo imprenditore e, in particolare, alla sua immagine di italiano per bene”. Lo conferma anche il riscontro nelle università. “Da quando abbiamo avviato la Serie Tesi per diffondere i migliori lavori in ambito accademico su Olivetti” continua de’ Liguori Carino “c’è stato un exploit di tesi dedicate alla figura di Adriano. Ogni anno ne censiamo centinaia in tutta Italia e riceviamo in Fondazione migliaia di richieste di materiale d’archivio per la documentazione”. Al successo olivettiano nel mondo dell’istruzione, corrisponde un recupero della sua figura nell’universo dell’impresa, in un tentativo di riabilitare il suo insegnamento troppo a lungo disatteso. A Ivrea, proprio nei luoghi dove aveva sede lo stabilimento Olivetti, è nata una scuola per imprese, laboratorio di business che consente a pmi e start-up di acquisire una visione imprenditoriale e tradurla in concreta strategia aziendale. Si chiama A scuola di futuro e fa capo alla società Genius Faber che, già nel nome, associa i due principi ispiratori dell’opera di Adriano: genius et faber, ossia il genio e l’artigiano, la capacità di mettere insieme creatività e concretezza. In questi corsi per imprese tornano vivi il senso e lo spirito del messaggio olivettiano.

“Vogliamo riattivare” racconta Alberto Peretti, filosofo e fondatore di Genius Faber, “il modello Olivetti come faro e orizzonte, e quindi punto di riferimento ancora attuale per le pmi italiane. Da qui la valorizzazione di temi come la responsabilità allargata, l’artigianalità d’impresa e la necessità di coniugare etica ed estetica del lavoro. Ma soprattutto intendiamo recuperare un’intuizione di Adriano: chi acquista un prodotto made in Italy non fa sua solo una merce, ma diventa partecipe degli intenti di chi l’ha realizzata. Made in Italy riguarda anche un modo di fare impresa, un’idea dell’uomo e del lavoro, presente da 2000 anni nel dna del nostro Paese”.

E la vera scoperta è che questo criterio lavorativo funge da leva di business, strumento di profitto: “Facendo consulenza strategica” nota Peretti “convinciamo le pmi che nel loro modo di lavorare è già contenuta la ragione del loro successo. E ciò vale sia per le aziende tradizionali del made in Italy, food e moda, che per imprese di meccanica e alta tecnologia”. In tutti i casi, alla base, c’è il metodo olivettiano ribattezzato da Peretti “via mediterranea al lavoro” che, lungi dall’essere sinonimo di lentezza e inefficienza, è strumento di eccellenza. “Si tratta della nostra capacità di combinare produttività, relazionalità e bellezza, superando il paradigma della brutalità e riconciliando il tempo della vita con quello del lavoro. Ma si tratta anche del nostro dovere di puntare in alto, perché pensare in piccolo porta solo a diventare piccoli”. Sintesi efficace della relazione olivettiana tra cultura e impresa, nel senso di cultura d’impresa, ma anche di fare impresa con la cultura. Vi sono altri due progetti: la candidatura di Ivrea a patrimonio mondiale dell’Unesco come “città industriale del XX secolo”, riconoscimento che potrebbe arrivare già il prossimo anno e significherebbe la possibilità di preservare un patrimonio architettonico unico al mondo e attrarre in città nuovi investimenti (leggasi a riguardo il libro di Marco Pieroni, Ivrea – Guida alla città di Adriano Olivetti, Edizioni di Comunità, pp. 216, 18 euro). E il protocollo d’intesa siglato dalla Fondazione Olivetti col comune di Matera in vista di Matera Capitale della Cultura 2019 per rilanciare il quartiere La Martella, borgo residenziale voluto da Adriano per offrire uno spazio più decoroso alla gente dei Sassi e tutelare la civiltà contadina del luogo. Un’intuizione profetica (di cui tratta il volume di Federico Bilò ed Ettore Vadini, Matera e Adriano Olivetti, Edizioni di Comunità, pp. 234, 15 euro) che Olivetti ebbe oltre 60 anni fa, quando nessuno pensava a Matera come polo culturale del Sud. Ennesima dimostrazione della sua capacità di guardare oltre e più in profondità.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...