L’ITALIA SI SALVA CON IL RISPARMIO FERTILE


pirÈ proprio il caso di dire “meglio tardi che mai”. Finalmente anche in Italia, con un ritardo di decenni rispetto ad altri paesi sviluppati, sono nati i Piani Individuali di Risparmio (PIR). Per la prima volta il nostro Parlamento ha deciso di favorire con incentivi fiscali il fondamentale e salutare collegamento tra il risparmio delle famiglie e gli investimenti produttivi delle imprese italiane, incluse quelle europee con stabile organizzazione in Italia. È una novità molto importante, anche di tipo psicologico, per il mondo delle piccole e medie imprese private, che hanno sempre vissuto la solitudine dell’abbandono da parte del sistema bancario e del mercato dei capitali. Ciò ha impedito di fare più investimenti produttivi, di creare maggiore occupazione e quindi di dare più “fertilità” al risparmio delle famiglie. Colpa anche del legislatore, che ha di solito avuto un occhio “partigiano” di riguardo solo per il risparmio “sterile” investito in titoli di Stato. L’incentivo fiscale dei PIR è duplice: esenzione dalla pesante imposta del 26% sulle plusvalenze realizzate ed esenzione dall’imposta di successione, purché l’investimento venga mantenuto per almeno 5 anni. Il versamento annuo massimo è di 30.000 euro. Almeno il 70% di quanto versato nel Piano dovrà essere investito in titoli finanziari, di cui almeno il 30% emessi da società non quotate in Borsa, ossia da quelle piccole e medie imprese che rappresentano la vera “spina dorsale” dell’economia italiana. Se loro reggono e si sviluppano, l’Italia regge e si sviluppa. Si tratta davvero di un fondamentale interesse nazionale, promosso nell’interesse di tutti: produttori e consumatori. Almeno il 30% del 70% vuol dire che almeno il 21% delle somme investite nei PIR andrà a finanziare gli investimenti di medio-lungo termine di molte Pmi italiane, che potranno così contare su un prezioso flusso di risorse sino a ieri non reperibili. Si tratta del migliore “fertilizzante” per le radici del nostro sistema economico, che ha sempre sofferto della sua mancanza per la forte presenza dello Stato sul mercato dei capitali, presenza favorita anche fiscalmente. Ora questo favore viene concesso anche all’economia produttiva, che si vedrà sostenuta da un più forte settore di investitori istituzionali, che potranno così svolgere un lavoro certamente più utile per la nostra economia. È infatti evidente che l’Italia non si salva tanto con la buona gestione dei titoli di Stato quanto con la buona gestione del risparmio produttivo, ossia di quel “fertilizzante” indispensabile per la crescita dell’economia reale. Questa è una pura e semplice verità “lapalissiana” troppo a lungo dimenticata. Era ora che sia stata finalmente ricordata!

Giovanni Palladino

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