PARISI E IL PARTITO-CONTENITORE


cnipa sistema pubblico di connettivita e cooperazioneStefano Parisi ha celebrato, il 1° aprile a Roma, la prima conferenza nazionale di “Energie per l’Italia”, la nuova formazione politica che, a suo giudizio, dovrebbe raccogliere, alle prossime elezioni politiche, almeno il 10 per cento dei voti. Finora non ci sono sondaggi che autorizzino a confermare o smentire tale previsione che Parisi fonda su un ragionamento in più punti:

 1. Forza Italia è esausta: tradotto, significa che Silvio Berlusconi non può rilanciare se stesso come leader del centrodestra e men che meno capo del governo;

2. I “moderati”, che in altri Paesi sono definiti “classe media” sono divisi tra il richiamo da destra (Salvini, Meloni) e il richiamo da sinistra (Renzi); un terzo scaglione di moderati è invece orientato verso il M5S;

3. Energie per l’Italia si oppone ai due attuali colossi dello schieramento politico italiano: il M5S e il Pd, che insieme fanno circa il 60% dei voti;

4. La restante area del 40%, rimpolpata da alcuni astenuti che potrebbero tornare a votare, se vuole vincere, deve adottare una linea e una leadership non divisive ma aggreganti e dovrebbe esprimersi il prossimo 8 ottobre. In altre parole: Berlusconi, Salvini e Meloni dovrebbero fare un passo indietro e lasciare a “Energie per l’Italia” il compito di federare l’area moderata.

5. In sintesi: chi non vuole assolutamente riportare Renzi a Palazzo Chigi a fare commedia dell’arte, chi non vuole altrettanto decisamente affidare l’Italia ai grillini, chi è deluso da Forza Italia e chi non se la sente di affidarsi al duo SalviniMeloni, ha una sola scelta: Energie per l’Italia.

Il risultato (virtuale) è quello di un partito-contenitore, al quale ogni eventuale elettore darà il suo voto in base a una o più delle motivazioni generali sopra indicate, ma non in funzione di un progetto organico, forte e innovativo. Non basta non volere “vecchi politici” sul palco. Quanto al puntare sulle nuove leve, che pure sono già entrate negli altri partiti, provenienti da diverse partiti d’Italia e con processi formativi diversi, non sono emerse eccellenze. Forse “Energie per l’Italia” ha messo a punto un sistema di selezione del tutto speciale?

Per ottobre è stato promesso un “programma di governo”, pieno di proposte interessanti e innovative che saliranno dal basso: è questo un modo per stimolare idee e (legittime) ambizioni ma è difficile che da tante proposte, in sé sicuramente apprezzabili, venga fuori un’idea generale, un progetto organico, una strategia anziché un miscuglio di tattiche. E le idee veramente strategiche non provengono dal basso. I richiami all’edilizia (l’Italia vive di edilizia fin dai tempi dell’antica Roma), all’eccesso di burocrazia, alla riduzione delle tasse sulle imprese, alla scuola “di qualità” (ma ci vorrebbero almeno trent’anni per risollevarla), alle start up (quanti milioni ce ne vorrebbero?), alle infrastrutture (a partire da quelle turistiche) – conditi da banalizzazioni (in tema economico) sostenute da entusiasmi di circostanza, non servono ancora a identificare “Energie per l’Italia” come forza rivoluzionaria di stampo liberale e popolare: tutti termini che andrebbero riempiti di contenuto. L’unica proposta precisa, a costo zero, fatta finora, è quella dell’introduzione in Costituzione del principio del “voto di sfiducia costruttivo” ad imitazione del modello tedesco. Un’idea semplice, trattata però con superficialità politico-istituzionale e storica:

. sul piano storico, quel meccanismo è già superato in Germania quando, con la perdita di voti da parte di entrambi i maggiori partiti, questi hanno messo in moto il meccanismo della “grande coalizione”, che non ha bisogno del voto di sfiducia costruttivo, bastando la scadenza elettorale ogni quattro anni;

. sempre sul piano storico, in riferimento all’Italia, tanto nella Prima che nella Seconda Repubblica, quel principio, non enunciato, è stato di fatto applicato: le crisi di governo, frequenti, si aprivano già sapendo – dopo una serie di riti – quale nuovo governo sarebbe seguito;

. sul piano politologico, la stabilità governativa non è assicurata da regole o da minacce ed è comunque diversa dall’efficienza governativa: abbiamo avuto “governi lunghi” con Craxi, Berlusconi e Renzi: stabilità sì, capacità di risolvere problemi strutturali, no;

. sul piano politico-istituzionale, quella regola della sfiducia costruttiva ha senso se tutta la responsabilità politica ricade sui partiti, ma in Italia essa è fortemente condizionata dai grandi poteri del Capo dello Stato (Scalfaro, Ciampi, Napolitano) per cui quella regola finirebbe per essere inefficace.

Se su una proposta minore di questo tipo (è illusorio credere che risolverebbe questioni maggiori) emerge la fragilità progettuale di “Energie per l’Italia”, restano i dubbi sul “programma annunciato”. Di positivo c’è il marketing politico, ma non è ancora possibile confrontare la densità degli incontri “al chiuso” con l’impatto del nuovo partito con i grandi numeri.

Alessandro Corneli

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