PARTITO DI CATTOLICI: È IL MOMENTO DELLA CHIAREZZA. IL CORAGGIO DI ASSUMERE UNA POSIZIONE AUTONOMA


PARTITO DI CATTOLICI: È IL MOMENTO DELLA CHIAREZZA.

IL CORAGGIO DI ASSUMERE UNA POSIZIONE AUTONOMA

di Emilio Persichetti

 

Volentieri rispondo su incarico della direzione di Convergenza Cristiana 3.0 al prezioso contributo inviato a noi ed a tutte le associazioni cattoliche impegnate nel sociale e nel politico dal professor Antonino Giannone. Per la profondità dei giudizi, la elevatezza dei contenuti, e la sintonia e convergenza dei fini e valori individuati abbiamo ritenuto utile rendere pubblico il contributo senza mancare però di dover osservare che esso lascia irrisolta la questione di fondo: come realizzare oggi il nobile ed alto obiettivo di creare, e poi lanciare, un forte e solido partito di cattolici rigidamente ancorato alla dottrina sociale della Chiesa e proiettato verso la ricostruzione dell’Italia e dell’Europa dopo il decennio della recessione degenerato in grande depressione?

Domanda più che pertinente e sottesa alla riflessione chiesta dal cardinale Gualtiero Bassetti a tutti nella importante intervista del 30 luglio concessa a “La Repubblica”. La risposta non può che partire dalla osservazione, pienamente condivisa, con la quale il professor Giannone apre la sua riflessione. La crisi che viviamo ha nel suo profondo, e nella prospettiva delle cause ultime, origini di natura etica. È vero: “servono precisi principi di valori etici condivisi che vanno riproposti nella formazione dei giovani e delle nuove classi dirigenti”. Se è così, ed è così!, non si può pensare di costruire il soggetto politico da noi immaginato, desiderato e voluto appoggiandosi a forze, culture e sensibilità ad esso estranee ed esterne. Quelle per capirci disposte ad ospitare qualche personaggio o movimento garantendo il laticlavio pur di potersi fregiare tra le sue componenti anche quella di matrice cattolica, salvo poi a cedere su tutto, pur di salvare il governo. Dunque, “no” a soggetti come “Costruire Insieme” se, per promiscuità di soggetti, culture e valori, finisce per essere quel vagone ibrido ed indistinto da agganciare al treno elettorale che sta costruendo la “cabina di regia berlusconiana”. Ma “no” anche a perdersi in movimenti, non meno ibridi e confusi, destinati a confluire nella galassia che va verso il Partito Democratico.

La Dottrina Sociale della Chiesa è un “prius” ed un “plus” rispetto alla Costituzione con la quale non può essere né confusa né omogeneizzata, al di là di un patto costituente quasi settanta anni fa, in un quadro storico e politico tutt’affatto diverso. Attuare la Costituzione certamente! Ben sapendo, però, che ogni legge giunta al momento della votazione della pregiudiziale costituzionale è sottoposta al giudizio della maggioranza del momento ‘tout court’ e non alla corretta ed onesta lettura della Carta: la vicenda della legge Cirinnà e non solo “docet”. Né mi soffermo a parlare della Corte Costituzionale, ormai vaso di coccio tra i vasi di bronzo delle Sezioni Unite, della Corte di Strasburgo e del Parlamento. Non si esce dalla irrilevanza, e dalla subordinazione culturale e politica, con gli ammiccamenti o con le mediazioni al ribasso. Questo mi esime dal commentare, pur con tutto il rispetto per le idee altrui, le dichiarazioni apparse sull’Avvenire dei giorni 26 agosto e 3 settembre di quei deputati che hanno scelto il Partito Democratico: “Il Pd può e deve farsi carico di aprire un “cantiere” in cui far convergere culture politiche, movimenti, associazioni che si riconoscono in alcuni valori fondanti… (On. le Dellai). “Al PD chiedo di essere più attento ed ospitale verso le istanze culturali e politiche dei cattolici valorizzandone la presenza”… (On. le Preziosi). Un po’ come il tacchino che a Natale si preoccupa della qualità del cuoco, ovvero l’accettazione indiscussa e teorizzata della minorità, della irrilevanza, della subalternità psicologica, culturale e politica. Occorre invece un partito nuovo, fatto di persone nuove ed indiscusse che pongano al primo posto il rispetto e la difesa dei principi della dottrina sociale cattolica. Occorrono, certo, alleanze con altri partiti, ma l’ideale e il programma di ispirazione cristiana devono essere chiari e ben visibili. Unità nella pluralità. Persona e bene comune. Senso dello Stato e comunione ecclesiale. Etica, cultura e politica. Un partito che faccia da polo di attrazione per il mondo cattolico e con le idee chiare, lontano dai doppi giochi e dagli opportunismi e, dunque, non strumentalizzabile per operazioni ambigue in danno del bene comune. Un partito di persone coerenti ed intransigenti. Un partito che metta nel suo logo l’aggettivo cristiano e sappia poi coerentemente e politicamente dimostrarne il significato. È possibile una iniziativa del genere? Noi pensiamo di sì. I tempi lo chiedono. E dunque stiamo lavorando attivamente per realizzarla. Personalismo economico, personalismo antropologico e personalismo giuridico. Questi gli sviluppi dei nostri asserti su cui stiamo lavorando per offrire un valido contributo a chi credesse nella iniziativa che desideriamo costruire e finalmente decidesse di unirsi.
Il professor Giannone ha correttamente ricordato in un pregevole articolo per In Terris, dello scorso 16 settembre, come Benedetto XVI “equiparò la crisi della società italiana ed europea a quella dell’Impero romano nella fase ultima della sua decadenza”. E che dunque tutti “dobbiamo manifestare pubblicamente e politicamente la Fede cristiana e di cattolici della Chiesa di Roma e dobbiamo farlo attraverso le opere l’impegno di laici nella società, come ci hanno insegnato i politici con la P maiuscola…”. Direi che questo sia l’approccio giusto ed il punto di partenza da cui muovere. Siamo in un momento di paganesimo dilagante: paganesimo culturale in primis e quindi paganesimo sociale e politico. Dio è stato messo da parte. Non si può pensare, però, di garantire il diritto alla vita del nascituro comunque o il ristabilimento della società civile fondandola sul matrimonio fra uomo e donna se non ci si ricollega alle radici ed alla base culturale e politica dell’esperienza politica e sociale dei cattolici. Se non si riparte dalla chiarezza assoluta e dalla intransigenza delle convinzioni, e cioè dalla Dottrina sociale della Chiesa. Certo, è prevedibile un tempo più o meno lungo di solitudine e di minoranza. Ma la chiarezza e la forza delle idee è la vera garanzia che domani si sarà maggioranza. Soprattutto che può far immaginare una rinascita della speranza in Italia ed in Europa ed il rifiorire di un nuovo senso del dovere, su cui risollevarsi e ricostruire dalle macerie.

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