Sturzo “gloria d’Italia” ma anche “beato”.


 

 

 

 

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“Impegnatevi nella società civile”: l’invito rivolto da Leone XIII a tutti i sacerdoti (e che prosegue con “uscite dal chiuso delle sacrestie”, più o meno le parole usate di recente da Papa Francesco…) fu raccolto  in pieno da don Luigi Sturzo, nominato senatore a vita da Luigi Einaudi “per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”. Con la chiusura positiva della fase diocesana della causa di beatificazione, il 24 novembre prossimo, al termine dunque della lunga fase istruttoria svolta dal Tribunale del Vicariato di Roma, il percorso del sacerdote, del “servo di Dio” Luigi Sturzo si congiunge con quello del politico di razza”gloria d’Italia”. Convergenze parallele, forse le qualificherebbe Aldo Moro, un’ altra  causa di beatificazione in corso, assieme a quelle di Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira.

” Il traguardo più ambito da don Sturzo è sempre stato il Paradiso”, racconta Giovanni Palladino -intervistato da Agenparl- “Un giorno il cancelliere Adenauer, suo grande amico, disse a mio padre: “il lavoro più difficile e tentatore per un cristiano è quello della politica. Ma se i cristiani desiderosi del Paradiso sapessero come sia facile meritarlo facendo politica, molti cristiano sceglierebbero questo difficile lavoro” Don Sturzo -prosegue Palladino, figlio dell’esecutore testamentario del sacerdote di Caltagirone, l’economista Giuseppe Palladino- diceva sempre di essere un sacerdote e non un uomo politico. Credo sia stato un ottimo politico in quanto ottimo sacerdote. Ed è certamente arrivato al suo traguardo. Mi auguro che le parole di Adenauer e l’esempio di don Sturzo possano motivare tanti cristiani impegnati in politica a svolgere questo difficile lavoro come Dio consiglia…”.
La causa di beatificazione è stata promossa più di 15 anni fa dal Centro Internazionale Studi Sturziani, allora guidato da Giovanni Palladino (oggi segretario generale di Servire l’Italia, una associazione-movimento di cultura e politica). Che è riuscito, racconta nell’intervista, ” a superare il clima da “esilio culturale” in cui cadde don Sturzo dopo la sua morte, nel 1959″. Un secondo esilio, dopo quello fisico del fascismo (1924-1946), “per l’influenza dei democristiani di sinistra, contrari alle sue idee liberali e anti-stataliste”.  Sturzo, al Senato, si iscrisse al Gruppo Misto e non a quello democristiano. Va sottolineato che il processo diocesano è stato aperto dal cardinal Ruini nel 2002 e che il giudice istruttore ha interrogato ben 153 testimoni in Italia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti. “Credo che il 24 novembre, dice Palladino, ascolteremo un bel ‘resoconto'”. Della lunga e operosa vita di don Sturzo e dei suoi scritti, oltre 50 volumi.

 

Gian Paolo Vitale

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