DARE AL #CAPITALISMO UNA ISPIRAZIONE MORALE


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Pubblichiamo una intervista che la rivista GENTE fece nel 1979 al prof. Giuseppe Palladino, esecutore testamentario di Don Luigi Sturzo. Sono passati 38 anni, ma certe verità non hanno età, non possono invecchiare, sono eterne e quindi sono valide per tutte le età e per tutti i tempi.

DARE AL CAPITALISMO UNA ISPIRAZIONE MORALE

di Giuseppe Grieco

 

o Giuseppe Palladino, economista, mi dice: “Io sono un credente di un tipo un po’ speciale. Avverto la presenza di Dio nei fatti più banali, cioè anche là dove altri non riescono a scorgere neppure un segno che li porti a considerare l’idea di un Essere superiore. Per me il problema della fede è in primo luogo un problema di lettura della vita. Dio ci parla continuamente e non solo attraverso le bellezze della natura e dell’arte; anche i travagli dell’economia e le crisi ricorrenti rivelano l’esistenza di Dio”.

o Quale Dio?

“Per me il Dio della religione cattolica, creatore del cielo e della terra”.

o E in che modo avverti la presenza di Dio in quei fatti che hai chiamato banali?

“Lo studio dell’economia mi ha portato a scoprire quello che è l’ordine naturale delle cose, un ordine che non può essere violato impunemente. Infatti, attraverso la sistematicità delle mie ricerche economiche sono arrivato alla conclusione che ogni violazione di questo ordine naturale è pagato dalla società con crisi, guasti e disturbi di vario genere”.

ORDINE MORALE

o Perché?

“Perché l’ordine naturale non è una creazione dell’uomo. È Dio, che creando il mondo, ha stabilito quelle che noi dobbiamo riconoscere come le leggi fondamentali della vita. L’ordine naturale è quindi, in primo luogo, ordine morale. Se non teniamo ben fermo questo principio, andiamo incontro a ogni sorta di tristi avventure. L’ingiustizia sociale e le crisi economiche non sono mali che la natura ci scaglia addosso senza motivo. In realtà, sia l’una che le altre sono, nella loro essenza più profonda, il drammatico risultato di un ordine sociale violato in precedenza”.

o Quale ordine esattamente?

Schematizzando al massimo, noi oggi abbiamo due tipi di organizzazione sociale: quella che si ispira al capitalismo e quella che si ispira al socialismo. Delle due, qual è più vicina a quello che tu chiami ordine naturale? “Prima di rispondere sento il bisogno di fare una premessa, che chiarisca la questione. Ti sintetizzo quanto ho scritto in un mio recente opuscolo, ‘La mia utopia’. Nel lungo tempo di 20 secoli l’umanità è stata scossa da due grandi messaggi, quello di Gesù e quello di Marx, che hanno aperto i cuori più generosi alla speranza di un modo migliore. Questi due grandi messaggi hanno avuto in comune il fine della fratellanza nelle relazioni sociali, mentre non hanno avuto in comune né il metodo né il mezzo con cui perseguire lo stesso fine. Gesù Cristo indicò nell’amore del prossimo la via nella quale progredire per sentirsi fratelli e per giungere alla meta di una fratellanza universale. Per questo amore, Egli si offrì al sacrificio e all’umiliazione di un’amara passione, sino a morire sulla Croce. Per questo sacrificio di redenzione degli uomini, Dio assunse la nostra natura e si presentò come Figlio Suo e per amarci come fratelli e per darci in Dio stesso una comune paternità. Invece il messaggio di Marx è stato diverso, anche se il socialismo – prima di storicizzarsi in dittature repressive e dispotiche – è stato un invito alla fratellanza. I suoi primi apostoli e seguaci si sentirono veramente fratelli, ma senza una comune paternità. Forse anche per questo il loro amore fu semplicemente umano ma sincero, perché fu un amore tra fratelli orfani, tanto che i socialisti decisero di chiamarsi compagni.

o E allora?

“Cominciamo dal messaggio cristiano. Gesù ci ha indicato la strada dell’amore e della fratellanza per redimerci nell’unico modo possibile, che è quello di trasformarci da individui (cioè da esseri gretti e infelici, perché chiusi nel nostro soffocante egoismo) in persone (cioè in esseri umani aperti spontaneamente alle relazioni sociali e ai rapporti economici di solidarietà). Purtroppo questo messaggio è stato accolto in minima parte. Nel corso di due millenni di storia il cristianesimo ha spesso deluso sul piano strettamente sociale, perché la stragrande maggioranza dei cristiani ha operato e opera come se Dio non esistesse, come se il messaggio di Cristo non fosse anche una regola concreta di vita. Il risultato è che questi cristiani di nome, ma non di fatto, regrediscono verso forme di paganesimo e diventano adoratori di vecchi e nuovi idoli, tra i quali figura in primo piano la ricchezza, perseguita come fine a se stessa. Di qui il consumismo, la lebbra del nostro tempo.

UN SANTO ECONOMISTA A FIRENZE

o Sbaglio o queste tue osservazioni si riferiscono proprio al capitalismo?

“Non sbagli. Il capitalismo è una forza naturale, ma si è storicizzata in una forma che manca della necessaria ispirazione morale. Ecco perché è colpito da crisi continue. Del resto, il buono e il cattivo del capitalismo fu anticipato con una lucidità straordinaria da Sant’Antonino da Firenze già al tempo in cui il capitalismo stesso cominciava ad affacciarsi alla ribalta della storia, cioè al tempo dei Medici. Nelle prediche serali che teneva in Duomo, il ritornello su cui batteva Sant’Antonino era questo: ‘Fratelli, presto verrà il tempo in cui il risparmio avrà un ruolo di fondamentale importanza per il futuro del mondo, accelerando il ritmo della crescita economica. Se ad alimentare il risparmio saranno le virtù degli uomini (operosità, previdenza, onestà), la crescita sarà rapida e armoniosa, i suoi frutti saranno moralmente buoni e abbondanti. Invece, se ad alimentare la crescita economica saranno i vizi degli uomini (egoismo, ingordigia, avidità, spirito di sopraffazione), la crescita ci sarà ugualmente, ma i frutti non saranno sempre copiosi e soprattutto non saranno moralmente buoni’. Non mi sembra che ci sia nulla da aggiungere a queste parole profetiche, salvo la precisazione che quello che il santo economista chiamava risparmio, noi lo chiamiamo capitale”.

DALLA PADELLA NELLA BRACE

o E il socialismo?

“Anche i profeti del socialismo miravano in sostanza allo stesso fine indicato da Gesù. Coloro che hanno studiato con attenzione il marxismo, sanno bene che Marx – deluso dagli scarsi risultati del cristianesimo storicizzato – per disperazione elaborò la sua dottrina e lanciò un facile messaggio rivoluzionario. In questo tentativo disperato, per Marx il comunismo avrebbe dovuto trasformare gli uomini da individui oppressi in persone protette dallo Stato, ma togliendo loro lo spirito d’iniziativa e il diritto di proprietà, ossia due diritti naturali senza dei quali è impossibile per l’uomo acquisire il senso di responsabilità e coltivare il bene prezioso della creatività. Quando tutto passa nelle mani dello Stato, con l’illusione che in tal modo è più facile realizzare la giustizia sociale (perché si è eliminato il capitalismo privato oppressivo dei pochi sui tanti), si finisce di cadere dalla padella nella brace”. o Così anche il socialismo è fallito? “Il socialismo, storicizzandosi, non ha liberato i lavoratori, al contrario li ha oppressi togliendo loro ogni possibilità di protesta. È un sistema che viola in modo disumano quell’ordine naturale, che prima ho definito innanzitutto come ordine morale. È un sistema che prima o poi è destinato a ‘saltare’, perché senza libertà l’uomo vive male e con l’arrivo inevitabile della libertà il comunismo muore”.

SE VIOLATO L’ORDINE MORALE È MOLTO VENDICATIVO

o E il capitalismo fallirà?

“Non fallirà, perché è dotato di una forza naturale che si chiama libertà economica. Ma cadrà in crisi ogni volta che questa libertà verrà usata male per il prevalere dei vizi umani sulle virtù, dei comportamenti immorali su quelli morali. E dopo ogni caduta, il capitalismo saprà risollevarsi per poi ricadere e sollevarsi di nuovo. Se violato, l’ordine morale è molto vendicativo. Prima o poi gli uomini lo capiranno e sapranno usare meglio quel dono fantastico che Dio ci ha dato: la libertà. Un dono fantastico, ma molto ‘delicato’, perché va usato con un grande senso di responsabilità. La dottrina sociale della Chiesa, a partire dall’enciclica ‘Rerum novarum’ del 1891 di Leone XIII, che rispose con grande saggezza sia a Marx che al capitalismo selvaggio è la vera ‘medicina’ con cui curare i mali dell’economia. Peccato che tanti cristiani non lo abbiano ancora capito. D’altronde, se non hanno capito il Vangelo…”

o Conclusione?

“Ci troviamo a vivere in un periodo di enorme confusione, nel quale vivono male sia i fratelli che i compagni. Ma i primi hanno la fortuna di avere un Padre, che ha indicato loro la via della verità. Quindi la loro vita è sempre correggibile. Invece i secondi sono orfani di padre e prima o poi avranno un gran desiderio di ricongiungersi con i fratelli, per avere non solo un Padre comune, ma anche un sistema di regole che un giorno contribuirà a portare tutti gli esseri umani verso gli Stati Uniti del mondo. L’auspicio ‘ut unum sint’ non è stato detto invano.

UNA FEDE SEMPLICE

o Hai proprio una fede incrollabile! Ma davvero non ti vengono mai dubbi?

“La mia fede è semplice: una conquista del cuore prima che dell’intelletto. Che dubbi vuoi che mi vengano? Io non sto a ragionare su Dio, perché Dio è una presenza continua nella mia vita”. o Tu sei nato in una famiglia cattolica, sei stato cattolico sin dalla nascita? “No, la fede è stata per me una conquista tardiva. Da ragazzo non ero religioso. Mi sentivo un po’ socialista e pensavo alla religione come a qualcosa che andava bene per le donne. Seguivo l’esempio di mio padre, che era allora un cattolico tiepido. Mia madre, invece, era tutta chiesa e religione. Ma non mi ha mai fatto un rimprovero per la mia ignoranza in materia di fede. A chi le faceva notare la mia indifferenza, rispondeva: ‘Non vi preoccupate; che fa Peppino? Legge? E va bene, vuol dire che leggendo troverà Dio’. Infatti così è avvenuto”.

o Come e quando sei arrivato alla fede?

“A 17 anni. Stavo poco bene e un amico mi portò un libretto che aveva preso dai Padri Passionisti, venuti in missione nel mio paese, a Monte S. Angelo sul Gargano. Senza molto interesse aprii il libretto e il mio sguardo si bloccò su una preghiera che non conoscevo, il Salve Regina. La lessi d’un fiato e poi continuai a rileggerla, affascinato, dicendomi: com’è bella! Finì che la imparai a memoria e cominciai a recitarla. Ecco, la mia fede è nata così. Tra me e Dio c’è quindi stato un tramite: quello della Madonna”.

UNA CONVINZIONE DI ADENAUER

Tu hai avuto anche incarichi politici di grande importanza. Non è mai accaduto, allora, che l’economista entrasse in conflitto con l’uomo di fede?

“Mai, perché da economista mi sono sempre battuto (e mi batto ancora) affinché sia rispettato quell’ordine naturale delle cose che è ordine morale in quanto creato da Dio. Del resto non è vero che a fare politica necessariamente ci si sporca. Un grande uomo politico, come Konrad Adenauer, un giorno mi disse: ‘Il mestiere più difficile è fare il politico. Ma se i cristiani sapessero come è facile guadagnarsi il Paradiso svolgendo bene questo mestiere, forse lo farebbero con maggiore convinzione’. Adenauer aveva ragione, ma solo chi possiede una forte fede può capirlo. E lui era un uomo di grande fede”.

o Come giudichi il modo di fare politica da parte dei cattolici italiani?

“Non tutti stanno dimostrando di avere una grande fede. Per alcuni, più che provare rabbia per le loro malefatte, provo pietà. Purtroppo, sembra che per loro il Paradiso non sia il traguardo a cui stanno puntando. E pensare che basterebbe sfruttare il grande patrimonio culturale della dottrina sociale della Chiesa per fare buona politica! Alcuni cattolici impegnati nel mondo politico hanno a disposizione un tesoro e lo tengono chiuso in cassaforte, mentre nella vita sono influenzati da culture fuorvianti del tutto opposte a quella cristiana. Ai loro funerali ci potranno essere vescovi e cardinali, ma la misericordia di Dio dovrà essere enorme per salvarli…”.

UNA TRISTE PROFEZIA DI DON STURZO

o Sei proprio convinto di quello che dici?

“Convintissimo. Del resto questa convinzione è anche il frutto della mia lunga frequentazione, quasi giornaliera, con quel grande sacerdote che è stato Luigi Sturzo, del quale sono esecutore testamentario, e che volle riportare i cattolici nella vita politica proprio per moralizzarla, cioè per cristianizzarla, così da renderla produttrice di giustizia sociale. Ma questo obiettivo è messo in pericolo dal pessimo uso del potere da parte di alcuni democristiani, oggi ‘padroni’ – insieme ai socialisti – di gran parte dell’economia italiana, con effetti deleteri per la moralità pubblica e privata, nonché per le casse dello Stato. Don Sturzo voleva che lo Stato fosse l’arbitro del gioco economico e che le imprese private fossero le vere protagoniste sul campo, ossia sul mercato. Lo Stato italiano, unico fra i paesi industrializzati, sta invece facendo sia l’arbitro che il giocatore, e sta svolgendo male entrambi i ruoli. Di Don Sturzo, ciò che mi ha più impressionato, è stata la sua perfetta unione con Dio. Egli era un autentico santo. Per farlo salire sugli altari basterebbe che testimoniassero coloro che lo hanno conosciuto bene. Ma Don Sturzo mi diceva: “Non voglio andare sugli altari, voglio andare in Paradiso”. Anche questa affermazione è indice di santità. La sua umiltà era straordinaria. Passato, presente e futuro, ai suoi occhi, erano una cosa sola. Prima di morire, nell’agosto del 1959, ha potuto descrivere con 20 anni di anticipo quella che sarebbe stata l’Italia di oggi. Non dimenticherò mai le sue parole. Sentendo che la fine si avvicinava, volle vedere un suo discepolo, Marcello Rodinò, allora Presidente della Rai. Ci avvicinammo al suo letto e ci accolse piangendo. L’apertura a sinistra fatta da Milazzo in Sicilia lo aveva sconvolto. Ci disse: ‘Povera Sicilia mia, povera Italia mia! Ora la mafia diventerà più crudele e disumana; salirà lungo tutta la penisola e forse si porterà anche oltre le Alpi’. Fu una triste profezia, che si è purtroppo avverata”.

o Furono le sue ultime parole?

“Da uomo politico, sì. Il giorno dopo Don Sturzo entrò in agonia e i suoi pensieri si concentrarono su Dio. Io stavo spesso al suo capezzale. Qualche ora prima che spirasse, osservai un fenomeno straordinario: i suoi occhi neri avevano assunto il colore del cielo. Ed egli mi lanciò uno sguardo, che accarezzò tutto il mio volto. Infine mi disse come congedo: ‘Si ricordi che noi due continueremo a combattere ancora insieme: io dal cielo e Lei dalla terra’ ”.

 

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