AL SERVIZIO DELLA LIBERTÀ RESPONSABILE E DELLA VERITÀ


sturzo caltagirone 23 settembre

Pubblichiamo la sintesi dell’ultima di copertina riportata nel nuovo libro di Giovanni Palladino DON LUIGI STURZO MAESTRO DI VERITÀ E DI LIBERTÀ (Ed. Rubbettino) con prefazione di Marco Vitale e postfazione di Giampiero Cardillo, Alessandro Corneli e Carlo Fusco (secondo postulatore della causa di beatificazione di don Sturzo) in uscita nel prossimo ottobre.

 

AL SERVIZIO DELLA LIBERTÀ RESPONSABILE E DELLA VERITÀ

 

Già nel 1952 don Sturzo scriveva: “I semi dello statalismo sono stati diffusi in Italia da oltre mezzo secolo (…) come una gramigna mentale e sentimentale (…). Nel campo economico possiamo affermare che nessun altro Paese libero ha creato tanti vincoli all’iniziativa privata come l’Italia (…). Quanta più garanzia dello Stato si dà, tanto più diminuisce nei gestori il senso del rischio e quindi il senso di responsabilità”. (Il Giornale d’Italia – 20 novembre 1952).

 

Oggi la gramigna è sotto gli occhi di tutti, dopo che lo Stato ha assunto per decenni il doppio ruolo di arbitro e di giocatore, finendo per diventare un pessimo arbitro e un pessimo giocatore. Il buon governo esige buona cultura, sosteneva il sacerdote di Caltagirone, e l’Italia è stata travolta dalla cattiva cultura dello Stato “tuttofare”. È mancato il consenso sulla validità di alcuni valori fondamentali, cristiani e liberali, che – se ignorati o addirittura calpestati – portano all’uso non responsabile del dono più prezioso che Dio ci ha dato: la libertà. Se usato male, questo dono ci danna e causa danni. Di qui la grande missione di don Sturzo: “Sono un sacerdote e devo portare Dio nella politica e nell’economia, è un bene per tutti cristianizzare la politica e l’economia”.

Questo libro racconta per la prima volta la genesi e la positiva evoluzione del processo di beatificazione di don Sturzo, maestro di verità e di libertà. Un sacerdote che si è sempre battuto in difesa della moralizzazione della vita pubblica e dell’economia sociale e solidale di mercato. Egli ha posto alla base del suo pensiero e della sua azione i due “pilastri” del Vangelo e della Dottrina Sociale della Chiesa, senza dei quali “invano edificano i costruttori”. Il suo insegnamento e il suo esempio di vita – ben conosciuti e apprezzati dai 151 testimoni (italiani e stranieri) ascoltati in Italia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti dai giudici del Tribunale Ecclesiastico di Roma per le cause dei santi – devono ispirare una nuova classe dirigente di cui l’Italia ha un gran bisogno, dopo che la “vecchia” ha purtroppo dimostrato di non essere stata all’altezza del suo compito per non aver creduto alle parole di Cristo: “La verità vi farà liberi” (Giovanni 8, 32), né al consiglio di Leone XIII nella Rerum novarum, ripetuto in tutte le Encicliche sociali successive: “Impegnatevi in politica ricchi della forza meravigliosa del cristianesimo”.

È quanto ha fatto don Sturzo, come ben ricordato da una riflessione di Marco Vitale scritta nel suo libro “È in sostanza un problema di libertà” e inserita qui in Appendice: “Da un punto di vista sociale ed economico Sturzo mi è sempre parso un santo proprio per la sua capacità di fare politica con una fedeltà assoluta a un forte sistema di valori che hanno la loro radice più profonda nel cristianesimo e nel cattolicesimo”.

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