EUROPA: “LA BELLA ADDORMENTATA SI È SVEGLIATA” PAROLA DI JUNCKER (LA PESCO E L’EUROPA DI IERI E DI OGGI)


 

EUROPA: “LA BELLA ADDORMENTATA SI È SVEGLIATA” PAROLA DI JUNCKER (LA PESCO E L’EUROPA DI IERI E DI OGGI)

di Giampiero Cardillo

 

 

“La bella addormentata (il Trattato di Lisbona) si è svegliata”. Così ha twittato pochi giorni fa il Capo di Gabinetto del Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, all’indomani delle firme dei Ministri degli Esteri e della Difesa poste in calce al protocollo PeSCO (Cooperazione Strutturata Permanente), riguardante la Difesa comune europea. Macron alla Sorbona l’aveva caldeggiata, Jens Stoltenberg, segretario Generale della NATO ne parla come di un “bene” giacché si tratta di un “rafforzamento del pilastro europeo della NATO”, il Presidente Trump non commenta per ora, la GB, da sempre critica, appare fuori dal gioco, causa la Brexit, gli Italiani hanno lavorato molto per finalizzare questa intesa. La Germania ha trovato un punto efficace di coordinamento con la Francia (il 13 luglio scorso presentarono insieme una bozza di intesa, che ha superato le due diverse visioni franco-tedesche, la prima efficientista e rigorosa rispetto ai forti impegni da assumere, la seconda più inclusiva e meno esigente sugli impegni, per non escludere nessuno a priori, specialmente nella loro area di influenza a est). La convergenza si è raggiunta immaginando la PeSCO come un “processo, una macchina a impegni”, incoraggiando così tutti i Paesi aderenti a aumentare, ove possibile, i propri impegni nella Difesa, rispetto ad una “lista di obiettivi comuni” stilata da Francia e Germania. Dopo più di 60 anni dal fallimento della CED (Comunità Europea di Difesa), avviata nel 1959 dal Ministro degli Esteri italiano Carlo Sforza, bloccata dalla Francia di de Gaulle, rilanciata, con il supporto di De Gasperi, come forza di complemento della NATO da Jean Monnet con il “piano Pleven” (sei divisioni sotto il comando NATO, piano gestito da un Ministro Europeo della Difesa). La CED vide la luce il 27 maggio 1952, e la sua estinzione appena due anni dopo, il 30 agosto 1954, per mano francese e per l’ostilità della GB, che non seguirono ragionamenti e interessi sovrapponibili, ma raggiunsero il medesimo scopo esiziale. I nodi gordiani di allora riguardavano “l’assoggettamento alle politiche USA” e la necessità di “trasformare il problema franco- tedesco in un problema europeo” (J. Monnet). Scriveva Monnet nella sua autobiografia: “l’Europa non può nascere che dalla Francia. Soltanto la Francia può parlare ed agire. Se la Francia non parla e agisce adesso, che cosa accadrà? Ci schiererà tutti a fianco degli Stati Uniti, ma per fare la guerra fredda con maggior forza. E questo per la ragione evidente che i paesi d’Europa hanno paura e cercano aiuto. l’Inghilterra si avvicinerà sempre di più agli Stati Uniti; la Germania evolverà rapidamente e non potremo evitare che si riarmi. La Francia verrà ripresa dal suo maltusianesimo di un tempo, e questo la ricaccerà inevitabilmente nell’ombra”. Parole in parecchie parti profetiche.

Da allora l’evoluzione storica della UE ha comunque seguito solo il metodo gradualistaemergenziale di Monnet: piccoli o grandi, mai grandissimi o definitivi, passi avanti integrativi, “quando si può”, fatti di creazioni limitate, istituendo “solidarietà di fatto”, il cui sviluppo progressivo sarebbe sfociato più tardi nella federazione: “Non ho mai pensato che l’Europa potesse nascere un bel giorno da un grande” mutamento politico e non ritenevo che si dovesse cominciare consultando i popoli sulle forme di una Comunità di cui non avevano esperienza concreta. Altra cosa era assicurarsi che le istituzioni sarebbero state, nel loro campo limitato, pienamente democratiche…” (J.Monnet, ibidem). Il prossimo 11 dicembre nascerà, dunque, la “Permanent Structured Cooperation”, (PeSCo): “una infrastruttura e un processo, basati su un Trattato, per approfondire la cooperazione di difesa tra gli Stati Membri UE che siano capaci e intenzionati a farlo”. Questo significa che ogni tipo di intervento difensivo europeo sarà legato alla volontà politica dei paesi sottoscrittori, una volontà che dovrà essere espressa volta per volta. Nessun obbligo, perciò, ma soltanto una dichiarazione d’intenti non vincolante. La nuova cooperazione è, comunque, un buon punto di partenza per la creazione di un sistema integrato di difesa europea. È un altro esempio di applicazione positiva del “gradualismo” monnetiano, dopo sessant’anni di paziente attesa del “favorevole momento di crisi”, costituito da vari accadimenti: la Brexit, che ha depotenziato l’opposizione storica britannica; le ristrettezze finanziarie provocate dalla crisi economica e debitoria; l’instabilità dell’area mediterranea; il nuovo isolazionismo americano. Tutti fattori che hanno indebolito le resistenze nazionali europee incrociate. L’accordo è stato siglato lunedì 13 novembre, a Bruxelles, con la firma di Italia, Francia, Germania, Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia. Fuori Gran Bretagna, Malta, e Danimarca, mentre Irlanda e Portogallo sono ancora intenti a completare l’iter di approvazione nazionale. Altre nazioni potranno aggregarsi per sostenere attività specifiche, senza manifestare alcun potere politico. La PeSCO sarà strutturata su due livelli: il “Council Level”, in qualità di organo di controllo politico-economico, ed il “Projects Level” composto dai progetti di cooperazione gestiti dagli Stati membri. Sarà governata da due istituzioni: Coordinated Annual Review on Defence (CARD) e L’Europa Defence Fund (EDF). I primi progetti si avvieranno entro la fine dell’anno. L’approvazione vera e propria arriverà però l’11 dicembre prossimo. Nel momento in cui la Pesco verrà approvata, ogni Paese membro dovrà presentare il proprio National Implementation Plan, in cui dovranno essere illustrate le modalità con le quali intende rispettare gli obblighi previsti nella ratifica. Restano in campo tre questioni: la possibilità di un’unica forza di difesa europea del tutto integrata, i rapporti con la Nato ed i rapporti con la Russia. È fuor di dubbio che si è fatto un passo avanti per costituire l’esercito unico europeo per sostituire gli eserciti nazionali. Occorrerà ancora del tempo e l’acutizzarsi di una delle tante crisi gravissime in nuce per concludere il processo.

L’UE, per ora, non menziona, l’Unione delle Difese, ma parla di “una componente militare” il cui scopo è “sviluppare congiuntamente capacità di difesa e renderle disponibili per operazioni militari comuni”. Lasciare la PeSCO così com’è oggi fornirebbe benzina ai motori anti-europei sovranisti, in quanto non ha avanzato ancora un primo passo verso la costruzione di un’alternativa alla Nato, che è, a tutt’oggi, “l’alleanza militare più importante dell’Occidente”. Se l’Europa si fermasse qui, avrebbe creato solo un organismo complementare della NATO, permettendo agli USA di risparmiare molte risorse umane e materiali sullo scacchiere europeo e mediterraneo, dando alla Francia un concreto vantaggio economico-gestionale, rispetto a Germania e Italia. Un segnale di non facile interpretazione in questo contesto è la decisione tedesca di acquistare dagli USA gli F35 (fonte: Defense Industry Daily) e non aerei europei (Eurofighter) o addirittura francesi (Dessault Rafale), anche dopo il recente grande successo in tecnologia aviatoria civile dell’Airbus 300. Specialmente dopo i recentissimi colloqui Macron-Merkel ci si poteva aspettare che la recente Fighter Conference di Berlino, dove si è deciso di sostituire i vecchi Tornado con bombardieri di 5a generazione, capaci di Electronic Warfare, si indirizzasse verso velivoli europei o francesi. È pur vero che le “Request for information” tedesche sono state inviate a Boing per F18 e F15E, oltre che a L.M. Airbus per gli Eurofighter tranche 4. Ma sembra ormai sicura la scelta dell’F35, che potrebbe rappresentare, dopo tutto, una buona notizia per l’Italia, in quanto vedrebbe espandersi la flotta che Leonardo potrebbe manutenzionare nei suoi stabilimenti. Ciò nonostante sembrerebbe che l’Italia sia posta alquanto ai margini dell’atteso grande flusso di interessi materiali, che si potranno sviluppare attorno alla PeSCO. Sembrano prevalere ipotesi di sviluppo a favore di USA, Germania, Francia e GB. Ma, grazie all’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, attivissima sul tema PeSCO, l’Italia risulta posizionata al centro della spinta politico-istituzionale in favore della Difesa Europea. Una Difesa pur sempre ben “integrata” nelle politiche militari USA (così forse si spiegano i nuovi F35 tedeschi). Non è da sottovalutare il fatto che, in mancanza di ulteriori progressi integrativi, la positiva spinta delle Istituzioni a guida italiana data alla PeSCO potrebbe provocare un feedback politico interno all’Italia alquanto negativo, anche per il perdurare del manifesto conflitto di interessi in Libia fra Italia, Francia e GB e le tragedie migratorie che ne sono seguite. L’intervista di Alessandro Profumo, a capo di Leonardo, rilasciata venerdì scorso al Corriere, sembra, però, marcare un certo ottimismo circa la speranza di imminenti e consistenti ritorni industriali favorevoli per lo sviluppo della nostra “economia di guerra”. Per non parlare degli stanziamenti UE atti a rafforzare le infrastrutture e le vie di comunicazione utili alla “mobilità militare” anche sul suolo italiano. Fondi che dovrebbero garantire rapidi spostamenti di uomini e materiali, al fine di alimentare i molti possibili scenari di conflitto in Europa e nel sud mediterraneo, utilizzando la nostra lunga penisola che “guarda” sia all’est europeo che a sud. Uno scenario già visto in passato, mutatis mutandis. Resta il fatto che “diventa imperativo, per l’Italia, assumere un peso rilevante in ambito PeSCO”, sostiene la testata specializzata Analisi Difesa. A tale proposito ricordo ciò che Monnet sosteneva saggiamente: non si può pensare di chiudere la “partita Difesa Europea” senza o contro gli USA.

Quello che si può fare è fare fronte comune interno per non lasciare solo alla Francia (controllo militare e militare-industriale) e alla Germania (controllo politico interno alla UE) l’iniziativa politico-industriale conseguente al progresso di PeSCO. Non conviene a noi italiani, ma neanche a loro. Come insegna Monnet, si annunciano sicuri fallimenti quando si impongono ingiustificate egemonie “locali” a fatti europei. Si pensi solo a quanta forza unitaria di ragionevole convincimento occorra all’Europa per sanare la contraddizione esistente fra USA e parte importante dell’UE, circa gli interessi concreti europei da salvaguardare verso la Russia e verso le aree infuocate del sud-Mediterraneo. Tocca anche a noi non “giustificare” surroghe egemoniche altrui. Occorre mostrare, almeno in politica europea, maggiore unità, realismo e visione di lungo termine, senza dare in pasto alle fameliche vicende elettoralistiche nostrane i temi strategici di grande e storico spessore. “La bella addormentata (Europa) si è svegliata”, è vero, proprio come dice Juncker. Ora, però, facciamo in modo, in Italia e in Europa, che possa vivere “felice e contenta” una favorevole, costruttiva e fattiva stagione unitaria, facendo fronte comune contro le troppe, gravissime crisi da sopportare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...