IL “BOOMERANG” DELLE BELLE IDEE NELLE MANI SBAGLIATE


il-paese-della-corruzione-e-del-malaffare-l-li53zn1Un anno dopo il giorno della liberazione dal nazifascismo usciva il primo numero dell’organo ufficiale di Confcooperative: “L’ITALIA COOPERATIVA”. Significativo il fatto che l’onore del primo articolo di fondo sia stato dato a Luigi Sturzo, che si trovava ancora in esilio a Brooklyn. Fu un fatto significativo non solo per onorare il suo sacrificio di esiliato, ma anche per ricordare che egli fu uno dei primi italiani a credere nella grande validità del movimento cooperativo. Infatti, appena ventenne, nella sua Caltagirone fu tra i più convinti sostenitori e promotori di cooperative di lavoro, di consumo e di servizio, tra cui anche la creazione della Cassa Rurale San Giacomo. La direzione del giornale decise di chiedere al famoso esule di scrivere l’editoriale in quanto lo riteneva “un punto di riferimento fondamentale per l’impegno nel sociale dei cattolici”. Sturzo riteneva il movimento cooperativo capace di realizzare, anche a livello internazionale, “una di quelle pacifiche rivoluzioni economiche veramente costruttrici, che faranno epoca”. Ma a patto che il movimento non prendesse “colore politico”, ben conoscendo i pericoli e le distorsioni che gli interessi di parte avrebbero potuto creare. Purtroppo questo suo ammonimento non ha fatto scuola in Italia. Dagli anni 50 in poi è stato tutto un fiorire di coop rosse e di coop bianche, spesso esempio di cattiva gestione per soddisfare interessi molto poco “cooperativi”, come dimostra l’ultimo caso dell’arresto del sindaco Pd di Terni, abituato ad assegnare senza gara gli appalti solo alle coop amiche. È una cattiva immagine storica, che purtroppo ha ingiustamente danneggiato anche il settore delle banche cooperative, la cui pessima riforma del 2015 – per fortuna bocciata dalla Corte Costituzionale – fu giustificata anche con il falso obiettivo di porre fine a cattive abitudini tipiche del movimento cooperativo. Ma il vero obiettivo è stato quello di creare banche più grandi per sottrarle al loro tradizionale “localismo”, ritenuto erroneamente un difetto anziché un pregio, come invece ben sanno le imprese “locali”, che si vedrebbero danneggiate dal loro abbandono a favore di “quel capitalismo invadente e accentratore che tende a creare, a suo vantaggio, dei monopoli di sfruttamento”, come profetizzò Sturzo nel lontano 1946.

Giovanni Palladino
EDITORIALE DI DON STURZO APPARSO SUL PRIMO NUMERO DI “L’ITALIA COOPERATIVA” DEL 25 APRILE 1946
Il mio augurio, che spero di ripetere di persona, è che “L’Italia Cooperativa” sia non solo il titolo del settimanale che riafferma l’idea e la pratica della cooperazione tra gli italiani, ma l’insegna per il futuro del nostro Paese. Mentre le ispirazioni, che prendono colore politico, si differenziano nelle realizzazioni pratiche, quella cooperativa si presenta come un ideale comune, che tutti accettano e favoriscono. Per quanto la cooperazione, nel senso stretto della parola, si applica a quelle forme di intraprese economiche che si basano sulla uguale comunanza di interessi e di vantaggi tra i soci, lo spirito della cooperazione abbraccia ogni ramo di attività, perché fa appello alla fratellanza umana e alla collaborazione reciproca. Tale appello, del tutto cristiano nella sua essenza, deve arrivare a un numero quanto maggiore di persone e di famiglie che, accettando la cooperazione, rinunciano perciò stesso – nel campo cooperativo – all’idea del guadagno e alla ricerca del proprio utile col danno dell’utile altrui. Ormai i fatti dimostrano che si possono trasformare intere regioni in una rete di cooperative così fitta da non esserci più posto per imprese a scopo di lucro capitalistico. E che si possono anche avere, in forma cooperativa, grandi imprese industriali, dove il profitto va a vantaggio dei produttori e consumatori uniti insieme. Queste larghe e promettenti esperienze si sono ormai inserite nell’economia capitalistica al punto da formarvi delle zone veramente libere e franche. Il processo cooperativo è certo meno celere di quello dell’iniziativa privata; ma mentre la cooperativa non intende soppiantare l’iniziativa privata, che risponde a concetti di sana economia, intende combattere quel capitalismo invadente e accentratore, che punta a creare a suo vantaggio dei monopoli di sfruttamento. Se, come è augurabile, quello che è oggi esperimento locale si amplierà, l’inserimento del movimento cooperativo nell’economia capitalista arriverà a coprire gran parte della produzione e della distribuzione dei prodotti e dei servizi in ciascun Paese. E se farà passi ancora più importanti nel commercio internazionale, vedremo realizzarsi una di quelle pacifiche rivoluzioni economiche veramente costruttrici, che faranno epoca. Questo lavoro richiederà più capacità tecniche e perseveranza, nonché molti sacrifici. Ma i vantaggi per i soci e per le loro famiglie e per la stessa società saranno più stabili e duraturi. “L’Italia Cooperativa” è un ideale di risanamento per la nostra Patria duramente provata da malattie di grandezza capitalista, militare ed espansionistica. Noi dobbiamo ricostruire il nostro Paese sano e prospero sulla base del suo grande potenziale cooperativo e in convergenza di interessi. Un lavoro affrancato dai ceppi di servitù ingiuste, elevato alla dignità dell’uomo, mirante a ricreare per la famiglia la sicurezza della vita con la proprietà della casa, del campo, del giardino, alla quale da secoli ogni italiano ha sempre aspirato e aspira. Lungo ed aspro il cammino. Molti nostri connazionali saranno indotti dalla crisi a cercare lavoro all’estero emigrando. Non si può ricostruire l’Italia in un giorno dall’oggi al domani e non varranno a ricostruirlo certi toccasana di carattere politico. Riprendere l’attività cooperativa, con adeguata preparazione tecnica, è il dovere dell’oggi per il domani. Il domani sarà nostro quando l’Italia, risanata e rifatta, potrà riprendere le tradizioni gloriose delle sue maestranze, dei suoi artigiani e dei suoi primi cooperatori, e dare al lavoro d’insieme un impulso così forte da potere veramente realizzare il sogno di una “Italia Cooperativa”.

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