Gigli: Noi popolo della vita, né buonisti né rigoristi


Riportiamo l’articolo dell’on. Gian Luigi Gigli, Presidente del MOVIMENTO PER LA VITA ITALIANO, pubblicato il 29 ottobre su AVVENIRE, inserto NOI FAMIGLIA & VITA.

 

NOI POPOLO DELLA VITA, NE’ BUONISTI NE’ RIGORISTI

 

di Gian Luigi Gigli

 

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Nella proposta socio-culturale dei nostri giorni e nella stessa sensibilità di tanti cattolici si assiste a un frequente restringimento del campo visivo. È come se la visuale non abbracciasse più con lo sguardo l’interezza e la complessità dei temi in gioco. Vi è gente disponibile a impegnarsi per ogni buona causa, specie se ne conseguono applausi o consensi: dall’abolizione della pena di morte alla fame nel mondo. Le stesse persone, tuttavia, non si accorgono che la vita dell’innocente nel grembo materno meriterebbe una tutela ancora maggiore o che sono gli stessi poteri forti a promuovere in tutto il mondo la causa dell’aborto, mascherato da salute riproduttiva. Anzi, sui temi della vita sono fautori di una generica quanto acritica “apertura”, in nome di un malinteso dialogo che finisce, il più delle volte, per rivelarsi a senso unico. Per essi l’imperativo è non dividere, il metodo è quello buonista, la prospettiva è l’irenismo. Ma la visione a cannocchiale è diffusa anche negli ambienti pro-life: in nome del “rigore” demonizzano le posizioni avversarie e quanti reputano sospetti i cedimenti; invocano una unità il più delle volte ideologica; chiamano a scontri o battaglie senza neanche valutare, come insegna la Scrittura, se muovendo contro il re nemico le forze a loro disposizione siano sufficienti. L’importante è tenere alta la bandiera senza curarsi delle rovine e dei cadaveri prodotti nello scontro. Di solito i primi si collocano politicamente a sinistra in nome del progresso, i secondi a destra in nome della tradizione e ognuna delle due scuole di pensiero tende a enfatizzare i temi più vicini al proprio orientamento politico, minimizzando o trascurando quelli dell’altra parte. Ma “la cultura della carità è anche sinonimo della cultura della vita, che va difesa sempre: sia che si tratti di salvare l’esistenza di un bambino nel grembo materno o di un malato grave; e sia che si tratti di un uomo o una donna venduti da un trafficante di carne umana”. Per questo “non è auspicabile che, nonostante le diverse sensibilità, i cattolici si dividano in ‘cattolici della morale’ e in ‘cattolici del sociale’. Né si può prendersi cura dei migranti e dei poveri per poi dimenticarsi del valore della vita; oppure, al contrario, farsi paladini della cultura della vita e dimenticarsi dei migranti e dei poveri, sviluppando in alcuni casi addirittura un sentimento ostile verso gli stranieri. La dignità della persona umana non è mai calpestabile e deve essere il faro dell’azione sociale e politica dei cattolici” (Card. Bassetti). Il Movimento per la Vita resta sintonizzato su questa lunghezza d’onda: promuovere e difendere a 360° il valore e la dignità della persona umana, di ogni vita e in ogni fase della sua esistenza, aiutando a “rammendare” il tessuto dell’Italia e superando l’artificiosa dicotomia tra impegno per la giustizia sociale e proclamazione della verità antropologica. Perché “l’accompagnamento responsabile della vita umana, dal suo concepimento e per tutto il suo corso sino alla fine naturale è lavoro di discernimento e intelligenza d’amore per uomini e donne liberi e appassionati” (Papa Francesco), non certo per chi è prigioniero di schieramenti precostituiti.

 

 

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