MARCO VITALE: IL MIO SOGNO, CHE DALLA SICILIA NASCA LA RICOSTRUZIONE E LA RINASCITA DELL’ITALIA


#Catania, 8 aprile

“Don Luigi #Sturzo e i #giovani”

IL MIO SOGNO: CHE DALLA SICILIA NASCA LA RICOSTRUZIONE E LA RINASCITA DELL’ITALIA

Intervento di Marco Vitale

“La libertà è come la verità: si conquista; e quando si è conquistata, per conservarla, si riconquista; e quando mutano gli eventi ed evolvono gli istituti, per adattarli, si riconquista”. Don Luigi Sturzo
“Quante grandi sfide ci stanno davanti! E come muterà il vostro tasso di occupazione a seconda di come risponderemo a queste sfide. Nessun fatalismo quindi. Il libro del destino è, come sempre, tutto da scrivere. È vero che la cittadella che vi respinge è ancora, in gran parte, piena di cialtroni. Ed è una cittadella invincibile, se tentate di prenderla di petto, senza idee, senza strumenti, senza cultura, lasciandovi guidare anche voi da cialtroni. Ma è una cittadella all’interno della quale molti prigionieri vi aspettano, per iniziare, finalmente, un discorso serio. È una cittadella che ha tante crepe, dove basta un martello per entrare, purché sia un martello fatto di buon materiale. Non preoccupatevi delle proiezioni sulla disoccupazione. Preoccupatevi piuttosto di capire che nella cittadella i cialtroni non stanno tutti dalla stessa parte. È vero che ci sono personaggi del mondo capitalista che, guadagnando miliardi, dei quali buona parte neri, vi vengono a fare prediche sull’austerità e sull’economia sommersa. Ma è anche vero che ci sono sindacalisti che sono della stessa pasta. Come è vero che la corruzione, e quindi le scelte sbagliate che sono l’inevitabile conseguenza della corruzione, passa attraverso tutti i partiti. Ma non prendete queste notizie con disperazione, bensì con tranquillità: uomini di questo tipo, alla lunga, non possono che perdere, se centrati con metodo. Né prendete il crollo delle ideologie con disperazione, bensì con un senso di liberazione. È la vita che va avanti, oltre le ideologie, oltre i mammasantissima. Entrate, infiltratevi nella cittadella, senza partecipare ai suoi riti di violenza, e cercate quello che, all’interno di essa, si vergognano. È dall’alleanza tra voi e quelli che si vergognano che nascerà la nuova Italia. Come scrive Vasco Pratolini, parlando dell’Italia: “Il segreto della sua forza, per cui il più ignorante e sprovveduto degli italiani non si sente ma è cittadino del mondo, consiste nella capacità del suo popolo di ricominciare sempre da capo”. “Coraggio, giovani! Non ci sarà disoccupazione. Se sapremo far correre le bocce nella direzione giusta, nel modo giusto”.

(Marco Vitale su Panorama, 20 febbraio 1979)

So che i giovani, in genere, non amano pensare al passato. Essi sono proiettati sul presente e sul futuro. È assolutamente normale che sia così. Non capita solo ai giovani, ma a tutti quelli che sono mossi dallo spirito ad agire, ad essere creatori di futuro. Adriano Olivetti, grandissimo creatore e realizzatore, diceva: mi sembra di non avere passato ma solo futuro. Era la sua ansia di contribuire, di essere innovatore, che lo spingeva in questa dimensione. Tra oggi e l’ultima stagione di Sturzo corre più o meno la stessa distanza temporale che intercorreva tra noi giovani, quando io ero al liceo, e la stagione di Giolitti. Noi giovani liceali non eravamo, di norma, interessati a parlare di Giolitti. Ci sembrava un’altra epoca, lontanissima. Questo confronto ci aiuta anche a cogliere il concetto di relatività del tempo. Tra il tempo del mio liceo e Giolitti correvano solo circa 50 anni, ma in mezzo c’erano state due guerre mondiali, la seconda con 50 milioni di morti, in maggioranza civili, la più grande crisi economica dell’epoca moderna, 20 anni di dittatura fascista, uno dei più folli e forsennati totalitarismi della storia come quello del regime nazista, i campi di concentramento, la rivoluzione comunista con la creazione dell’URSS di Lenin e Stalin, e oltre sino alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Perciò per noi liceali parlare di Giolitti voleva dire parlare di un altro mondo, quasi arcaico; nel corso di quei 50 anni erano, infatti, successe grandi rotture. Anche tra oggi e l’ultima stagione di Sturzo (Sturzo muore l’8 agosto 1959) corrono poco più di 50 anni, più o meno lo stesso intervallo di tempo. Ma è un tempo molto diverso. Anche negli ultimi 50 anni sono ovviamente successe tante cose importanti ma nessuna ha rappresentato una cesura. Non ci sono state violente rotture come nei 50 anni precedenti. C’è stata, in fondo, una grande continuità. Il motivo conduttore è stato da una parte il continuo sviluppo economico sino al 2008 e dall’altra il continuo decadimento dei valori democratici e costituzionali, almeno nel nostro paese. L’ultima stagione di Sturzo è stata una strenua battaglia contro: la partitocrazia, la corruzione, lo sperpero del denaro pubblico. Ma non sono forse ancora oggi proprio questi i nostri principali mali, che sono andati sempre ingigantendosi dagli ultimi anni di Sturzo ad oggi? Allora parlarvi di Sturzo non è parlare di storia. È parlare del presente, del nostro presente. E’ parlare del futuro, del vostro futuro. Non conosco alcun scritto importante di Sturzo specificamente rivolto ai giovani. Eppure Sturzo parla ai giovani con tutto se stesso, con le sue azioni, con il suo strenuo impegno. Parla con il suo esempio, con chi era e con cosa ha fatto da giovane. Era molto giovane l’esile pretino don Luigi, quando incominciò la sua azione formidabile di animatore e organizzatore culturale, politico, sociale, economico della sua terra e della sua comunità. Organizzò i cattolici di Caltagirone in un progetto culturale e politico di largo respiro, fece comprendere ai suoi concittadini che il Comune non era proprietà privata dei notabili ma bene comune, attore dello sviluppo, pilastro del vivere civile, organizzò cooperative rurali e bancarie, creò scuole, fondò giornali, costruì una rete di “complicità” con altri giovani sacerdoti della sua età. È dal lavoro formidabile che fece da giovane nella sua terra, che emergerà poi come leader nazionale. È compito nostro farvi conoscere cosa fece Sturzo da giovane, perché questo è il messaggio vero che lui manda a voi, ai giovani d’oggi. Conoscetelo e, se ce la fate, imitatelo o, perlomeno, ispiratevi a lui, al suo amore per la Sicilia e per i grandi valori della libertà, della verità e dell’umanesimo cristiano.

Il giovane Sturzo non si muoveva in una società, in un mondo favorevole, anzi dovette affrontare un mondo terribilmente ostile. Basta un episodio per far luce su questo tema. Sturzo inizia ad interessarsi dei temi della sua città ed a preparare il movimento cattolico cittadino nel 1899. Pochi anni prima, nel 1894, il Procuratore della Repubblica di Caltagirone, inaugurando l’anno giudiziario, diceva: “Il saper leggere e scrivere ha dato luogo a molti inconvenienti e, specie nelle contese elettorali, alla rovina delle masse”. E nelle sue memorie Giolitti ricorda che da Caltagirone, in quegli stessi anni, venne la richiesta dell’abolizione dell’istruzione elementare perché i contadini non potessero, leggendo, assorbire idee nuove”. Questa è la Caltagirone nella quale il ventottenne pretino di Caltagirone inizia il suo apostolato e le sue battaglie, con le quali ha cambiato il mondo chiuso del Comune della sua città, che da feudo di notabili per i propri interessi è stato trasformato da Sturzo e dai suoi in un soggetto fondato su principi, regole, operatività esemplari al servizio di tutti, in una vera comunità. Ed è riuscito a fare scuola ben oltre Caltagirone. E continua a fare scuola a noi, con i suoi principi, con la sua sconvolgente modernità, con la sua opera, con il suo esempio.

Che cosa, dunque, dice Sturzo ai giovani di oggi ed in particolare ai giovani siciliani di oggi. Poche cose semplici ma fondamentali. Dice:

– dovete prendere in mano il vostro destino. Il vostro futuro lo dovete forgiare voi stessi. Non aspettatevi niente dallo Stato o da altre entità lontane ed astratte, o da caricature grottesche dello Stato, come la Regione Siciliana. Forgiate il vostro futuro non da soli ma con l’aiuto di chi può e vuole aiutarvi. E con l’aiuto dei grandi maestri scomparsi, ma che vivono tra noi con il loro esempio e i loro insegnamenti. Come Sturzo il grande maestro cattolico; come Bonhoeffer, il giovane pastore luterano trucidato dai nazisti nel 1945, perché da sempre sostenne l’assoluta inconciliabilità di nazismo e cristianesimo; come Teresio Olivelli, martire della Resistenza, il giovane autore di Ribelle per Amore; come Carlo Cattaneo il grande pensatore e patriota laico, maestro di civiltà e di democrazia, autentico cittadino europeo. Il presidente del consiglio della ricostruzione Alcide De Gasperi, ai giovani della sinistra DC che si lamentavano per non essere abbastanza considerati, disse: “mettetevi alla stanga”. Questo ripete a voi, oggi, Luigi Sturzo. Mettetevi alla stanga. Il carretto da trainare è molto pesante ed abbiamo un disperato bisogno della vostra energia. Senza di voi non ce la facciamo. Non dico questo per dare spazio a impostazioni giovaniliste, che si traducono sempre in disastri, dal giovanilismo fascista (“Giovinezza, giovinezza era il loro inno) a quello di Renzi e dei suoi disastrosi quarantenni. Ma per riconoscere la grande saggezza di un bellissimo proverbio siciliano che dice: “A li picciotti li puma, a li vecchi lu libbru”. Ai giovani “i pomi”, il mordere la mela, l’energia, la forza, la vitalità, la lotta. Ai vecchi “lu libbru”, come fece Sturzo negli ultimi anni. Ognuno nel suo ruolo, ognuno con le sue caratteristiche, ognuno con i suoi doni. Ma tutti insieme, giovani e vecchi, uomini e donne, occupati e disoccupati perché abbiamo bisogno di tutti per superare le sfide che stanno diventando sempre più difficili e minacciose;
– ma non dovete mai, mai scoraggiarvi. Non c’è problema che non possa essere risolto. Non c’è debolezza che non possa essere superata. Diventate duri, testardi, indignati. Ma non scoraggiatevi, mai. Abbiate fiducia in voi stessi. Dice il poeta indiano Tagore: “ogni bimbo che nasce porta con se la lieta novella che Dio non è ancora stanco dell’uomo”. Ognuno di voi, per il fatto stesso di essere nato, è chiamato a una missione da assolvere;

– ma dovete essere molto preparati. Il nostro mondo così complesso, richiede sempre più conoscenza, competenza, volontà consapevole, preparazione. Vogliate bene a voi stessi. Non buttate via il vostro tempo, come Seneca raccomandava nelle lettere a Lucinio: la vita è lunga, diceva Seneca, siamo noi che la rendiamo breve dedicando troppo tempo a cose inutili;

– siate coraggiosi. Non abbiate paura del potere, non barattate mai la vostra dignità per un piatto di lenticchie. Don Sturzo ha dovuto subire tante umiliazioni, soprattutto dalla sua Chiesa, ma lo ha fatto sempre senza barattare la sua dignità, ha piegato la testa quando ha dovuto, in segno di obbedienza, ma non ha mai piegato la schiena.

A me sembra che queste siano le cose essenziali che Sturzo dice ai giovani d’oggi.

Possiamo tentare di trarre dalle stesse anche qualche indicazione più pratica per i giovani siciliani? La situazione mondiale non è buona, la situazione italiana è cattiva, la situazione siciliana è ancora peggiore. Questo spiega perché tanti giovani italiani preparati lasciano un paese che troppo spesso umilia le sue migliori energie ed emigrano in altre parti del mondo, dove dignità e talenti sono più rispettati. Io non posso certo criticare questi giovani coraggiosi che spesso fanno ottima figura nelle città del mondo, ma solo augurare a loro tutta la fortuna che meritano.

Ma molti restano qui, nella loro terra e possono essere altrettanto coraggiosi se tra i motivi per cui restano tra noi vi è anche il desiderio di contribuire a migliorarla.

Sturzo subito dopo l’Enciclica Rerum Novarum (1891) dalla quale ha ricevuto la chiamata all’impegno sociale, poco più che ventenne, disse a se stesso: “Non basta essere sacerdote, voglio essere un sacerdote impegnato per la mia società, per la mia comunità”. Questa dimensione pubblica si può applicare ad ogni attività, ad ogni mestiere, ad ogni professione. Pericle, in un bellissimo discorso sulla democrazia, dice che i cittadini che pensano solo al proprio mestiere e ai propri interessi, sono cittadini inutili o idioti. La nostra democrazia è profondamente malata ed è, giorno dopo giorno, in via di smantellamento. Dobbiamo restaurarla. In Sicilia, la Regione opera da tempo contro la Sicilia e la classe di politici e pubblici amministratori gode di privilegi inaccettabili in una democrazia. Sono loro i nuovi baroni che vi rubano il futuro. Uno dei rischi maggiori della Sicilia è di diventare acquiescenti, di convincersi che deve andare così, che l’alta disoccupazione giovanile fa parte del destino, che il modesto livello dell’industria turistica è normale, che i giovani migliori se ne devono andare per volere degli dei.

E invece le cose non stanno così. La Sicilia ha tutto, assolutamente tutto quanto è necessario per essere una regione fiorente. Ma i suoi cittadini, i suoi giovani devono ribellarsi. È una ribellione che deve diffondersi ovunque e che ha già avuto molte significative manifestazioni negli ultimi venti anni, che ha avuto i suoi caduti, i suoi martiri. Ma oggi deve tradursi anche in un preciso programma politico i cui pilastri siano:

– una proposta di riforma profonda dell’Ente Regione, che porti in pochi anni un dimezzamento dei costi di governo della Regione e del suo ceto politico, i nuovi baroni;

– un progetto di investimenti pubblici e privati che punti alla riduzione dei 2/3 della disoccupazione giovanile in cinque anni; – una lotta senza respiro alla corruzione che oggi è il cancro principale; – politiche di attrazione per i giovani e per i capitali internazionali;

– cedere e privatizzare una quantità importante delle proprietà pubbliche mal gestite.

Forse qualcuno o la maggioranza di voi può pensare che si tratti di utopie.

Ma gli obiettivi che il giovanissimo Sturzo lanciò come suo programma non erano di minore rilievo e difficoltà e, come ho detto, lo fece in un mondo chiuso, ostile e arretrato. Provateci. Provate a lanciare un progetto di questo tipo, sorretto da uomini politici e uomini civici rispettati dai loro concittadini, con nuclei operativi in tutte le principali città, decisi a salvare la propria bellissima patria. Anche io nutro un sogno: che dalla Sicilia nasca la ricostruzione e rinascita della democrazia italiana. Questo è il messaggio che Don Luigi Sturzo dall’alto manda a tutti noi, vecchi e giovani, uomini e donne, siciliani e uomini del Nord. Uniti e ribelli per amore.

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