SERVIRE GROTTAFERRATA NON SERVIRSI DI GROTTAFERRATA


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Il neo sindaco di Grottaferrata, Luciano Andreotti

Un mese fa ho voluto conoscere l’Arch. Luciano Andreotti (nessuna parentela con il divo Giulio) in quanto era mia intenzione votarlo alla guida di Grottaferrata, il paese dove risiedo da 45 anni.

Leader di una coalizione formata da 4 liste civiche, senza alcuna parentela con uno o più partiti dell’arco costituzionale, Andreotti mi sembrava quel volto nuovo, indipendente e competente, che gran parte degli elettori italiani (specialmente gli “astensionisti” come me) cercano da tempo. Ci siamo subito “capiti” e l’ho rifornito di materiale sturziano, incluso l’opuscolo SERVIRE NON SERVIRSI (Editore Rubbettino) che da tempo, noi di SERVIRE L’ITALIA, stiamo diffondendo come “buon cibo per il pensiero” di chi vuole impegnarsi seriamente nel mondo politico. Il giorno dopo Andreotti aggiungeva uno slogan alla sua campagna elettorale: SERVIRE GROTTAFERRATA, NON SERVIRSI DI GROTTAFERRATA.

Tra i 7 candidati sindaco, non era tra i favoriti per accedere al ballottaggio, avendo di fronte il dinamico rappresentante del M5S e Stefano Bertuzzi, potente rappresentante della coalizione PD+AP+UDC (potente per i notevoli mezzi finanziari impiegati nella campagna elettorale e per il forte sostegno di Zingaretti, Presidente della Regione Lazio). Ma l’11 giugno Andreotti conquista il secondo posto, con appena un voto di differenza rispetto a Bertuzzi, e il 25 giugno vince con il 55,2%. Chiara la ragione della sua vittoria: ha conquistato la fiducia di gran parte degli elettori che non volevano più andare a votare i rappresentanti dei vecchi partiti e di chi non ha mai creduto nei “miracoli” promessi dal M5S.

A livello nazionale i tre leader del centro-destra si compiacciono dei buoni risultati, ma nascondono il fatto che la sconfitta del centro-sinistra non dipende da un loro ritorno di popolarità, bensì dal successo dei sindaci come Andreotti, che hanno vinto senza l’appoggio del trio Berlusconi-Salvini-Meloni, un trio destinato a dividersi nella stesura del programma o nella sua realizzazione, qualora dovessero inutilmente tornare al non-governo dell’Italia.

L’8 ottobre scorso scrivevo: “È da fantascienza un governo Calenda/Parisi? Senza portare il paese a bellicose elezioni anticipate (che vedrebbero certamente un aumento dell’assenteismo e un probabile aumento dei grillini), un simile governo potrebbe essere la soluzione più naturale, se quella porzione della sinistra intelligente e della destra intelligente dovesse decidere di riunirsi al centro, cioè là dove è situato in gran parte l’elettorato italiano, oggi per lo più assenteista. In tal modo la ben nota fantasia e creatività del genio italico potrebbe finalmente emergere anche nel mondo politico, dove da decenni questa grande qualità è assente per difetto di sapienza, concetto che Dante tradusse in virtute e canoscenza”.

Calenda e Parisi, se uniti, potrebbero riunire un Paese stanco di un mondo politico litigioso e tragicamente vuoto di “virtute e canoscenza”.

 

Giovanni Palladino

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