GALLI DELLA LOGGIA SI È ARRESO, COME TANTI. NOI VERI STURZIANI NON CI ARRENDIAMO!


GALLI DELLA LOGGIA SI È ARRESO, COME TANTI.

NOI VERI STURZIANI NON CI ARRENDIAMO!

 

di Giovanni Palladino

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Giovanni Palladino

Edito da Marsilio è uscito un altro libro di Ernesto Galli della Loggia, Il tramonto di una nazione: retroscena della fine. Ma non è un titolo ‘corretto’, perché quello giusto sarebbe dovuto essere: “Il tramonto di una classe politica”. L’Italia non è tramontata né finita con Giolitti o con Mussolini. Una nazione continua sempre a vivere, non vuole mai essere ‘uccisa’; a ‘morire’ saranno i responsabili del tramonto, che si identifica con il loro tramonto. E ormai manca poco… Il libro contiene numerosi editoriali (quasi tutti critici della classe dirigente italiana) scritti dal 2000 al 2017. Nell’affollato indice dei nomi, da Alemanno a Zavoli, ho subito notato l’assenza di Sturzo. Eppure Galli della Loggia pronunciò un discorso pieno di speranza nel marzo del 1999 in un convegno organizzato dalla rivista LIBERAL sul tema “Se ci fosse Don Sturzo…” (vedi la sintesi a pag. 158 del mio libro Don Luigi Sturzo maestro di verità e di libertà edito da Rubbettino). Alla mia obiezione (“Come mai?”), Galli della Loggia mi ha risposto: “Il libro contiene editoriali dal 2000 in poi…”. Ciò vuol dire che con l’arrivo del 21° secolo egli ha cancellato Sturzo dal suo orizzonte, dopo che nel 1999 si augurava con grande convinzione che l’Italia potesse ripartire dal “metodo” politico ed economico proposto da Sturzo e purtroppo rifiutato dalla DC, rifiuto che poi giustamente la “frantumò”, come profetizzato nel 1959 dal fondatore del popolarismo. Dispiace che anche Galli della Loggia si sia arreso, tanto che inizia il suo libro con questo timore da probabile ‘sconfitto’: “Sono nato italiano ma mi viene da chiedermi, a volte, se morirò tale”. Si è arreso, anche perché non crede che sia più possibile riportare l’Italia sulla via della buona Politica, quella con la P maiuscola per la quale combatté sempre Sturzo e che oggi auspica Papa Francesco. Infatti conclude così la sua introduzione: “Il malessere del presente, l’oblio della propria storia e la nebbia del domani diventano così, sommandosi, la premessa di una generale perdita di fiducia e di speranza…” e quindi l’Italia “…sembra destinata a seguire l’ombra oscura del declino che già incombe. Circa il quale la sola cosa incerta appare quanto esso durerà”. È incredibile che Galli della Loggia non dia all’Italia alcuna capacità di reazione… Ma dispiace maggiormente, perché molto più grave, la resa del più noto biografo di Sturzo, il Prof. Gabriele De Rosa (1917-2009), che per 30 anni (dal 1979) fu il Presidente dell’Istituto Luigi Sturzo, un luogo di studi, di ricerche e di cultura civile, la cui missione veniva così indicata negli anni ‘50 dal grande sacerdote di Caltagirone: “Quel che mi auguro è che questo Istituto, pur ai suoi inizi, resterà come centro di riferimento, mezzo di contatti, di consultazione, archivio di lavoro; formando a mano a mano una comunità di consulenze, di rapporti e di affetti che servirà come punto di partenza per una revisione dei valori culturali e pratici della vita moderna”.

A pag. 155 del mio suddetto libro riporto un articolo, che scrissi nel marzo 2009 (Un esame di coscienza culturale e politico), dove cito il seguente brano del libro di Gabriele De Rosa edito da Rubbettino La Storia che non passa – Diario politico 1968 -1989:

“Il 14 novembre 1985 ho incontrato Ciriaco De Mita, segretario della Dc in Piazza del Gesù. Colloquio di un’ora. ‘Il Partito – mi dice De Mita – ha bisogno del tuo aiuto’. Egli vorrebbe che allargassi l’impegno dell’Istituto Sturzo a una conoscenza più diffusa e capillare dell’unico uomo ‘che ha avuto un pensiero politico’ fra i cattolici. Gli ho obiettato che il vero problema è della cultura della Dc: dove abita? Cosa fanno le sue tante associazioni con i titoli prestigiosi? Dove gli archivi, dove le biblioteche, dove le riviste?”.

L’incontro non portò a nulla di concreto, perché De Rosa – incredibile! – non concesse a De Mita il suo aiuto, così rifiutando di fornire alla Dc (che non la conosceva affatto) “una conoscenza più diffusa e capillare dell’unico uomo che ha avuto un pensiero politico fra i cattolici” e tradendo il compito istituzionale affidato negli anni ‘50 da Sturzo al suo Istituto “per una revisione dei valori culturali e pratici della vita moderna”. Ma con questa decisione De Rosa fu coerente con la sua originaria formazione culturale, che dimostrò di mantenere nel corso del tempo. Laureatosi in giurisprudenza, il 9 settembre 1944 aderì al Movimento dei Cattolici Comunisti di Franco Rodano e Adriano Ossicini. Allo scioglimento della Sinistra Cristiana (17 dicembre 1945), aderì al Pci ed entrò come redattore a L’Unità. Nel 1949, in seguito al decreto di scomunica dei comunisti emanato da Pio XII, dovendo scegliere tra la fede cattolica e il partito, lasciò il Pci per la Dc, aderendo all’ala di sinistra legata a Giuseppe Dossetti. Grazie all’amicizia e stima di Mons. Giuseppe De Luca (1898 – 1962) – che era molto vicino a Togliatti, al Segretario di Stato Montini e al Card. Roncalli¹ – fu da questi presentato nel 1954 a Don Sturzo e in seguito divenne il biografo più noto del Senatore a vita siciliano. Ma la profonda conoscenza del sacerdote più laico e più liberale della nostra storia non lo “convertì”: De Rosa rimase sempre orientato a sinistra, ossia verso la cultura (come d’altronde anche quella di destra) che Sturzo non riteneva utile per il corretto sviluppo economico e sociale dell’Italia. E nel 1979 il Prof. De Rosa divenne – su designazione della Dc – il Presidente dell’Istituto Luigi Sturzo. Un dossettiano… Mio padre, esecutore testamentario di Don Sturzo e da questi nominato nel 1956 Direttore Scientifico del suo Istituto, fu costretto nel 1961 alle dimissioni dalla Dc, perché egli si opponeva all’ingresso del Prof. Achille Ardigò, allora noto simpatizzante dell’Unione Sovietica, e allo stravolgimento del Corso di Studi dell’Istituto Luigi Sturzo non più in chiave sturziana. Il Prof. Galli della Loggia si chiedeva con angoscia lunedì scorso alla presentazione del suo libro – guarda caso – all’Istituto Luigi Sturzo: “Perché i cattolici in politica sono scomparsi?”. La risposta è in queste due pagine.

Ma noi veri sturziani non ci arrendiamo. Il prossimo 18 gennaio intendiamo celebrare il 99° anniversario dell’Appello ai liberi e forti con un secondo Appello a tutti gli italiani liberi e forti (che sono tanti) e che non intendono arrendersi. E non vogliamo celebrarlo con chi non crede più nella salvezza dell’Italia e con chi crede di salvarla con gli attuali partiti, inclusi i grillini.

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(1) Sarà una iniziativa di mons. De Luca, grazie alla mediazione offerta da Togliatti, che nel 1961 fornirà a Nikita Krusciov lo spunto per un gesto di cordialità: l’invio di un telegramma d’augurio per gli 80 anni di Giovanni XIII, un atto distensivo che fu in grado di segnare l’inizio dei rapporti diplomatici tra l’Unione Sovietica e il Vaticano. 

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