NON PRINCIPI MA SERVITORI


PeopleInCrisisQuesto il titolo su quattro colonne che campeggiava sulla prima pagina dell’Osservatore Romano dello scorso 30 giugno. Si riferiva al discorso fatto da Papa Francesco in occasione della nomina di 5 nuovi cardinali, ai quali ha ricordato: “Gesù non vi ha chiamati a diventare principi nella Chiesa, ma a servire come Lui e con Lui. A servire il Padre e i fratelli”.

Per il mondo politico lo stesso concetto è contenuto nel Vangelo di Luca: “I re delle nazioni le governano e si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così: chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa sia come colui che serve” (Lc. XXII, 25).

La diffusa povertà e la scandalosa ingiustizia sociale, che hanno da sempre dominato nel mondo, sono la naturale conseguenza delle azioni e omissioni compiute dai cosiddetti “benefattori”, che anziché servire si sono serviti dei loro privilegi e del loro potere, sono stati re e principi per loro stessi, anziché servitori del prossimo e del bene comune. Il cristianesimo ha ormai ben 20 secoli di storia ed è triste constatare che nella realtà quotidiana della vita politica i cattivi principi hanno di gran lunga prevalso sui buoni servitori. Di qui la principale causa della diffusa povertà e della scandalosa ingiustizia sociale che i libri di storia, sino alla cronaca odierna, ci “fotografano” chiaramente. È purtroppo doloroso ammettere che il Vangelo (da sempre) e la Dottrina Sociale della Chiesa (dalla fine del Novecento) non hanno fatto buona scuola nel mondo politico ed economico. Ma il difetto non sta nella “teoria”, bensì in chi non ha saputo studiarla, capirla e attuarla.

Il Prof. Dario Antiseri, nel suo ultimo libro appena uscito (“L’invenzione cristiana della laicità” pagg. 120, 12 euro – Ed. Rubbettino), ci dice che senza Gesù il liberalismo non ci sarebbe mai stato. E cita grandi uomini come Rosmini, Manzoni, Lord Acton, Sturzo, Von Hayek, Roepke, Einaudi, Garello, Popper, Sirico e altri “giganti” del pensiero liberale che hanno speso la loro vita per fare “aprire gli occhi” a chi di dovere. Ma i buoni risultati ancora non si vedono. Come dire che la “medicina” è buona, ma il “medico” non la vuole usare. Come non l’hanno voluta usare dagli anni ‘60 in poi i “medici” della Dc travolti dalle tre “male bestie” temute e combattute da Sturzo: statalismo, partitocrazia e sperpero del denaro pubblico.

Abbiamo la “medicina”, dobbiamo trovare i buoni “medici”.

 

Giovanni Palladino

 

 

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