SE STURZO E LA PIRA FOSSERO VIVI OGGI COMBATTEREBBERO INSIEME


SE STURZO E LA PIRA FOSSERO VIVI OGGI COMBATTEREBBERO INSIEME

di Giovanni Palladino

 

Dal 13 al 15 ottobre ho partecipato a Salerno a un convegno promosso da Gianni Fontana, Presidente di Solidarietà Popolare, Associazione che riunisce diverse realtà di cattolici impegnati in politica, desiderosi di ritornare a “fare squadra”, cioè di riunirsi dopo la diaspora esplosa con la fine della DC. Era presente Mons. Gastone Simoni, Vescovo Emerito di Prato, che nel 2003 ha promosso a Firenze il “Collegamento Sociale Cristiano”, di cui è il Presidente nazionale. Mons. Simoni è ora Vescovo Delegato della Conferenza Episcopale toscana per la cultura e la comunicazione. Ai partecipanti ho dato una cartella di SERVIRE L’ITALIA con diverso materiale sturziano. Nel mio intervento ho detto che l’opuscolo più importante inserito nella cartella, in quanto molto utile per l’argomento in discussione, era una relazione scritta da Marco Vitale per un convegno di studio su Giorgio La Pira organizzato a Napoli il 13 aprile 2012 nella Basilica di San Gennaro Extra Moenia, di cui da tempo è Parroco un grande sacerdote, don Antonio Loffredo, che da anni sta “risanando” il famoso Rione Sanità con la creazione di intelligenti opportunità di lavoro per i giovani del luogo. La relazione di Vitale aveva per titolo STURZO E LA PIRA, DUE VISIONI PER UN SOLO OBIETTIVO: IL BENE COMUNE. Nella premessa egli precisava: “Non sono uno studioso di La Pira. Sono sturziano e di Sturzo qualcosa conosco, compresi i suoi duri scontri con La Pira su vicende specifiche. Però, se sono qui non è solo per amicizia per gli organizzatori di questo incontro, ma perché la figura di La Pira mi ha sempre affascinato. Perciò sono qui soprattutto per ascoltare e per imparare. Ma darò anche un piccolo contributo su alcuni temi economici e cercherò anche di creare un ponte tra la memoria di La Pira e quella di Sturzo”. Dopo avere ben descritto il pensiero e l’azione dei due grandi uomini politici, entrambi candidati alla beatificazione, Marco Vitale concludeva così il suo intervento: “Forse oggi La Pira sarebbe più sensibile al tema delle ‘tre male bestie’ di Sturzo, forse avrebbe attenuato la sua fiducia che tutto ciò che è pubblico è, per ciò stesso, buono. Forse oggi Sturzo, dopo i grandi salvataggi bancari, soprattutto americani e inglesi, che hanno, per ora, salvato l’economia occidentale da una grande catastrofe, sarebbe meno rigido nel vedere in ogni intervento pubblico la mano del demonio socialista, ma si batterebbe perché a questi salvataggi corrisponda una chiamata di responsabilità e una correzione delle degenerazioni comportamentali e istituzionali che li hanno resi necessari.

Forse oggi Sturzo sarebbe contento di come è andata con la Nuova Pignone e, sulla scorta di questa vicenda, si renderebbe maggiormente conto che, al di là del rigore delle cifre e dei bilanci, ci sono uomini e donne, strutture e competenze che è giusto difendere e cercare di far rifiorire a nuova vita, e che, talvolta, le visioni appassionate di La Pira valgono di più del rigore contabile dei conta fagioli. Ma entrambi sarebbero in prima linea, insieme, per battersi contro questa economia che sta facendo l’ultimo sforzo decisivo per renderci tutti schiavi dei signori del denaro, per distruggere ogni umanità, ogni rispetto per l’uomo e per la sua dignità e libertà. Sarebbero entrambi in prima linea per difendere la loro e la nostra Costituzione, guidati e ispirati dall’umanesimo economico cristiano, che è la speranza dell’Europa e del mondo. È questo il dono che l’Europa porta a un mondo umiliato e sottomesso dai signori del denaro. Per difendere e dispensare questo dono abbiamo bisogno di profeti. Per questo abbiamo bisogno di entrambi, dell’utopista e sognatore La Pira, del rigoroso e ispirato don Sturzo”. Grazie a questo logico e naturale “ponte” tra due grandi cristiani ideato da Marco Vitale, per me è stato facile proporre agli amici convenuti a Salerno di “azzerare” divisioni e diaspora nel nome del binomio Sturzo/La Pira. Se oggi fossero con noi, ci rimproverebbero per i nostri dannosi “capricci” e ci spingerebbero a utilizzare tutti insieme “la forza meravigliosa del cristianesimo” – come ci suggerì Leone XIII – per trovare le soluzioni capaci di rendere la nostra vita più degna di essere vissuta, perché orientata con coerenza al conseguimento del bene comune. Le “medicine” del comunismo e del liberalismo sono “scadute”, perché “cadute” e quindi scomparse nel corso della loro breve storia. Il popolarismo è rimasto in piedi, perché rispetta l’ordine morale e naturale del creato per conseguire gli ideali di giustizia e di libertà. È l’unico valido antidoto contro l’economia che uccide. Mons. Gastone Simoni si è dichiarato subito molto favorevole all’idea del “ponte”. Attendiamo reazioni e adesioni per utilizzarlo tutti insieme, in armonia e con spirito concorde, per servire davvero l’Italia.

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