La grande importanza delle buone “radici”


#Catania, 8 aprile

“Don Luigi #Sturzo e i #giovani”

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LA GRANDE IMPORTANZA DELLE BUONE “RADICI”

Intervento di Giovanni Palladino

Nel leggere il tema di questo incontro (“DON STURZO E I GIOVANI”), una domanda sorge spontanea: cosa potrà mai insegnare ai giovani di oggi un uomo nato nel 1871? La risposta migliore potete ascoltarla e vederla in un video che trovate nella prima pagina del sito di SERVIRE L’ITALIA. È un video di 40 minuti (“L’ATTUALITÀ DI DON LUIGI STURZO”) realizzato da 120 giovani di 4 licei di Sciacca e di Menfi che hanno partecipato a un concorso (“DON STURZO OGGI”) ideato dall’Avv. Stefano Scaduto, Presidente dell’Associazione Alcide De Gasperi di Sciacca. Nell’arco di sei mesi gli studenti sono stati chiamati a studiare la vita e il pensiero di don Sturzo per capire se questo grande sacerdote e statista siciliano poteva ancora dire qualcosa di valido per il mondo di oggi. Non si trattava di scrivere un testo, ma di sintetizzare in un documentario di 10 minuti la figura e il pensiero di Luigi Sturzo.
Nel nostro sito, oltre alla visione dei quattro documentari, si possono seguire anche gli interventi fatti nel Convegno organizzato a Sciacca alla presenza dei 120 studenti per la premiazione del migliore documentario. L’argomento ha affascinato i giovani di Sciacca e di Menfi che grazie a Google hanno potuto estrarre una montagna di materiale sulla vita e sul pensiero del sacerdote di Caltagirone (“un uomo siciliano e per questo ne siamo fieri” affermano gli studenti di Menfi, che forse lo hanno conosciuto per la prima volta grazie al Concorso. C’è poi la simpatica scoperta di una versione in musica rap della vita di Sturzo, una versione naturale per i giovani e originale per i meno giovani. È la dimostrazione che i giovani hanno un bisogno interiore di veri maestri, che sentano sinceri e disinteressati, maestri che essi devono scoprire, valutare, attualizzare con il loro linguaggio. Ma qual è il giudizio estraibile dai quattro documentari? I 120 studenti ritengono che Sturzo abbia ancora tanto da dire ai giovani. Ciò che più li ha colpiti è il suo rigore morale nel fare politica, rigore morale che deve essere la qualità indispensabile per porsi con serietà e competenza al servizio della politica. E quei giovani hanno capito che è stata soprattutto la totale assenza di tale rigore morale a causare tanta corruzione e tanta incompetenza al potere, cioè tanta pessima gestione del potere. Con la “scoperta” del pensiero sturziano, gli studenti di Sciacca e di Menfi auspicano che un sacerdote siciliano nato nel 1871 possa rivelarsi come un profeta dei tempi moderni. Ma non il profeta dei disastri che la cattiva politica ha prodotto in questi ultimi decenni (come in effetti Sturzo aveva previsto con largo anticipo, se fossero aumentati lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico), bensì come il profeta del necessario rinnovamento, innanzitutto morale e culturale, di cui la Sicilia e tutta l’Italia hanno un gran bisogno. A questo proposito, ho letto con interesse una recente dichiarazione dell’On. Nello Musumeci: “Molti sono convinti che in Sicilia il voto strutturato (ossia il voto di scambio di favori) sia ancora determinante. Ma non è così. La tensione ideale è molto cresciuta e ormai è chiaro a tutti che prima ancora del codice penale si debba rispettare un codice etico.” Ai giovani di Sciacca è rimasta impressa questa convinzione di Sturzo: “C’è chi pensa che la politica sia un’arte che si apprende senza preparazione, si esercita senza competenza, si attua con furbizia. È anche opinione diffusa che alla politica non si applichi la morale comune, e si parla spesso di due morali, quella dei rapporti privati e l’altra (che non sarebbe morale né moralizzabile) della vita pubblica. Ma la mia esperienza lunga e penosa mi fa concepire la politica come satura di eticità, ispirata all’amore del prossimo, resa nobile dalla finalità del bene comune”. Oggi Sturzo ci direbbe certamente che giovani e meno giovani devono continuare a credere in questa grande verità, desunta dalla sua “esperienza lunga e penosa”. Una grande verità che non deve essere considerata una pia utopia, se vogliamo davvero uscire dal grave malessere sociale, che sta colpendo un po’ tutti.

La sorprendente scoperta della grande attualità del pensiero sturziano da parte dei 120 studenti mi porta a denunciare il furto che voi giovani avete subito. Furto che consiste nella sottrazione della conoscenza di una parte del passato, che deve invece esservi utile per costruire il vostro futuro. Mi riferisco alla conoscenza di un’Italia che non vi è stata trasmessa, non per caso, ma consapevolmente e quindi colpevolmente da parte delle due ultime generazioni di uomini politici. Perché un’altra Italia c’è stata ed è stata a voi nascosta. Vi fornisco qualche dato e qualche nome, che deve essere ricordato per ispirare il vostro futuro. Domenico Marotta fu l’inventore di un lungimirante e redditizio punto di ricerca farmaceutica e medica d’avanguardia, come l’Istituto Superiore di Sanità, ma fu fermato con false accuse di malversazione. Giulio Natta inventò il moplen, la plastica d’uso comune, e vinse nel 1963 il premio Nobel per la Chimica, ma la Montecatini rifiutò l’uso industriale della scoperta. Negli anni ’50 Adriano Olivetti portò la sua azienda a essere la prima impresa italiana multinazionale con decine di migliaia di dipendenti molto qualificati e come esempio di un capitalismo dal volto umano per la sua carica innovativa dal punto di vista industriale e sociale. Fu il promotore della grande elettronica di consumo e, se la morte improvvisa non lo avesse fermato nel 1960, avrebbe certamente creato a Milano, dove oggi sorge l’Expo, una Silicon Valley in anticipo di 40 anni. Nel 1959 la lira vinse l’Oscar delle monete per la sua stabilità e l’Italia era vista come la terra del “miracolo economico” grazie alla grande capacità creativa di milioni di piccoli imprenditori, che stavano formando la vera “spina dorsale” dello sviluppo del Paese. Ma questa grande capacità iniziò presto a essere ostacolata dal crescente intervento dello Stato imprenditore, banchiere e “tuttofare”, principale causa dei tanti problemi di cui ancora oggi soffre l’Italia. E di qui anche il “furto” della conoscenza di quel promettente passato, che oggi è necessario ricordare e rivalutare, come è nelle intenzioni di SERVIRE L’ITALIA. L’obiettivo culturale della nostra Associazione è di contribuire alla formazione e selezione di una nuova classe dirigente in Italia, riprendendo le grandi tradizioni di statisti del valore di Luigi Sturzo, di Alcide De Gasperi e di Luigi Einaudi, nonché di un grande imprenditore come Adriano Olivetti. SERVIRE L’ITALIA si ispira alle solide radici culturali e al pensiero politico, economico e civile di questi quattro grandi italiani “liberi e forti”, che concepirono l’attività politica e l’attività imprenditoriale come il più nobile impegno al servizio del bene comune per la realizzazione di una società equa e giusta. Nessuno dei governi di centro-sinistra e di centro-destra degli ultimi 50 anni si è ispirato a quelle solide “radici” culturali. Dal grande ideale del popolarismo sturziano – un metodo di governo che oggi è alla base della moderna economia sociale e solidale di mercato in Germania – siamo passati al populismo della Lega e soprattutto del M5S, che vede nella democrazia diretta on-line la soluzione ai tanti mali creati dallo statalismo e dalla partitocrazia.

Ebbene vi invito a cliccare su Google il nome di GAIA per vedere un documentario di 7 minuti e 27 secondi nel quale Gianroberto Casaleggio vi dice che nel 2020 scoppierà la terza guerra mondiale tra l’Occidente, che ha accettato la democrazia diretta on-line, e l’Oriente, che non l’ha accettata. La guerra durerà 20 anni, la Basilica di San Pietro e le Cattedrali di Notre Dame a Parigi e della Sagrada Familia a Barcellona verranno rase al suolo, le religioni scompariranno, la popolazione mondiale crollerà a 1 miliardo e il 14 agosto 2054 verrà proclamato il Nuovo Ordine Mondiale con le prime elezioni fatte tramite Google a livello planetario. Internet sarà il nuovo dio infallibile, adorato e utilizzato da tutti per ogni loro bisogno. Oggi a Ivrea Davide Casaleggio ha organizzato un convegno sul tema “CAPIRE IL FUTURO” per ricordare il primo anniversario della morte di suo padre. In una intervista al Corriere della Sera del 3 aprile scorso, Davide Casaleggio ha affermato: “C’è chi teme il futuro, perché non sa cosa gli riserva. È una reazione comprensibile. Come per ogni paura l’unico modo per sconfiggerla è la conoscenza. Capiamo il futuro e affrontiamolo. Sarà una sfida entusiasmante.” Lo ha davvero capito il futuro suo padre? O ci ha voluto solo fare uno scherzo di cattivo gusto con la profezia – non entusiasmante – del prossimo crollo della popolazione mondiale da circa 8 miliardi a 1 miliardo? Sono quindi curioso di conoscere cosa ci dirà il convegno di oggi a Ivrea. Comunque è inutile dirvi che don Sturzo, se fosse vivo, vi inviterebbe a utilizzare internet, ma non a essere internet-dipendenti sino al punto di affidarvi alla “cecità” di un gregge manipolato da abili “pastori”. E vi direbbe di combattere per un futuro che non dipenda solo dagli algoritmi e dall’intelligenza artificiale, ma soprattutto dalla vostra intelligenza, guidata dalla buona cultura, dal vostro impegno e dai sacrifici fatti per realizzare le vostre vocazioni. E vi direbbe che avete la fortuna di vivere in un’isola dotata di ogni ben di Dio che non merita di cadere dalla padella della cattiva politica nella brace di chi vi vuole far dipendere dalla democrazia diretta on-line.

Dovete credere nel grande potenziale di sviluppo della Sicilia e nella profezia di Paolo Borsellino, che un giorno disse: “la vostra isola diventerà bellissima”. Per questo l’On. Nello Musumeci si è assunto una enorme responsabilità nel “vestirsi” di quella profezia, come d’altronde l’abbiamo assunta noi di SERVIRE L’ITALIA nel definirci “Movimento Sturziano”.

Di qui il nostro grande impegno per non deludere le aspettative di chi ci seguirà e crederà nella nostra importante azione culturale e politica, che trae ispirazione da buone e solide “radici”.

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