“DON LUIGI STURZO MAESTRO DI VERITÀ E DI LIBERTÀ”


PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GIOVANNI PALLADINO

“DON LUIGI STURZO MAESTRO DI VERITÀ E DI LIBERTÀ”

Prefazione di Marco Vitale (RUBBETTINO, SOVERIA MANNELLI, 2017)

Caltagirone, Palazzo Municipale, 25 novembre 2017

di Eugenio Guccione

 

Questo lavoro di Giovanni Palladino, Don Luigi Sturzo maestro di verità e di libertà, con prefazione di Marco Vitale e postfazioni di Giampiero Cardillo, Alessandro Corneli e Carlo Fusco, appartiene a quella categoria di opere che, per coglierne interamente l’essenza, vanno lette dalla prima all’ultima pagina. Proprio alla maniera di un animato romanzo, la cui trama si intreccia da un capitolo all’altro e non concede al lettore, sempre in rischio di perderne il filo, né possibilità di sintesi, né digressioni di sorta. Dalle 247 pagine che compongono il volume viene fuori, in maniera dettagliata e documentata, l’inedita cronistoria della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione di don Luigi Sturzo. Questa prima fase della causa – consistente nella lunga e difficile inchiesta sull’eroicità delle virtù del fondatore del Partito Popolare Italiano e della sua fama di santità – si è chiusa nella mattinata dello scorso 24 novembre a Roma con una solenne cerimonia presso il Palazzo del Laterano. I risultati del tutto positivi saranno, ora, sottoposti all’esame della Congregazione per le Cause dei Santi, che ha anche il compito di valutare l’auspicato miracolo e di procedere verso il giudizio finale. La causa aveva avuto inizio nel 1995 nel rispetto della memoria di un manifesto desiderio e di una determinata volontà del padre dell’autore, il prof. Giuseppe Palladino, ricordato da Marco Vitale come «un economista con l’anima», discepolo ed esecutore testamentario del sacerdote calatino e scomparso il 13 ottobre 1994, ossia due settimane dopo avere concluso un libro dal titolo Don Sturzo oggi, che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto contribuire a mettere in moto (come di fatto avvenne!) il processo di beatificazione del «venerato Maestro». Era stato lo stesso Giuseppe Palladino a scegliere il primo postulatore nella persona di mons. Luigi Giuliani, che, dimessosi per raggiunti limiti d’età nel 2014 dopo circa vent’anni di intenso e proficuo lavoro, è stato sostituito dall’avvocato rotale Carlo Fusco. La ricerca per la raccolta di testimonianze è stata condotta a trecentosessanta gradi, sia in Italia, sia nei Paesi frequentati da Sturzo durante i 22 anni di esilio. Le indagini postulatorie sono state estese sino a New York, dove si sono recati mons. Giuliani e il giudice istruttore mons. Francesco Maria Tasciotti per interrogare gli ultraottantenni Mary Bagnara e Alfred Di Lascia, rispettivamente segretaria e diretto collaboratore di don Luigi, nonché diversi altri testimoni «de visu».

Ci troviamo di fronte a un libro prezioso nei contenuti e ben articolato nella impostazione. Sicché la stessa presentazione varrebbe poco o niente, se non riuscisse a trovare, pur nel limitato tempo a disposizione, la esatta chiave interpretativa dell’insieme e se non giungesse a convincere e a spingere il pubblico sulla opportunità di una lettura integrale del testo. L’autore dedica il libro alla memoria del padre e di mons. Giuliani, ai quali va, giustamente, riconosciuto il merito di avere ispirato e di avere introdotto la causa di beatificazione di don Sturzo. Se, per un migliore approfondimento, proviamo a sezionare il libro di Giovanni Palladino, scopriamo che esso consta di tre parti, che, pur nella loro netta distinzione, sono intimamente collegate. Luigi Sturzo, con i suoi parametri di valutazione, avrebbe definito questa pubblicazione con l’appellativo di «opera organica», in cui le varie sezioni, nella loro autonomia di argomentazione e di collocazione, concorrono a fare luce sul protagonista principale, a evidenziare un tutto armonico e a offrire ai lettori una visione chiara e completa del tema trattato. E, qui, il soggetto in questione, il perno del volume, è proprio lui, don Luigi Sturzo, nella sua poliedrica personalità di uomo di pensiero e di azione, in cui pensiero e azione si integrano e si arricchiscono a vicenda. Egli, appunto, pensa da uomo di azione e agisce da uomo di pensiero. Pensiero e azione in lui sono sublimati da un sacerdozio vissuto intensamente in amore a Dio e al prossimo, tanto che si può dire – con l’avallo delle 154 testimonianze raccolte durante la prima fase del processo di canonizzazione – che egli fu un politico perché sacerdote. Fu un politico perché ministro di Dio, in servizio permanente, impegnato a tempo pieno a realizzare il Bene Comune nella sua consistenza di bene morale e di benessere sociale. In questo libro il termine politica, nel duplice senso di teoria e di pratica, ricorre ben 122 volte. E sempre, da una pagina all’altra, si sente riecheggiare il concetto cristiano, sacerdotale, missionario, che don Sturzo aveva della politica. Egli ce ne dà una spiegazione nell’opera più rilevante della sua attività di scrittore, La vera vita – Sociologia del soprannaturale, uscita nel 1943 e ristampata e rilanciata nel 2006 a cura e con la presentazione del postulatore mons. Giuliani: «È vero che molti oggi, anche cristianelli annacquati, – Sturzo scrive – posano [si ergono] a fieri censori di coloro che si occupano di vita pubblica; e definiscono la politica una sentina di mali, un elemento di corruzione, uno scatenamento di passioni; e quindi da starne lontani; costoro confondono il metodo cattivo con quella che è invece doverosa partecipazione del cittadino alla vita del proprio paese. Invece la politica è per sé un bene: il far della politica è, in genere, un atto di amore per la collettività; tante volte può essere anche un dovere del cittadino». E, più avanti, puntualizzando che «l’amore del prossimo non consiste né nelle parole, né nelle moine: ma nelle opere e nella verità», aggiungeva: «Lo spirito cristiano entri nella politica; altrimenti diverremo peggiori dei pagani». Ebbene, attorno a questo evangelico concetto di politica, ruotano e si completano a vicenda le tre parti del volume. Di esse la prima concerne la storia, per lo più inedita, della genesi e dello sviluppo della causa di beatificazione di Don Luigi Sturzo sino alla chiusura della fase diocesana. Il racconto è arricchito da interessanti riferimenti autobiografici dell’autore, che del processo è stato promotore, sostenitore e costante testimonio.

Da un capitolo all’altro si coglie l’intimo e ammirevole legame di Giovanni Palladino con il padre, che, pochi giorni prima della morte, affidò al figlio il «compito di correggere le bozze del suo ultimo libro, certamente il più importante, Don Sturzo oggi» e gli consentì, senza forzature, di accostarsi per la prima volta al pensiero politico e sociale del grande statista siciliano. «Per me – confessa Giovanni Palladino – fu un’esperienza straordinaria, perché conobbi meglio non solo don Sturzo, ma anche mio padre». E, poi, prosegue: «Correggere le bozze è quindi stato per me molto istruttivo. Non potevo che diventare anch’io uno sturziano convinto. […] Ho trovato tante interessanti spiegazioni sull’evoluzione della economia italiana dal secondo dopoguerra in poi, tanti giusti avvertimenti rivolti da don Sturzo alla DC, le soluzioni di don Sturzo e di mio padre per correggere i difetti del capitalismo, due lettere di apprezzamento di Alexander Solzhenitsyn del pensiero sturziano. Ma ciò che mi colpì maggiormente fu il capitolo dedicato ai rapporti fra don Sturzo e il cancelliere della Germania Federale, Konrad Adenauer, rapporti che iniziarono addirittura nel lontano 1921, quando Sturzo e De Gasperi gli fecero visita a Colonia, città di cui era il sindaco». L’autore scrive che, in ricordo di questa antica amicizia, il padre ebbe il privilegio, nell’agosto del 1957 e del 1958, di essere «ambasciatore» di don Sturzo presso Adenauer, che era solito trascorrere le vacanze estive a Cadenabbia, sul lago di Como. Lo scopo della visita, oltre a quello di portare i saluti del vegliardo amico al leader cristiano-democratico tedesco, era quello di fornirgli «materiale di riflessione sulla situazione italiana ed europea». La seconda volta, il 27 agosto del 1958, alla vigilia della visita a Cadenabbia del presidente del Consiglio Amintore Fanfani, la missione del prof. Giuseppe Palladino ebbe un obbiettivo ben più mirato, si direbbe di tipo prettamente politico-diplomatico, ossia quello di avvertire Adenauer affinché, con la sua autorevolezza di leader europeista, mettesse in guardia Fanfani dalla «pericolosa china che la politica italiana stava prendendo […] con il progressivo aumento del peso dello Stato imprenditore» e la conseguente crescita del debito pubblico e la detrazione di preziose risorse finanziarie al settore privato dell’economia. Il tutto, ovviamente, sarebbe stato aggravato, secondo don Luigi, dal ventilato cambiamento del sistema politico con l’entrata dei socialisti nel governo, auspicata dalla corrente di sinistra della Democrazia Cristiana. Ma Fanfani, come i fatti dimostreranno, fece orecchie da mercante alle preoccupazioni di Sturzo trasmessegli da Adenauer. Il cancelliere tedesco era in perfetta sintonia con l’esponente del popolarismo cristiano. Si può parlare dell’uno e dell’altro come di due vite parallele. La cortina al tornasole di tale simbiosi è il loro identico concetto di politica. Lo possiamo verificare grazie a una testimonianza di Giuseppe Palladino riportata nel suo libro Don Sturzo oggi e ripresa ora dal figlio Giovanni. «Un giorno – scriveva il prof. Palladino – il Cancelliere Adenauer, che visitai a Cadenabbia per incarico di don Sturzo, mi disse: ”Il lavoro più difficile e più tentatore per un cristiano è quello della politica. Ma se i cristiani desiderosi del Paradiso sapessero come è facile meritarlo facendo buona politica, molti cristiani sceglierebbero questo difficile lavoro”». Ciò vuol dire che la politica anche per Adenauer, così come per Sturzo, viene elevata alla dignità di strumento di santificazione.

Questa prima parte del libro, caratterizzata da accentuati e illuminanti aspetti autobiografici, si chiude con un’ulteriore confessione dell’autore, tramite la quale si comprende che la fase diocesana del processo di beatificazione di don Luigi Sturzo non è stata esente da ostacoli e da difficoltà. Non è stata tutta in discesa. Ma Giovanni Palladino non si è mai scoraggiato. Anzi, sull’esempio di don Luigi e del padre, ha affrontato e superato ogni tipo di impedimento con la “sturziana” consapevolezza di compiere il proprio dovere. «Non potevo mollare, – egli ci confida – anche perché mi è sempre rimasto impresso il saggio consiglio di un famoso educatore del Vermont, il prof. Thomas H. Palmer (1782-1861), scritto nel suo Teacher’s manual: if at first you don’t succeed, try, try, try again». [“Se in un primo momento tu non ci riesci, prova, prova, riprova”]. La seconda parte del libro, collocata in appendice, consiste in una cospicua antologia di articoli e saggi su don Luigi Sturzo, alcuni pubblicati nel passato dallo stesso Giovanni Palladino e dal postulatore mons. Luigi Giuliani, altri a firma di noti scrittori e giornalisti. Si tratta di scritti apparsi su “L’Avvenire”, su “Il sole 24ore” e, per lo più, su “Rinascimento popolare”, organo di stampa del “Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo” (CISS). Tra questi ultimi assume un significato particolare il testo dell’omelia tenuta nella Cattedrale di Caltagirone, a conclusione dell’anno sturziano del 2009, dal cardinale mons. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Le parole pronunciate dall’illustre porporato, sono certamente, di grande auspicio ai fini del processo di canonizzazione in corso. «Senza volere in alcun modo anticipare il giudizio ufficiale della Chiesa, – il cardinale Amato ammise, fra l’altro, in quella solenne circostanza – devo confessare che la lettura della vita e degli scritti di don Sturzo ha costituito per me una piacevole sorpresa, facendomi scoprire uno straordinario ministro di Dio che ha coniugato Vangelo e politica, traducendo il suo ministero sacerdotale in carità politica. È un vero peccato che egli resti ancora poco conosciuto in Italia, quasi confinato in una sorta di secondo esilio». Alla seconda parte del volume si aggiungono anche, sempre in appendice, tre significative postfazioni. Le quali, richiamandosi agli aspetti fondamentali dell’opera, sottolineano come questa aiuti a salvare la memoria, l’attualità e l’attuabilità del progetto sturziano, rilevano con quale e quanto straordinario amore l’autore abbia portato a compimento la missione affidatagli dal padre ed evidenziano la felice intuizione di mons. Luigi Giuliani, che si decise a postulare la causa di beatificazione del fondatore del Partito Popolare Italiano per essere stato profondamente edificato da come questi concepì, visse e realizzò la sua missione sacerdotale. La terza parte, collocata in senso trasversale tra le pagine a corredo del testo e l’appendice, consta di una ricca riproduzione di documenti. Vi risaltano alcune foto inedite di don Luigi e la lunga serie delle vivaci ed efficaci copertine del periodico “Rinascimento Popolare”. Questa rivista, per lunghi anni ha illustrato l’eccezionale patrimonio spirituale, culturale e politico di don Sturzo marcando e rimarcando come lo statista siciliano, con grande umiltà e disponibilità, ci insegna, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, che per porsi al servizio della società e realizzare il bene comune occorre possedere una buona preparazione basata sui principî e sui valori morali del cristianesimo.

“Rinascimento Popolare” è, sicuramente, una preziosa fonte di notizie per chi volesse conoscere l’attività del “Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo” o volesse scriverne la storia. Scoprirebbe come questo “Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo” con le sue molteplici iniziative culturali, seminariali ed editoriali, abbia svolto e svolga un ruolo decisivo, sia nella propagazione del pensiero sturziano, sia a sostegno del processo di beatificazione di don Luigi. Il libro di Giovanni Palladino, nell’articolazione delle tre sezioni, non solo offre ai lettori un’ampia documentazione sulla personalità e l’opera del grande sacerdote siciliano, ma esercita anche un forte stimolo per una maggiore conoscenza dei suoi progetti di società e di Stato, delle sue proposte per un disarmo universale accompagnato da un riarmo morale, della sua difesa della famiglia e della libertà di insegnamento, della sua lotta contro la corruzione a tutti i livelli, delle sue battaglie contro le tre «male bestie» (ossia lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico) e di tante altre sue iniziative, la cui mancata considerazione o realizzazione, da parte di una classe dirigente insensibile e a «tutt’altre faccende affaccendata», continua a provocare, assieme a un diffuso degrado morale, ingenti danni alla politica e alla economia dell’Italia. Siffatto grave stato di cose era stato immaginato con sorprendente e realistica lungimiranza da Luigi Sturzo, che il prof. Giuseppe Palladino, a buon diritto, ritiene un «profeta perché in stretta unione con Dio». E a confermarlo è tutta una serie di previsioni sistematicamente avveratesi. Tra le tante l’autore, in un apposito capitolo, ricorda che don Sturzo, in tempi lontani, aveva previsto la fine del «non expedit» e l’opportunità di fondare un partito di cattolici, l’impossibile evoluzione del fascismo in uno stato democratico e la sua disastrosa fine, i contraccolpi negativi degli accordi politici di Yalta e degli accordi monetari di Bretton Woods, il dilagare in Italia della corruzione se la Democrazia Cristiana avesse aperto a sinistra, la conseguente inevitabile frantumazione e scomparsa della stessa Democrazia Cristiana, il sicuro tragico epilogo del comunismo, la formazione della Unione europea e l’arrivo della globalizzazione con le ripercussioni, negative e positive, da noi oggi vissute. Luigi Sturzo, certamente, ministro di Dio con una visione profetica della realtà terrena, ma «vox clamantis in deserto» (“voce di colui che grida nel deserto”), un deserto morale e intellettivo. Certamente un profeta, ma un profeta isolato, un profeta disarmato. Il libro di Giovanni Palladino, con l’azzeccato titolo, Don Luigi Sturzo maestro di verità e di libertà, si colloca, con imponenza di documentate argomentazioni e con piena dignità scientifica, in un posto d’onore tra la recente bibliografia sturziana. Da oggi in poi, chi volesse scrivere o riscrivere la biografia di Luigi Sturzo, dovrà inevitabilmente fare i conti con questa nuova pubblicazione e programmare ed elaborare anche un capitolo sulle vicende di un processo di beatificazione e di canonizzazione tanto complesso e movimentato, quanto ricco di provvidenziali aiuti e testimonianze. Dobbiamo essere grati a Giovanni Palladino per questa importante opera. La quale, nella sua eccezionale ampiezza e organicità, è pur sempre una sintesi rispetto alla vasta attività da lui svolta da Presidente del C.I.S.S. e da promotore e sostenitore della causa di beatificazione. Un impegno preso e adempiuto in fedeltà a una promessa fatta al padre e a tutta gloria di don Luigi Sturzo, contribuendo a toglierlo dall’esilio culturale, a sottrarlo dal deserto e a ridargli voce nella società civile e nella Chiesa.

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