LA DISONESTÀ DELL’INCOMPETENZA


avvenire_grillo_19apr2017La pagina intera dedicata il 19 aprile a Beppe Grillo da AVVENIRE, il quotidiano della CEI, ha scatenato un putiferio sia nel mondo cattolico che in quello dei non credenti. Come al solito il miglior titolo è stato fatto da IL MANIFESTO: “Il M5S ha un grande AVVENIRE”. Altri titoli sono meno ironici e più “drammatici”, come LIBERO: “Vescovi e Grillo fidanzati” o come LA VERITÀ: “La Chiesa si prepara alle elezioni: prove di alleanza Bergoglio-Grillo”.  AVVENIRE ha successivamente pubblicato tre lettere di lettori perplessi per la decisione di dare tanto spazio e pubblicità a Grillo.

Il Direttore Responsabile di AVVENIRE, Marco Tarquinio, ha risposto a queste obiezioni e, allo stesso tempo, anche alle critiche provenienti da una parte dello stesso mondo dei vescovi, forse preso in contropiede da tanta “audacia” (per Tarquinio si può essere d’accordo su tre quarti del programma del M5S). Ma ecco le righe più significative della sua giustificazione: “… si può essere d’accordo su tre quarti delle grandi questioni, ma è l’ultimo quarto che orienta e spesso decide, e per tanti – me compreso – è anche il ‘tono’ che fa la differenza.”

Quindi per Tarquinio, se ho ben capito, è “l’ultimo quarto” del programma del M5S e il “tono” che sconsigliano di dare il voto a Grillo. A me sembra un po’ poco… Ciò che più mi ha colpito dal contenuto della pagina intera dedicata al nuovo “vate” della politica italiana è il vuoto assoluto che traspare dal suo pensiero “post-ideologico”, come lui lo chiama. Ma è mai possibile che l’Italia sia presto condannata a dipendere da questo vuoto? Grillo continua a urlare “onestà e competenza”, ma è da tempo che si dovrebbe denunciare il fatto che non è soltanto disonesto corrompere ed essere corrotti, ma lo è anche portare al potere persone pericolose in quanto incompetenti per l’importante ruolo che dovrebbero assumere, a partire dal “vate”, che ha solo saputo ben recitare tanti “vaffa”. Può un voto a favore dipendere da questo unico merito?

Poi Tarquinio si chiede: “Mi chiedo e continuo a chiedere ai politici, tutti nessuno escluso: da dove cominciare a ricostruire questa politica ‘degna’, pensante e cittadina, se non cercando e trovando – nel confronto anche duro ma mai rissoso nelle istituzioni e nell’ascolto dialogante della società italiana – risposte umane e umanizzanti ‘alle grandi questioni’? Davvero le risposte politiche emblematiche e convergenti dell’oggi sono soltanto eutanasia, asservimento e sfruttamento degli esseri umani e dell’ambiente, costruzione di muri e distruzioni di ponti, paura del diverso e dello straniero? Davvero ormai la Rete conta ormai più del Parlamento? Non voglio crederci. E penso che nessuno sia escluso dalla responsabilità e dalla fatica di smontare l’inerzia dell’individualismo assoluto e del dissenso totale che minaccia le basi della nostra democrazia e la stessa qualità umana della nostra società. Nessuno, ripeto, e certo non Beppe Grillo ‘titolare’ del primo partito italiano sin dal febbraio 2013.”

Ebbene è davvero sorprendente che Tarquinio non abbia la risposta pronta…

La trova “in casa”: è la dottrina sociale della Chiesa, purtroppo una illustre sconosciuta nel diviso mondo politico cattolico, diviso proprio perché non ne ha mai capito la straordinaria validità e importanza, a partire dai tempi della Democrazia Cristiana dell’apertura a sinistra benedetta da Paolo VI nel 1963. Già nel 1901, a soltanto 10 anni di distanza dalla pubblicazione della “Rerum novarum”, don Sturzo scriveva che “ancora oggi, per somma vergogna, molti cattolici non conoscono quel prezioso documento” da lui definito “la Magna Charta dei democratici cristiani”. E il 15 maggio 1902, nel commemorare l’11° anniversario dell’Enciclica, egli diede una profonda chiave di lettura dei mali che da sempre affliggevano (e che tuttora affliggono) il mondo: “Non è meraviglia se la società oggi non si adagia in nessuno dei partiti, che dispiegano la bandiera della giustizia sociale. La giustizia, nella sua essenza, manca. Manca perché manca l’amore del prossimo; e questo amore non vi è, non vi può essere, perché manca l’amore di Dio; e l’amore di Dio non vi è, né vi può essere, perché della religione se n’è voluto fare un rapporto solamente privato e di coscienza, e non sociale; la religione è stata esclusa dalla società. La religione è un principio sintetico, che abbraccia tutti gli elementi della vita terrena per vivificarli del soffio della moralità, per ordinarli a un fine superiore, per elevarli con il carattere della soprannaturalità”. È davvero “una somma vergogna” che anche le più recenti e straordinarie encicliche sociali di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di Papa Francesco siano state del tutto ignorate dal mondo politico cattolico diviso tra destra e sinistra, che non ha mai mantenuto la barra solidamente al centro, guidato dalla “Magna Charta” della dottrina sociale della Chiesa.

Caro Tarquinio, noi tutti dovremmo sapere chiaramente da dove partire per ricostruire una società che ha perso il primato di Dio, come ha detto di recente Benedetto XVI.

Questa è una predica? No, è la semplice verità.

 

Giovanni Palladino

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