“VOGLIAMO CAMBIARE LA POLITICA, NON ACCORDARCI”


 

“VOGLIAMO CAMBIARE LA POLITICA, NON ACCORDARCI”

di Giovanni Palladino

 

parisi

Ho scritto tra virgolette il titolo, perché non è mio, ma di Stefano Parisi, che ha concluso con quell’impegno la sua intervista di ieri al Corriere della Sera. Ed è un impegno/obiettivo che contraddice quanto scrive Dino Martirano all’inizio della intervista: “L’ex direttore generale di Confindustria correrà con il centro-destra ‘a tre punte’: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia”. Infatti dal testo dell’intervista emerge chiaramente l’intenzione di Stefano Parisi di correre “in solitaria”, l’unico modo – a mio parere – per attirare l’interesse e poi il consenso dei 25 milioni di elettori che non votano più, proprio perché non hanno alcuna fiducia negli attuali partiti, compreso il M5S. Dice Parisi: “…è sbagliato costruire un’alleanza solo sulla sommatoria dei partiti senza un’intesa su un programma capace di riconquistare gli italiani che non votano più. Credo che oggi sia necessaria una nuova offerta politica con proposte chiare e persone di qualità. Una forte discontinuità anche con il passato, se vogliamo recuperare la fiducia degli elettori”. Correre insieme alle “tre punte” (e ad una eventuale quarta “puntina” composta dai partitini) sarebbe sbagliato anche perché vorrebbe dire accordarsi con partiti e partitini pieni di “cacciatori di voti” abituati alle tecniche usate dagli “impresentabili”, come Cateno De Luca dell’UDC siciliano che sfruttava la rete dei CAF da lui controllati per conquistare voti. I CAF stile De Luca hanno così affiancato alla normale funzione di centri di assistenza fiscale e di aiuto alla soluzione dei tanti problemi creati dalla burocrazia ai lavoratori, ai pensionati e alle imprese, l’illegale funzione di centri di acquisto di voti con la promessa di un posto di lavoro. Nella recente campagna elettorale i Caf creati da De Luca erano pieni di volantini e manifesti pro De Luca. È la ben nota tecnica del “do ut des” che ha rovinato il modo di fare politica in Italia, rendendola costosa e fonte di corruzione. Ciò spiega anche la pessima qualità di gran parte degli eletti al Parlamento. Pertanto se Parisi desidera giustamente dar vita a una “nuova offerta politica”, portata avanti da “persone di qualità” per determinare una “forte discontinuità con il passato”, non può allearsi con partiti e partitini che rappresentano la vecchia offerta politica e che sono per lo più composti da persone di scarsa qualità (e alcune anche di pessima reputazione). È questa l’unica strategia da portare avanti con determinazione e coraggio per realizzare una politica veramente popolare e liberale di cui l’Italia ha un gran bisogno. Vorrebbe davvero dire SERVIRE L’ITALIA.

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