IL PROCESSO DI #GLOBALIZZAZIONE NON È ARRESTABILE


globalizzazioneOggi la globalizzazione non gode di ottima salute, dopo circa 40 anni di continua crescita. È bene ricordare che alla fine degli anni ’70 erano soltanto 31 i paesi sviluppati; gli altri 165 erano sottosviluppati o in lenta via di sviluppo. Per questi paesi lo sviluppo è poi iniziato con l’apertura al mondo della Cina e con il crollo del muro di Berlino. Ora siamo in clima di “America First!” e dei vari populismi che si oppongono al processo di integrazione dell’economia mondiale per i temporanei squilibri (e “dolori”) causati dal fenomeno, che non è stato gestito bene dai paesi più forti, con gli Stati Uniti in testa. E si parla di freno alla globalizzazione. Ma ormai il fenomeno non è più arrestabile. Le forze che si oppongono al freno sono potenti, con la Cina in testa. Un segnale significativo di questo forte desiderio di sviluppo viene dal mondo del turismo: secondo la federazione mondiale di questo settore, oggi mancano 50.000 piloti civili e per i prossimi 10 anni bisognerà formarne 255.000… E la Cina sta contribuendo a costruire in Ucraina (!) il più grande aereo commerciale del mondo. L’autorevole rivista americana “Foreign Affairs” ha di recente fatto un sondaggio fra imprenditori ed economisti chiedendo se ritengono possibile il brusco arresto di un fenomeno che sino ad oggi – tra pregi e difetti, tra vantaggi e svantaggi reciproci – ha dato una positiva “scossa” all’economia mondiale, che sino a pochi decenni fa era un “peso mosca” se confrontata al “peso medio” attuale, ma con grandi possibilità di diventare un “peso massimo” entro i prossimi decenni. La risposta è stata: brusco arresto per il 5% e continuazione – pur se fra alti e bassi – per il 95%. Ormai frenare o ostacolare lo sviluppo dell’economia mondiale equivale a mettere un bavaglio o addirittura bloccare il respiro a un essere umano. Ma è naturale – soprattutto per gli imprenditori, veri protagonisti dello sviluppo economico – il desiderio di respirare bene e di non essere soffocati. Quando Reagan, per difendere la Ford e la GM, impose alti dazi alle importazioni delle auto giapponesi, gli imprenditori del Sol Levante decisero di produrre auto negli Stati Uniti e oggi Toyota, Honda, Nissan e le altre impiegano negli Usa più lavoratori della Ford e della GM. E le attuali sanzioni economiche contro la Russia stanno producendo il commercio triangolare: le scarpe italiane vanno in un paese terzo e da questo in Russia… Per non parlare degli enormi investimenti produttivi già fatti dalla Germania in Russia. Chi ha imparato a respirare bene, vuole continuare a farlo… Assistiamo a conflitti stupidi e irrazionali che prima o poi saranno sconfitti dal desiderio comune di sviluppo reciproco e pacifico. Domani “bene comune” vorrà dire “mondo in comune”, se si favorirà la diffusione di un sistema economico veramente popolare e partecipativo, difeso da regole e comportamenti ben diversi da quelli del Far West o di Las Vegas. “Tutti proprietari non tutti proletari”: la profezia di Leone XIII fatta nel 1891 si potrà realizzare entro questo secolo. Ma bisogna opporsi duramente ai populisti e ai sovranisti.

Giovanni Palladino

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